"Dopo il rogo ripartiamo dalle 'macerie' guardando al futuro", il titolare del "Ponte Serra": "La solidarietà delle persone ci ha dato la forza per rialzarci"
Non è stato facile, ma i titolari del "Ponte Serra" di Lamon hanno deciso di non darsi per vinti, nonostante l'incendio che lo scorso 8 novembre ha distrutto il loro albergo ristorante: "La forza ce l'hanno data tutte quelle persone che hanno voluto darci una mano e che non vedono l'ora di poter tornare a trovarci"

LAMON. Sono dovuti ripartire dalle macerie, ma ce la stanno mettendo tutta "perché la voglia di rimetterci in piedi non manca". Sono i titolari del "Ponte Serra", non soltanto storico edificio di fine '800 ma anche bar, ristorante e hotel che l'8 novembre 2022 veniva completamente divorato dalle fiamme: "Dopo quanto successo abbiamo provato a contattare varie ditte ma tempi e costi ci sono sembrati esagerati - anticipa Debora Riga a Il Dolomiti -. Così, mio marito Davide Pante ha deciso, con i suoi ragazzi, di rimboccarsi le maniche e fare da sé".
La struttura che abita dal 1860 il paesino di Lamon "e divenuta negli anni punto di riferimento non soltanto per i locali ma anche per innumerevoli turisti" era stata acquistata da Debora e Davide nel 2016: "Il lavoro da fare era tanto: l'albergo era chiuso da 40 anni. Soltanto il bar era rimasto in funzione e abbiamo quindi dovuto rinnovare quasi tutto - dichiara la titolare -. Anno dopo anno e con non pochi sacrifici siamo riusciti ad aprire anche le camere dell'hotel e il ristorante, attività che, insieme al bar, andavano a gonfie vele".
Questo, fino "al giorno della tragedia - ricorda Debora -. L'8 novembre scorso il fuoco è divampato dalla mansarda dell'edificio, unica zona della struttura che non eravamo ancora riusciti a ristrutturare e che presto avremmo voluto mettere a nuovo. Speranze vane, perché un rogo ci ha portato via praticamente tutto: per fortuna, nessuno si è fatto male, ma i danni sono stati ingenti".
Dopo un mese di stop "perché l'edificio era stato posto sotto sequestro per indagini, ci siamo iniziati a muovere, contattando differenti ditte per ristrutturare e ripristinare il nostro "Ponte Serra" - aggiunge -. Fra chi speculava e chi invece ci ha proposto tempi d'attesa lunghissimi abbiamo iniziato a perdere la speranza". I primi di dicembre, tuttavia, "Davide ha deciso di arrangiarsi. Mio marito possiede infatti una piccola attività nel settore edile e con l'aiuto dei suoi dipendenti ha avviato il cantiere per ripristinare l'albergo: lui, in particolare, lavorando non stop anche nei giorni di festa come Natale".
Resistere alla tirannia del tempo. Questo, quanto la struttura è riuscita a fare: "Un luogo che ne ha passate tante e che ha visto consumarsi ben due guerre mondiali - rivela Debora -. Mai, tuttavia, era rimasto danneggiato come dopo l'incendio di qualche mese fa. La forte struttura in pietra ha tuttavia permesso di non dover abbattere tutto: insieme allo 'scheletro', è stato recuperato anche quel larice antico che abita i solai, tanto duro da far fatica a piantarci un chiodo".
Se tutto andrà bene, fra qualche settimana i clienti potranno rimettere piede "quantomeno nel bar e forse anche nel ristorante - aggiunge Riga -. Per quanto riguarda invece il resto e in particolare il tetto, bisognerà aspettare ancora un po', sperando che primavera e bel tempo siano dalla nostra parte".
Un grande lavoro, quello che Davide Pante sta portando a compimento insieme ai "suoi ragazzi", spinti dalla forza data dalla tanta solidarietà ricevuta: "Partendo dall'Associazione turismo Lamon che ha aperto un conto corrente per donazioni in nostro favore, arriviamo all'organizzazione di feste e cene degli alpini il cui ricavato è stato devoluto a noi". Clienti storici, paesani ma anche fornitori "e addirittura sconosciuti hanno voluto darci una mano: è stato davvero indescrivibile", sottolinea la titolare del "Ponte Serra".
"I nostri progetti ci sono ancora tutti, nonostante tutto. Come il desiderio di realizzare un piccolo centro benessere perché, tralasciando i primi giorni sconforto, la solidarietà che ci ha raggiunti è stata talmente tanta da darci la forza di rimetterci in piedi - conclude Debora -. Lo facciamo per noi ma anche per i nostri dipendenti (18 ndr), che meritano di poter tornare a lavorare e per i tanti clienti affezionati e non che considerano il "Ponte Serra" simbolo dell'intera vallata e che non vedono l'ora di poter tornare a trovarci".














