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| 22 feb 2023 | 15:17

Dalla fine della guerra all'Autonomia, dal dubbio degli Alleati se lasciare il Südtirol all'Austria all'impegno di De Gasperi per l'Italia: Postal e Sardi al Rotary Trento

Una serata molto interessante quella in Sala Aurora con l'ex parlamentare e il giornalista trentini. Il primo ha catapultato il pubblico negli anni alla fine della Seconda Guerra Mondiale il secondo ha ricordato aneddoti ed eventi storici legati a quel periodo fino alla nascita dell'Autonomia

Dalla fine della guerra all'Autonomia, dal dubbio degli Alleati se lasciare il Südtirol all'Austria all'impegno di De
di Redazione

TRENTO. Giorgio Postal e Luigi Sardi a confronto in un'affollata sala per parlare di Autonomia e di come il Trentino sia riuscito a risollevarsi dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale tra tantissime incognite, la prima su tutte il destino stesso del territorio se con l'Italia o con l'Austria. L'incontro è stato organizzato dal Rotary Club Trento, presieduto dall’architetto Alessandro Passardi, nel pomeriggio del 13 febbraio, nella “Sala Aurora” del Consiglio Provinciale della Provincia di Trento. Come detto autorevoli relatori sono stati lo storico (più volte deputato e senatore della Repubblica) Giorgio Postal, socio del Club e il giornalista Luigi Sardi. L’incontro è stato aperto dal presidente del consiglio provinciale Walter Kaswalder che ha fatto gli onori di casa, portando il suo saluto.

 

Giorgio Postal ha subito catapultato i presenti alla fine del secondo grande conflitto mondiale, quando sulla questione confinaria si è abbattuta una grande incertezza, durata oltre 10 mesi. Basti pensare che soltanto il 24 giugno 1946 il Consiglio dei Ministri degli Esteri delle Potenze Alleate (Usa, Urss, Gran Bretagna e Francia), prese la decisione definitiva che il confine tra Italia ed Austria sarebbe rimasto al Brennero. Ma ci vollero ben sei sedute del Consiglio dei Ministri ed otto sedute dei sostituti per arrivare a tale decisione.

 

Durante quel periodo le azioni e le sollecitazioni per il ritorno del Sudtirolo all’Austria furono molteplici e particolarmente penetranti, sia da parte del governo austriaco che da parte della Svp (Sudtiroler Volkspartei). In Sudtirolo furono raccolte 150mila firme per il ritorno all’Austria e, in alternativa, per l’attivazione di un plebiscito. E queste azioni riuscirono a fare grande breccia soprattutto nelle opinioni pubbliche di Francia e di Inghilterra. Anche sotto la spinta degli Alleati il 5 settembre 1946 i ministri degli Esteri De Gasperi e Gruber firmarono il cosiddetto Accordo di Parigi, ove la tutela della minoranza sudtirolese veniva ad essere garantita da un accordo internazionale.

 

Seguirono due anni di intense trattative. La Svp puntava ad un’autonomia strettamente provinciale, mentre tutte le forze politiche a Trento ed anche il CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) puntavano su una dimensione regionale dell’autonomia. Alla fine prevalse quest’ultima ipotesi, anche perché in sede parlamentare, in quegli anni, la costituzione di una specifica Regione per il solo Sudtirolo non sarebbe mai passata. Il 31 gennaio 1948, in attuazione dell’Accordo di Parigi, venne approvato dal Parlamento il Primo Statuto di Autonomia.

