Contenuto sponsorizzato
Belluno
21 dicembre | 11:43

Acquistato il “Vita di Giesu Christo nostro redentore” del 1581 scritto da Landolfo di Sassonia. Ora Belluno è prima in Europa per numero di opere di questa collezione

Sono le immagini raffigurate da Cesare Vecellio sul taglio dei volumi la caratteristica che accomuna i testi della collezione che fu conservata prima a palazzo Piloni e poi nella villa di Casteldardo di Trichiana fino al 1874 quando Paolo Maresio Bazolle la acquistò e la trasferì a Venezia

 

BELLUNO. La città di Belluno è prima in Europa e seconda al mondo per numero di volumi conservati appartenenti a questa specifica collezione. L'opera appartenente alla biblioteca dei bellunesi Antonio ed Odorico Piloni si aggiunge, infatti, agli altri quattro già presenti nella Biblioteca Civica. Un risultato reso possibile da una partnership pubblico-privato, in questo caso con il supporto dell'azienda Fratelli De Pra.

 

Un momento che è stato celebrato mercoledì 20 dicembre nella sala consiliare di palazzo Rosso. Ad aprire la presentazione è stato l’assessore alla cultura Raffaele Addamiano che si è detto orgoglioso, come cittadino e amministratore, per la realizzazione di questo progetto dall’altissimo valore culturale che è cominciato il 16 gennaio, su interesse del direttore della Biblioteca civica di Belluno Grazioli, e ha visto la luce grazie ad un “illuminato mecenate” nell’azienda Fratelli De Pra che ha fatto una erogazione liberale destinata al volume donandolo di fatto alla biblioteca.

Si tratta di un esempio nobile, e auspicabilmente da ripetere, che fa capire l’importanza del connubio tra pubblico e privato che collaborano a favore della collettività; un bel regalo arrivato a ridosso del Natale nella città il cui patrono è proprio San Martino che donò il suo mantello all’altro.

 

In rappresentanza dell'azienda è intervenuto Idalgo De Pra che ha focalizzato l’attenzione sul fatto che l’azienda, avendo lavoro, è ben contenta di poter sostenere iniziative a favore della società e negli anni ha partecipato a diversi progetti sportivi ma questa volta hanno voluto dedicarsi ad un progetto culturale capendo che l’operazione proposta poteva essere interessante per la città di Belluno e si augura che la città possa ritenersi contenta di questa acquisizione. Ha aggiunto che l’azienda ha le sue radici nella provincia di Belluno e si sente in dovere di restituire qualcosa a questa terra.


Si è passati poi agli aspetti storico-culturali con l’intervento di Giovanni Grazioli, direttore della Biblioteca civica di Belluno, che ha ringraziato l’assessore per aver condiviso il progetto, intervenendo su un’operazione che prevedeva anche l’aspetto economico, che nella cultura non è cosa di poco peso, per poi auspicarsi che la ditta De Pra possa aprire una nuova stagione per la cultura bellunese dove possano farsi avanti sempre più aziende che investono nella cultura pubblica, cosa che in città come Treviso è già una buona pratica.

Entrando nello specifico del volume, si tratta di un libro importante per la storia locale ed è il “Vita di Giesu Christo nostro redentore”, del certosino Landolfo di Sassonia, scritto in volgare da M. Francesco Sansovino e datato 1581.

Tratta della vita di Cristo come sommario teologico di cultura religiosa, slegato dai classici testi sacri, ma come una sorta di enciclopedia su Cristo. Proprio il tema del libro porta Cesare Vecellio, secondo cugino di Tiziano, a raffigurare sul taglio del volume il Cristo benedicente.

Sono proprio queste immagini raffigurate da Cesare Vecellio sul taglio dei volumi la caratteristica che rende ancor più unici questi libri della biblioteca Piloni (sono 172 i volumi oggi sparsi in giro per il mondo).

 

La collezione fu conservata prima a palazzo Piloni e poi nella villa di Casteldardo di Trichiana fino al 1874 quando Paolo Maresio Bazolle la acquistò e la trasferì a Venezia.

Qui fu venduta dalla libreria Ongania al bibliofilo inglese Thomas Brook e tenuta dalla famiglia anche dopo la sua morte fino al 1957 quando Humphrey Brook la vendette al libraio parigino Pierre Berès.

Da lì i libri furono venduti a blocchi o separatamente disperdendoli nelle più importanti biblioteche del mondo. Ed è così che oggi se ne trovano 12 nella Beinecke Rare Book & Manuscript Library dell’Università della Yale University (Stati Uniti), da oggi 5 alla Biblioteca Civica di Belluno, 3 alla Bibliothèque nationale de France e singoli in diverse altre biblioteche.

L’assessore ha poi concluso con tre termini che, a suo avviso, definiscono al meglio questa operazione: orgoglio, gratitudine, lungimiranza, rilanciando l’appello ad altri imprenditori ad investire nella cultura locale.

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
| 23 maggio | 13:33
Questa mattina è stato rinvenuto un esemplare di lupo ferito, presumibilmente a seguito di un investimento. Attivati il corpo forestale e il [...]
Cronaca
| 23 maggio | 12:01
Lo scontro è stato violentissimo e l'uomo che stava percorrendo via della Spalliera, sotto via Missioni Africane, è stato sbalzato [...]
Cronaca
| 23 maggio | 11:42
Sono molte le segnalazioni che arrivano all'Enpa di Rovereto per animali selvatici feriti o in difficoltà. L'associazione: "Molte persone non [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato