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Belluno
05 gennaio | 17:02

"Dopo il rogo ripartiamo dalle 'macerie' guardando al futuro", il titolare del "Ponte Serra": "La solidarietà delle persone ci ha dato la forza per rialzarci"

Non è stato facile, ma i titolari del "Ponte Serra" di Lamon hanno deciso di non darsi per vinti, nonostante l'incendio che lo scorso 8 novembre ha distrutto il loro albergo ristorante: "La forza ce l'hanno data tutte quelle persone che hanno voluto darci una mano e che non vedono l'ora di poter tornare a trovarci"

"Dopo il rogo ripartiamo dalle 'macerie' guardando al futuro"

LAMON. Sono dovuti ripartire dalle macerie, ma ce la stanno mettendo tutta "perché la voglia di rimetterci in piedi non manca". Sono i titolari del "Ponte Serra", non soltanto storico edificio di fine '800 ma anche bar, ristorante e hotel che l'8 novembre 2022 veniva completamente divorato dalle fiamme: "Dopo quanto successo abbiamo provato a contattare varie ditte ma tempi e costi ci sono sembrati esagerati - anticipa Debora Riga a Il Dolomiti -. Così, mio marito Davide Pante ha deciso, con i suoi ragazzi, di rimboccarsi le maniche e fare da sé".

 

La struttura che abita dal 1860 il paesino di Lamon "e divenuta negli anni punto di riferimento non soltanto per i locali ma anche per innumerevoli turisti" era stata acquistata da Debora e Davide nel 2016: "Il lavoro da fare era tanto: l'albergo era chiuso da 40 anni. Soltanto il bar era rimasto in funzione e abbiamo quindi dovuto rinnovare quasi tutto - dichiara la titolare -. Anno dopo anno e con non pochi sacrifici siamo riusciti ad aprire anche le camere dell'hotel e il ristorante, attività che, insieme al bar, andavano a gonfie vele".

 

Questo, fino "al giorno della tragedia - ricorda Debora -. L'8 novembre scorso il fuoco è divampato dalla mansarda dell'edificio, unica zona della struttura che non eravamo ancora riusciti a ristrutturare e che presto avremmo voluto mettere a nuovo. Speranze vane, perché un rogo ci ha portato via praticamente tutto: per fortuna, nessuno si è fatto male, ma i danni sono stati ingenti".

 

Dopo un mese di stop "perché l'edificio era stato posto sotto sequestro per indagini, ci siamo iniziati a muovere, contattando differenti ditte per ristrutturare e ripristinare il nostro "Ponte Serra" - aggiunge -. Fra chi speculava e chi invece ci ha proposto tempi d'attesa lunghissimi abbiamo iniziato a perdere la speranza". I primi di dicembre, tuttavia, "Davide ha deciso di arrangiarsi. Mio marito possiede infatti una piccola attività nel settore edile e con l'aiuto dei suoi dipendenti ha avviato il cantiere per ripristinare l'albergo: lui, in particolare, lavorando non stop anche nei giorni di festa come Natale".

 

Resistere alla tirannia del tempo. Questo, quanto la struttura è riuscita a fare: "Un luogo che ne ha passate tante e che ha visto consumarsi ben due guerre mondiali - rivela Debora -. Mai, tuttavia, era rimasto danneggiato come dopo l'incendio di qualche mese fa. La forte struttura in pietra ha tuttavia permesso di non dover abbattere tutto: insieme allo 'scheletro', è stato recuperato anche quel larice antico che abita i solai, tanto duro da far fatica a piantarci un chiodo".  

 

Se tutto andrà bene, fra qualche settimana i clienti potranno rimettere piede "quantomeno nel bar e forse anche nel ristorante - aggiunge Riga -. Per quanto riguarda invece il resto e in particolare il tetto, bisognerà aspettare ancora un po', sperando che primavera e bel tempo siano dalla nostra parte".

 

Un grande lavoro, quello che Davide Pante sta portando a compimento insieme ai "suoi ragazzi", spinti dalla forza data dalla tanta solidarietà ricevuta: "Partendo dall'Associazione turismo Lamon che ha aperto un conto corrente per donazioni in nostro favore, arriviamo all'organizzazione di feste e cene degli alpini il cui ricavato è stato devoluto a noi". Clienti storici, paesani ma anche fornitori "e addirittura sconosciuti hanno voluto darci una mano: è stato davvero indescrivibile", sottolinea la titolare del "Ponte Serra". 

 

"I nostri progetti ci sono ancora tutti, nonostante tutto. Come il desiderio di realizzare un piccolo centro benessere perché, tralasciando i primi giorni sconforto, la solidarietà che ci ha raggiunti è stata talmente tanta da darci la forza di rimetterci in piedi - conclude Debora -. Lo facciamo per noi ma anche per i nostri dipendenti (18 ndr), che meritano di poter tornare a lavorare e per i tanti clienti affezionati e non che considerano il "Ponte Serra" simbolo dell'intera vallata e che non vedono l'ora di poter tornare a trovarci". 

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