 

Resta il fatto che pur attraverso un percorso del tutto accidentato ed a volte anche conflittuale, l’Accordo De Gasperi-Gruber ha costituito - ed ancora oggi costituisce - la “Magna Carta” del nostro Sistema Autonomistico, dove l’obiettivo della pacifica convivenza è rimasto e rimane la stella polare della sua pratica attuazione. Luigi Sardi, che ha preso lo spunto dal suo ultimo libro “1945-1946 dalla guerra all’Autonomia”, ha raccontato alcuni episodi del conflitto che hanno colpito la sua fantasia e sono rimasti impressi nella sua memoria. Tragicomica l’immagine fatta di sé che cavalca, ignaro del terribile futuro, una piccola bicicletta con le tre bandierine degli stati dell’Asse: Roma-Berlino-Tokyo. Drammatico il ricordo dei rifugi antiaerei, collegati con la distribuzione alla popolazione civile del rancio fatta dai soldati americani neri che, Sardi bambino, vedeva per la prima volta dal vero dopo averli immaginati totalmente diversi sulla base dell’iconografia del regime.

 

Quindi stralci, momenti, frammenti di ricordi che Luigi Sardi ha organizzato, approfondito e commentato nel suo libro in maniera chiara, come solo un giornalista di livello come lui sa fare. Il libro è la cronaca di due anni, il 1945 e il 1946, che dalla fine della Seconda guerra mondiale hanno portato all'Autonomia. Sono passati settant'anni, la memoria si è sfarinata, ma queste pagine documentano il “Risorgimento del Trentino” raccontato attraverso gli articoli di “Liberazione Nazionale”, che diventerà il “Popolo Trentino”, quindi “l’Adige” e poi “l'Alto Adige”. Si narra la fuga dei tedeschi, la nascita della “Suedtiroler Volkspartei”, Gigino Battisti che, dopo aver militato come partigiano, diventa il primo Sindaco della Trento liberata, l'affacciarsi del Pptt di Enrico Pruner ed il fenomeno dell’Asar (Associazione Studi Autonomistici Regionali).

 

Spicca la figura di Alcide De Gasperi, che emerge dal buio di una guerra perduta e salva l'Italia dalla fame. Poi la resa del Giappone mentre comincia l'epoca della “guerra fredda”, con lo spettro di quella atomica. E l'Italia che, segnata dal dramma di Trieste, Pola, Gorizia e della Venezia Giulia, diventa Repubblica. Si racconta perché il Sudtirolo non venne ceduto all'Austria e lo storico discorso di De Gasperi a Parigi con quel “Prendendo la parola in questo consesso mondiale sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia è contro di me”. È narrata la morte del “Costituente” Gigino Battisti nella sciagura ferroviaria di Sessa Aurunca ed il viaggio a Washington dello Statista del Tesino, che traghetterà definitivamente l'Italia nella democrazia e nel benessere.

 

Articoli spesso un po’ aridi, quelli dei primi tempi dopo la Liberazione, a seguito del fatto che l’imbavagliamento della libertà di stampa aveva svilito l'arte giornalistica. Ma che documentavano il passaggio dalla dittatura alla Libertà di una Trento duramente colpita dai bombardamenti aerei e di un Trentino fortemente impoverito dalla guerra, che - con quella forte volontà espressa dai nostri padri e dai nostri nonni - si avviava ad una nuova, felice realtà. Storie intense, a volte molto drammatiche, in una crescita che subirà una dura, ma per fortuna breve battuta d'arresto, il 4 novembre del 1966, dunque mezzo secolo fa, nell'alluvione che devastò il Trentino. Pagine indimenticabili della storia della nostra Provincia e dell’intera Nazione che necessitano di essere sempre ricordate, soprattutto ai giovani, al fine di non assuefarsi di fronte all’imponente importanza che ha tutt’ora l’Autonomia per tutti noi e per le generazioni a venire.

L’incontro è proseguito al Grand Hotel Trento, dove i soci del Rotary Club Trento hanno letteralmente tempestato di domande i due relatori. Al termine il Presidente Passardi ha donato ai relatori, in ricordo della splendida manifestazione, la ruota dentata, simbolo di operosità e continuità del Roraty, realizzato dal socio Giorgio Kiarkos con il “legno di Vaia”, simbolo di resilienza.

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