La Commissione pari opportunità si spacca a Belluno sul Pride, votazione a maggioranza e niente patrocinio. E la presidente valuta le dimissioni
A Belluno il primo Pride della storia è atteso a metà luglio. Intanto però la Commissione pari opportunità a maggioranza non ha deliberato il patrocinio alla manifestazione. Intanto l'organizzazione prosegue e sono stati pubblicati il programma, il percorso del corteo e il manifesto dell'evento

BELLUNO. "Con grande rammarico informo che la Commissione pari opportunità del Comune ha deciso a maggioranza di non aderire al Pride organizzato dal Comitato 'Ciao' per il 15 luglio prossimo a Belluno”. A dare la comunicazione sui suoi profili social è la presidente della Commissione pari opportunità Maria Teresa Cassol nella mattinata di sabato 24 giugno.
Quello di sabato 15 luglio è il primo Pride per la città di Belluno. Gli organizzatori sono i membri del Comitato inclusivo di azione e orientamento, 'Ciao', che dopo essersi costituito nel mese di agosto 2022 per essere un punto di riferimento della comunità Lgbtqi+ della provincia di Belluno, si sono subito impegnati per progettare questo importante evento.
Ad aprile di quest’anno, poco dopo l’annuncio del Pride, i membri del comitato si erano detti fiduciosi che potesse esserci l’appoggio delle istituzioni. La Commissione pari opportunità si è riunita il pomeriggio di venerdì scorso. Il Comitato aveva inviato la richiesta il 13 giugno scrivendo che 'Il Pride è occasione per promuovere l'inclusione, la diversità e il rispetto, contribuendo a creare una società più equa, sicura e accogliente per tutte le persone. Stiamo quindi organizzando un evento pubblico di grande importanza, in cui si celebrano le proprie diversità e si rivendicano i propri diritti civili'.
"In qualità di presidente della Commissione - spiega Cassol - ho proposto di aderire al Pride perché tra le finalità della Commissione c’è al primo punto che questo ente opera per la rimozione di ogni forma di discriminazione e per la tutela delle pari opportunità e della pari dignità sociale di ogni persona". La presidente ha anche ricordato come Belluno aderisca già alla alla rete Re.a.dy, la Rete nazionale delle pubbliche amministrazioni anti discriminazione per orientamento sessuale e identità di genere, nata per coordinare in maniera sinergica le azioni degli enti locali e regionali con l’obiettivo di promuovere politiche per l’inclusione sociale delle cittadine e dei cittadini Lgbt e contrastare le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere.
Già impegnata nella lotta per la parità e l’inclusività, l’adesione al Pride con il patrocinio del Comune sarebbe stata la conferma di questo impegno a Belluno. Così però non è stato: "Dopo la discussione hanno votato a favore, oltre alla sottoscritta, i membri nominati dalla minoranza in Consiglio comunale, Sofia Boaretto Dannhäuser e Vincenzo Pastore. Contrari i tre membri della maggioranza e la delegata del sindaco".
La non adesione è stata subito comunicata al comitato organizzatore 'Ciao'. "Io, Sofia e Vincenzo siamo amareggiati per questa decisione e non sappiamo se ci sono le condizioni per continuare il nostro lavoro nella Commissione", conclude Cassol.
Questa decisione si pone sullo stesso solco tracciato dalla scelta del Comune di qualche mese fa di adeguarsi all’indicazione nazionale di lasciare i figli di coppie omogenitoriali privi del riconoscimento giuridico di uno dei due genitori. Ma mentre le istituzioni sembrano compiere passi indietro, l’organizzazione del Pride va invece avanti.
Sulle pagine social di Pride Belluno e di 'Ciao' sono stati pubblicati nei giorni scorsi il programma, il percorso del corteo e il manifesto del Pride. Fra i punti ci sono la richiesta di presa in carico da parte delle istituzioni e di tutela per le famiglie arcobaleno. Due voci che, al momento, non sembrano essere ascoltate dalle parti di palazzo Rosso.


















