Dalla leggenda di Artemio al percorso d'arte, la storia dell'albero della fortuna rilanciata dall'artista trentino Sergio Camin
A Ville di Fiemme una passeggiata accompagna gli escursionisti a un albero molto particolare in Trentino, un maestoso abete dalle sembianze umane. A lui sono stati dedicati un sentiero e una leggenda. Ecco la storia raccontata da Sergio Camin

VILLE DI FIEMME. La leggenda di Artemio e l'albero della fortuna ma anche un percorso d'arte che si snoda nei boschi della val di Fiemme. E' questa un'iniziativa di Sergio Camin.
Dal sentiero si vede solo la cima della chioma. E' confusa con quella di un abete diverso che lo nasconde alla vista di chi cammina sul percorso. Artemio, l’albero della fortuna, è lì da un giorno particolare e molto lontano. Una leggenda riportata alla luce dall’artista della val di Fiemme, Camin ha, infatti, scritto la sua storia e quella di Marabella, la fata di cui si innamorò quando non era ancora un abete.
Dai primi di settembre, Artemio è segnalato lungo il sentiero. Avvicinandosi si legge anche la sua storia, tradotta in inglese e tedesco. Anche chi non crede a quanto raccontano le leggende, quando passa di lì, va trovarlo e, inevitabilmente, appoggia la sua mano sul tronco perché non si sa mai.
L'albero della fortuna si trova 2.300 metri dopo aver iniziato il Giro del Cucal nel Comune di Ville di Fiemme. Il percorso, opportunamente segnalato, prende le mosse in località Copara (dove si può parcheggiare), distante 20 minuti di cammino dal centro della frazione Varena.
Il sentiero si inserisce nel progetto “Ville di Fiemme - Un passo alla Volta”, una rete di percorsi facili da percorrere a piedi. Sono viaggi nei boschi e nei prati di Ville di Fiemme che si collegano tra loro e talvolta attraversano i centri storici delle frazioni Carano, Daiano e Varena.
In una di queste passeggiate, il percorso Bianco di Daiano, Sergio Camin nel 2022 ha lasciato un altro segno. È la sua installazione d’arte “Il bosco dei silenzi diversi”, realizzata per il Museo d’arte contemporanea di Cavalese. Lungo il percorso alcune sedute cubiche invitano a sedersi per ascoltare i silenzi diversi che esprime il bosco. Nella tabella introduttiva si legge: “Il Silenzio è l’assenza di rumori, di suoni, voci e simili, ma per noi, umani comunque urbani, non è più così da tanto tempo. Il Silenzio per noi è l’assenza di certi rumori e certi suoni, quelli della nostra quotidianità e appartenenza.
La Leggenda di Artemio, l’Albero della Fortuna
di Sergio Camin
Nel piccolo paese delle Terre Basse era ormai trascorso l’ottavo anno di fame e carestia e la nebbia, fitta e grigia come le nuvole dell’inferno, sembrava non volersene andare mai, quando nacque Artemio.
Ancora non si sa se si sia trattato di un miracolo o di una straordinaria coincidenza, ma un attimo dopo, la nebbia sparì di colpo e i campi prima arsi, divennero di spighe e tornarono i colori negli orti e i cibi nelle scodelle.
Nel paese delle Terre Basse fu festa grande e tutti i suoi trentanove abitanti si misero in fila davanti alla casa in cui era avvenuto quel parto che aveva cambiato la loro vita e Bortolo, il più vecchio e saggio, propose di chiamarlo Fortunato.
Fu la mamma a dire di no. “No, caro Bortolo, si chiamerà Artemio come il nonno e la fortuna continuerà a darla agli altri.” Il bimbo crebbe circondato dall’amore e dalla riconoscenza di tutti, un’infanzia serena se non fosse stato per una strana abitudine che ormai avevano preso tutti seguendo l’esempio di Bortolo.
Quando lo incontravano, invece di dargli una carezza sulla testa come facevano con gli altri sette bambini del paese, gli davano un colpetto sul sedere nella convinzione che questo avrebbe aumentato la loro fortuna. Non era bello e la cosa peggiorò durante la sua adolescenza, quando ormai la notizia del suo dono si era diffusa e veniva gente anche dai paesi vicini a dargli quei fastidiosi colpetti.
Artemio aveva un buon carattere e accettava la cosa con un sorriso, ma quando arrivò ai diciotto anni, decise di andarsene per cercare un luogo dove nessuno lo conoscesse e soprattutto dove nessuno avesse bisogno di fortuna. È certo che essere nato e vissuto in un piccolo paese delle Terre Basse non l’aveva aiutato a conoscere il mondo altrimenti avrebbe saputo che non esisteva luogo e tantomeno persona che non avesse bisogno di fortuna. Partì cercando i luoghi più belli e felici di tutte le Terre Basse, ma dovunque si fermasse, non riusciva a tenere nascosto il suo dono e dopo pochi mesi i colpetti riprendevano. Al secondo anno decise di cercare altrove e si incamminò verso le Terre Alte. Il viaggio fu lungo.
Proprio subito dopo il confine, si fermò alla Città del Fiume. Lì aiutò un fornaio e un fabbro che gli diedero cibo e alloggio. In poco tempo gli affari dei due aumentarono a dismisura e la figlia del fabbro divenne sposa del governatore, ma nessuno pensò che lui c’entrasse in qualche modo fino al giorno in cui dal fornaio arrivò un mercante di grano, arrivava dalle Terre Basse. Lo riconobbe subito, lo salutò e gli diede un colpetto, i problemi di Artemio erano ricominciati.
Dopo nove giorni, decise di partire di nuovo per fermarsi dove non sarebbe mai arrivato nessun mercante di grano delle Terre Basse. Muoversi a piedi era lento e faticoso e nonostante qualche passaggio avuto da carri di contadini, il viaggio durò 43 giorni. Era arrivato in una valle straordinaria con paesi piccoli e sparsi circondati da straordinarie foreste e in alto a fare da guardiani, le cime ancora innevate delle montagne. Fu Plinio, la prima persona che incontrò e che gli offrì ospitalità, a dirgli che quella era la Val di Fiemme.
Se non lo avesse incontrato, forse la sorte di Artemio sarebbe stata diversa. Plinio una volta all’anno scendeva il torrente e poi il fiume per portare i grandi tronchi di Fiemme alla Città del Mare, la più bella di tutte le città delle Terre Basse e lì aveva sentito parlare di Artemio e del suo dono.
Quando si presentarono non ci pensò, sono tanti gli Artemi nel mondo, ma dopo soli due giorni non ebbe più dubbi. Tutto andava improvvisamente benissimo, l’orto, gli affari e persino l’amore, la bella Cornelia gli aveva detto di sì dopo anni di attesa.
Artemio doveva essere per forza quell’Artemio lì. Plinio era una persona buona e senza dargli alcun colpetto, gli chiese il perché di quella sua continua fuga, Artemio glielo spiegò e non successe nulla per 3 lunghi anni. La valle divenne ancora più bella e felice, la vita di Artemio sembrava davvero cambiata, ma come si sa, ognuno prima o poi deve fare i conti col proprio destino.
La prima volta che la vide fu ai margini del bosco, Artemio non aveva mai visto nulla di più incantevole. Lei gli era passata accanto senza nemmeno uno sguardo.
Artemio non capiva cosa gli stesse succedendo, non sapeva ancora il significato dell’amore e quanto possa turbare l’innamoramento. Che si chiamasse Marabella lo scoprì tornando a casa, solo lui non si era accorto fino a quel giorno della straordinaria bellezza di quella ragazza. Marabella era la figlia dello scrivano del paese, della madre si erano perse le tracce e c’era chi raccontava che fosse una strega o molto più probabilmente una fata.
Non c’era giovane dell’intera valle, tutti certamente più smaliziati e meno timidi di Artemio che non avesse cercato di conquistare le sue attenzioni, ma ogni sforzo era stato vano.
Dopo una settimana di incontri che sembravano senza speranza, Artemio era a pezzi, Plinio se ne accorse e il giovane gli spiegò che cosa gli stesse succedendo.
“Artemio, Marabella è diversa da tutte le altre donne, molto probabilmente ha preso dalla mamma e non si può pensare che una donna diversa si accontenti di un uomo normale, ma tu hai un dono che ti rende diverso da tutti gli altri. Ti basta solo farglielo sapere".
“Ma Plinio, e come faccio? Quando la vedo, mi blocco e non riesco a parlare e poi lei non mi ascolterebbe mai".
“Non preoccuparti, ci penso io. Mi basterà far correre la voce e lei lo verrà a sapere".
E fu così. La incontrò su un prato e fu lei a parlargli chiedendogli di raccontarle tutto. Artemio lo fece.
“Caro Artemio, tu con me sei stato sincero e voglio esserlo anch’io. Al compimento del mio ventunesimo anno a cui mancano pochi momenti, io non sarò più quella che vedi, ma come tutte le donne della mia famiglia, diventerò la brezza che accarezza i prati, i boschi e le montagne di questa valle. Incontrarti e innamorarmi di te non era previsto, ma c’è ancora un modo per stare insieme per sempre".
“Dimmi quale? Io sono disposto a tutto".
“Noi fate, prima di diventare altro, abbiamo il potere di fare una singola magia".
Fu in quell’istante che Artemio divenne un albero e iniziò la sua vita con Marabella. Ma siccome non tutte le storie finiscono bene del tutto e Plinio non aveva smesso di spargere la voce, da quel giorno Artemio divenne per tutti l’Albero della Fortuna e ricominciarono i colpetti sul sedere.


















