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Belluno
15 luglio | 22:26

Colore e orgoglio per il Pride a Belluno: "In Austria la nostra famiglia è riconosciuta, mentre qui mia figlia per il Comune non è venuta al mondo"

Grande partecipazione a Belluno per il Pride: "Le persone e la società sono andate avanti e sono al passo con la realtà. Sono le istituzioni ad essere rimaste indietro. Noi famiglie arcobaleno ci saremmo augurate di vedere una fascia tricolore in mezzo alla folla"

Colore e orgoglio per il Pride a Belluno: In Austria la nostra famiglia è riconosciuta
di Michele Lussu

BELLUNO. E' una marea colorata e gioiosa quella che ha invaso le strade di Belluno per il Pride della città. Un evento storico, trattandosi della prima manifestazione di questo tipo nella provincia Dolomitica. Un sogno che si realizza, come detto dagli stessi organizzatori dell’evento, le ragazze e i ragazzi di "Ciao-Comitato inclusivo di azione e coordinamento".

 

Canti, balli e musica hanno accompagnato il corteo partito puntuale alle 15 di sabato 15 luglio e che si è snodato per le vie della città, con una tappa davanti a palazzo Rosso per concludere infine davanti al palco allestito in piazza dei Martiri (Qui articolo). Un’occasione di festa, ma anche un momento per far sentire forti le proprie richieste di riconoscimento e tutela da parte dei rappresentanti delle varie associazioni in cui si riconosce la famiglia Lgbtqi+.

 

Fin dal suo annuncio, il Pride è stato al centro del dibattito pubblico e politico della provincia, con poche prese di posizione istituzionali, molti tentennamenti e alcune clamorose scelte come quella del comune di Feltre che a meno di una settimana dell’evento ha scelto di uscire dalla rete Re.A.Dy, la rete delle amministrazioni locali per prevenire e superare l’omobitransfobia.

 

Apartitico, ma non apolitico, al microfono del Pride è stata fatta sentire chiara e forte la voce di chi non si sente oggi tutelato dalle istituzioni. Come nell’intervento davanti a palazzo Rosso dove sono intervenute Sara e Romina, due bellunesi in rappresentanza delle famiglie arcobaleno della provincia.

 

Accompagnata dalla moglie Jessica e dalla figlia, Sara ha riportato l’esperienza della propria famiglia in Austria, dove mai è stato messo in dubbio che la loro sia una famiglia al pari di tutte le altre. “Pur essendo nella teoria cittadina italiana, a mia figlia non sono riconosciuti entrambi i genitori e per il Comune di Belluno lei non è neanche venuta al mondo”. Il racconto è proseguito sulle difficoltà burocratiche che sta affrontando per la propria situazione. “Le persone e la società sono andate avanti e sono al passo con la realtà. Sono le istituzioni ad essere rimaste indietro. Noi famiglie arcobaleno ci saremmo augurate di vedere una fascia tricolore in mezzo alla folla. Invece la scelta del Comune di Belluno è stata quella di non dare supporto a dei cittadini che si trovano ad affrontare un vuoto di tutela”.

 

Sara prosegue esponendo le difficoltà di un percorso lungo e oneroso come quello del processo giudiziario dell’adozione, una situazione di plateale discriminazione delle coppie omogenitoriali rispetto alle coppie eterosessuali. “Non reclamiamo diritti egoistici, vogliamo assumerci la responsabilità di essere genitori con i relativi doveri. L’altro genitore dovrebbe essere esortato a riconoscere il figlio non essere considerato un estraneo per la legge” spiega Romina. “Quello che chiediamo è una scelta di responsabilità di tolleranza e di inclusione. Concedere dei diritti a qualcuno non significa toglierli a qualcun altro”, conclude Sara che esorta poi il sindaco Oscar De Pellegrin ad aggiungersi con la propria fascia tricolore il prossimo anno per dare il proprio contributo alla lotta alle discriminazione, un punto che, viene ricordato al microfono, erano anche nel suo stesso programma elettorale.

 

Il corteo ha poi proseguito fino alla sua conclusione naturale, davanti al palco allestito in piazza dei Martiri. Qui sono iniziati gli interventi e le esibizioni previste per la giornata. Gli organizzatori del Pride hanno preso la parola per un saluto alla folla, raccontando la propria emozione e soddisfazione per la riuscita dell’evento e le motivazioni che hanno portato al Pride, tutte riunite all’interno del manifesto, quello stesso manifesto che ha creato spaccature e dissensi nel panorama politico.

 

“Siamo tornati a retrocedere anziché fari passi avanti. Per ideologia o per coerenza come è stato detto in Consiglio comunale a Belluno, scegliere di non aderire e di non essere il sindaco di tutti ma solo di qualcuno ci fa capire che c’è molto su cui lavorare”. Sul palco si è ricordato come alcuni rappresentanti politici abbiamo chiesto di poter salire a dare il proprio saluto e contributo, ma la mancata adesione al manifesto del Pride ha portato alla scelta di non far salire i rappresentanti politici, preferendo che questi restino ai piedi del palco per sentire le ragioni di una manifestazione che non può essere scissa dal suo stesso manifesto. Proseguono gli organizzatori “Questo Pride è anche per chi si è spento troppo presto, alla nostra carissima amica Giulia e a Cloe Bianco, che avremmo voluto qui con noi sui palco”.

 

Ad alternarsi sul palco sono stati anche alcuni rappresentanti di amministrazioni comunali aderenti al Pride, come la sindaca Sindi Manushi di Pieve di Cadore: “Nella mia amministrazione non c’è stata neanche discussione per aderire al Pride. Abbiamo letto l’invito, abbiamo letto il manifesto e abbiamo aderito. Non è neanche concepibile oggi porre in discussione l’appoggio o meno a una manifestazione che vuole porre l’accento sulle pari opportunità, sui diritti di tutti e sulla dignità di ognuno”. Ad intervenire è stato anche il sindaco di Ponte nelle alpi Paolo Vendramini che ha voluto sottolineare anche il luogo simbolico nel quale ci si è riuniti: “E’ importante essere qui in questa piazza che si chiama piazza dei Martiri. Perché ci sono dei giovani che hanno sacrificato la propria vita per un mondo di libertà e noi siamo qui oggi per testimoniare il nostro modo di essere e la nostra libertà”.

 

Sul palco si sono alternati rappresentanti di vari realtà associative portando la propria testimonianza ed esibizioni di vari artisti. Il Pride è poi proseguito in serata alla Casa dei Beni Comuni, dove si è svolta la festa post corteo che ha concluso una giornata storica e importantissima per il Bellunese.

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