Glorie col vino, dolci pasquali e il pane degli apostoli: una Pasqua di tradizione, sperando nella pace
Dal rito contadino delle 'glorie' alle leccornie tipiche fino alle ricette dolciarie di stampo casalingo: ecco le tradizioni della Pasqua da mettere in tavola

TRENTO. Bagnarsi gli occhi con un goccio di vino bianco per spalancare la vista allo splendore della Pasqua. Un rito contadino legato alle ‘glorie’, che ancora resiste in alcune comunità rurali, specialmente in valle dei laghi, nelle cantine che operano sulle sponde del lago di Toblino. Come a Santa Massenza dove anche nel sabato santo di questa Pasqua un gruppo di vignaioli ha riunito nella caneva della famiglia di Giulio Poli alcuni cultori di questa usanza. Un momento di semplice convivialità, ma con preciso significato.
Toccarsi gli occhi dopo aver bagnato l’indice della mano con un goccio di Nosiola, varietà d’uva che genera pure il Vino Santo, nettare decisamente pasquale.
Vino per la resurrezione, il Cristo che spalanca il sepolcro, torna alla luce, resuscita e dunque chiama alla vita. Vino per le ‘glorie’, per gioire della rinascita vegetativa della vite, i tranci appena potati che ‘piangono’ in attesa dei germogli. Gocce di linfa che hanno del magico, forse il momento più emozionante del ciclo vegetativo della vite.
Occasione di confronto sulle prospettive dell’annata agraria - finora decisamente siccitosa - ma pure per assaggiare il vino dell’ultima vendemmia. Che nelle cantine di Santa Massenza è prevalentemente frutto della pigiatura di uve Nosiola, anche se tra i vignaioli - specialmente nella eno/distilleria di Mauro Poli - non manca mai un buon sorso di Schiava.
Ecco allora che sul tavolo delle ‘glorie’ si preparano leccornie come il ‘Formai mizz’ vale a dire formaggio stagionato grattugiato, ammorbidito ed elaborato con vino Nosiola, una giusta dose di grappa e qualche giro di pepe macinato. Senza dimenticare le ‘molche’, impasto d’olive, quelle che in questo borgo lacustre segnano il limite settentrionale massimo per la coltivazione e dunque produzione dell’olio extravergine.
Glorie beneauguranti, sperando in momenti conviviali ancora più coinvolgenti, nel pieno rispetto della consuetudine contadina. Ma per la Pasqua si sono mobilitate anche molte massaie, recuperando ricette e tradizioni dolciarie di stampo casalingo.
Un sussidiario di cucina delle Giudicarie, Elisa Polla - esperta in antropologia sociale e del lavoro - ha recuperato la preparazione della ‘Fuegacia’, un dolce che profuma di Pasqua e ricordi d’infanzia. In Rendena si sforna leggermente speziata, con scaglie di mandorle, uvetta e l’impasto ammorbidito con uova e un tradizionale goccio di vino bianco. Proprio come quello delle ‘glorie’ di Toblino.
Tra le specialità da forno troviamo pure un pane decisamente simbolico: è il Qaghaq tal Appostii vale a dire il ‘pane degli Apostoli’. La sua origine è incerta quanto coinvolgente. Probabilmente è legata a Malta, isola simbolo di molte dominazioni, crocevia di culture e di altrettanta cristianità. Il pane apostolico è un pane di forma circolare, morbide dentro quanto croccante nella crosta ricoperta di sesamo e mandorle. Solitamente ne venivano poste 12, come il numero degli apostoli, anche se oggi le massaie più osservanti ne sistemano solo 6, mandorle per sottolineare l’impronta delle dita del Signore sulla forma del pane da condividere.
Il Quaghaq si gusta nel pasto della Pasqua, accompagnato con formaggi e salumi, pietanze che ritornano sulla tavola dopo il digiuno della Quaresima.
Momenti e consuetudini variegate dunque, per una Pasqua 2023 che cerca di legare alla tradizionale colomba dolciaria urgenti simboli di pace, nonostante gli echi bellici del conflitto causato dall’invasione russa dell’Ucraina.
Calici comunque alzati, per brindisi pacifici, per poi dare il via a sfide rustiche della Pasquetta, lancio di monete per centrare uova sode disposte sul cortile delle chiese o semplicemente confrontarsi a …colpi, per dimostrare la bravura di cuocere le uova a prova (dura) di guscio.












