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Belluno
10 luglio | 16:17

I Comuni tiepidi sul Belluno Pride, gli organizzatori: "Avremmo voluto un maggiore sostegno istituzionale ma andiamo avanti: c'è ancora molto lavoro da fare sui diritti"

Il sindaco De Pellegrin ha comunicato, spiega il comitato organizzatore, che parteciperà ma a titolo personale: "Gli interventi dal palco riservati alle istituzioni che sostengono l'evento". Intanto scoppia un caso politico a Val Belluno

I Comuni tiepidi sul Belluno Pride, gli organizzatori: Avremmo voluto un maggiore sostegno istituzionale ma andiamo avanti
di Michele Lussu

BELLUNO. Dopo giorni di dibattiti dentro e fuori le istituzioni anche il comitato promotore del Pride di Belluno, il comitato organizzatore di "Ciao" ha deciso di farsi sentire: "Avremmo voluto un forte fronte istituzionale con noi in corteo il prossimo 15 luglio, ma si farà lo stesso poiché il Pride nasce proprio per evidenziare, tra gli altri problemi, questo: la mancanza di sostegno da parte delle istituzioni in questioni e riconoscimenti che sono attuali e vivi".

 

Inizia così l’invito pubblico al sindaco di Belluno e a tutte le amministrazioni che non hanno aderito al Pride. Un documento dal quale traspare l’amarezza per la scarsa partecipazione istituzionale che è stata riscontrata a fronte dell’organizzazione dell’evento, soprattutto da parte dell’amministrazione del capoluogo, che oltre che essere guida per gli altri comuni sarà anche il luogo scelto per ospitare la manifestazione. Non mancano i ringraziamenti a coloro che hanno voluto manifestare i loro sostegno come le amministrazioni di Borgo Valbelluna, Sospirolo, Pieve di Cadore, Fonzaso e di Ponte nelle Alpi oltre alle minoranze consiliari di Belluno e Feltre.

 

All’origine delle difficoltà dei vari comuni a dare il loro sostegno al Pride non risiederebbe nella manifestazione in sé, quanto più nel contenuto del manifesto dell’evento, che avrebbe contenuti forti e in alcune parti toccherebbe tematiche delicate a tal punto da non rendere condivisibile il documento. Su questo il comitato organizzatore precisa: “Il manifesto molto dibattuto dalle Cpo e da alcune delle Amministrazioni della Provincia di Belluno è stato scritto da una serie di realtà che hanno a cuore i diritti di diverse categorie, non solo Lgbtqia+. Questi punti di vista sono autentici, non sono astratti, perché riguardano delle storie vere che proprio nella nostra Provincia di montagna hanno radice. Il manifesto serve per spiegare a partire da quali punti un Pride è necessario anche in questo territorio e questa è la nostra parte, ma non dimentichiamoci che le Amministrazioni in carica hanno un ruolo importante da svolgere, cioè la rappresentanza e la presa in considerazione delle necessità di tutti, anche di quelli che non la pensano esattamente come loro”.

 

Il gruppo prosegue poi spiegando che l’atto formale di adesione è una prima risposta che dalla politica si attende, al fine di dimostrare come queste tematiche siano realmente all’attenzione delle istituzioni. “Non avremmo deciso di interloquire se non credessimo in questo territorio, ora vorremmo poter aver fiducia anche in chi lo rappresenta. Oggi, a pochi giorni dal primo Belluno Pride, è ancora magra la risposta da parte delle amministrazioni e questa cosa ci rattrista molto”.

 

La conclusione della nota è indirizzata direttamente al capoluogo e al suo sindaco. Oscar De Pellegrin e i consiglieri di maggioranza avevano infatti espresso il loro interesse a partecipare alla manifestazione, il primo ventilando anche la possibilità di poter intervenire dal palco e auspicando comunque un incontro personale con gli organizzatori.

 

A questi il comitato risponde: “Chiediamo il supporto di rappresentanti che agiscano e si assumano delle responsabilità pubbliche, verso le richieste della nostra comunità e nel contrasto a una cultura d'odio che ancora serpeggia, anche nei profili online di volti noti. Come comunicato al nostro gruppo, Oscar De Pellegrin sarà presente tra le molte e i molti che speriamo ci siano il 15 luglio a manifestare, ma per nostra scelta congiunta daremo parola pubblica a chi, dalle istituzioni, ha saputo comprendere cosa significhi un Pride e vi ha formalmente aderito. Il Pride sarà una festa, ma anche l’occasione per molti di imparare qualcosa. Sarebbe utile che tutto il Consiglio comunale venisse ad ascoltare attentamente gli interventi”. Sindaco e consiglieri benvenuti quindi, ma per ascoltare e comprendere.

 

E a pochi giorni dal Pride, al polo opposto della Val Belluno esplode il caso politico. Mentre nei mesi scorsi si è consumato lo scontro sul tema della genitorialità per le coppie omosessuali, il 3 luglio il comune di Feltre ha scelto di fuoriuscire dalla rete Re.A.Dy – Rete nazionale delle pubbliche amministrazioni antidiscriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere. Il verbale della giunta comunale riporta le fumose motivazioni sulla fuoriuscita: “Con l'adesione alla sopracitata Carta d'intenti il Comune di Feltre si è impegnato ad avviare un dialogo con le associazioni locali Lgbt per facilitare l'emersione dei bisogni delle suddette persone e a sviluppare azioni sul territorio. Al fine di non assoggettare a vincoli esterni il proprio operato riguardo ai diritti civili e personali di ognuno, già salvaguardati dai principi e dai dettami della Costituzione, si ritiene opportuno recedere dalla predetta Rete”.

 

Non è chiaro quali siano i vincoli cui si fa riferimento, ma traspare l’idea che i diritti delle persone a rischio discriminazione siano secondo la giunta già sufficientemente tutelati tanto da non rendere necessaria la partecipazione ad una rete di comuni impegnati al contrasto delle discriminazioni tutt’ora esistenti. Una scelta curiosa ad appena due settimane dal Pride. Sui social il Pd feltrino riporta la notizia commentando: “Non c’è molto da aggiungere. Se non che proviamo un grande sentimento di sconforto per la bassezza del livello in cui la Giunta Fusaro sta facendo sprofondare la nostra città”. Anche la rete degli studenti di Feltre e Belluno commenta la scelta giudicandola “medievale” e dichiarando che “il centrodestra continua a delegare alla Costituzione il ruolo di protezione delle minoranze semplicemente per lavarsene le mani”.

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