Il turismo della crisi climatica: ''Effetto novità che attira i residenti ma si rischia di perdere l'obiettivo. Ragionare sul futuro: non scegliere è una scelta con ricadute''
Negli scorsi giorni l'ente Parco ha lanciato l'allarme sui rischi della fruizione del lago di Tovel ridotto a una ''pozzanghera'' mentre i livelli bassi del Garda hanno spinto le persone a prendere d'assalto l'Isola dei conigli. Il punto sul "turismo della crisi climatica" con Matteo Bonazza di Progetto turismo

TRENTO. Il record negativo per il periodo del livello del lago di Garda con l'istmo che emerge e l'Isola dei Conigli presa d'assalto, il lago di Tovel in fortissima sofferenza e le persone che passeggiano sul fondo tanto da indurre l'ente parco a dover fare appello alla responsabilità dei frequentatori per non compromettere l'ambiente. Ecco il turismo della crisi climatica. Aspetti negativi che, però, diventano una motivazione di scoperta.
"Rischia di essere un fenomeno effimero e molto legato ai flussi interni". Queste le parole a Il Dolomiti di Matteo Bonazza, direttore di Progetto turismo, società di consulenza trentina specializzata nello sviluppo del territorio e della sua offerta turistica, e presidente di G&A Group. "E' chiaro che il lago di Tovel così basso rappresenta una novità ma sono soprattutto i residenti a essere incuriositi da questa situazione. Non entro nel merito dell'opportunità di approfittare, per così dire, di un momento di difficoltà dell'ambiente ma se ci si lascia confondere da un numero di frequentatori comunque interessante, si potrebbe perdere di vista il mercato esterno sul lungo periodo e andare poi in crisi sulla capacità di mantenere un territorio attrattivo".
Da un lato il turismo dei social che porta a sovraesporre una destinazione, come Braies o Pregasine, e poi la necessità di correre ai ripari tra numeri chiusi e paletti per salvaguardare l'area; dall'altro lato il flusso di turisti che aumenta, quasi "a caccia" degli effetti del cambiamento climatico, soprattutto legato all'acqua e alla siccità.
"Siamo davanti a due dinamiche", spiega Bonazza. "Alcune destinazioni sperimentano una fase di picco dei flussi e diventano degli hotspot territoriali. E qui entrano in gioco la salvaguardia della zona e la necessità di ricercare un equilibrio per una corretta convivenza tra turisti e residenti, questi ultimi potrebbero infatti sviluppare una specie di resistenza a fronte dei disagi causati da una frequentazione eccessiva. Ecco allora che compaiono i cartelli 'No parking' o 'No camper' a delimitare un rispetto degli spazi".
E' anche il caso del lago di Tenno nell'Alto Garda. "A breve presenteremo un progetto richiesto dal Comune e sviluppato con l'Agenzia territoriale d'ambito, con l'Azienda per il turismo Garda Dolomiti e con Trentino school of management per implementare una fruizione equilibrata dei luoghi", prosegue l'esperto e direttore di Progetto turismo. "Si parte da un'attenta analisi del contesto territoriale per poi prevedere un progetto sperimentale (Riserva naturale locale) per tutelare l'ambiente in primis: se questa risorsa viene compromessa il danno è quasi irreparabile. Inoltre si cerca un equilibrio tra le esigenze del residente e la sua qualità della vita e quelle dell'ospite e un'esperienza che deve essere positiva sul territorio".
Un'altra dinamica è quella che "valorizza" una situazione eccezionale, come a Tovel. Un altro parallelismo si può fare con la Panarotta: impianti chiusi ma un buon grado di frequentazione. "Questo deriva da un effetto novità e la voglia di vivere comunque nuove esperienze. Ma sembrano più opportunità per il residente che per il turista, un fenomeno isolato che dura un lasso di tempo breve. Qui è necessario intervenire con una riprogettazione e, soprattutto, con un ragionamento articolato per pianificare un'idea strategica per avere sul mercato prodotti fruibili".
E alcune zone del territorio sono chiamate a avviare dei ragionamenti di riposizionamento. "Ci sono alcuni modelli che funzionano bene e potranno farlo anche in futuro mentre per altri ambiti sarà necessario sviluppare nuove visioni per aumentare la percezione del valore di una destinazione. Anche perché non prendere una scelta è comunque una scelta con ricadute economiche e sociali".
La strategia poi deve essere accompagnata da un posizionamento chiaro, una comunicazione puntuale e informazioni trasparenti, anche perché tra webcam e social è difficile nascondere eventuali criticità sul territorio.
"La gestione dell'Azienda per il turismo Dolomiti Paganella è stata, per esempio, brillante quando per ragioni manutentive è stato abbassato il livello del lago di Molveno", continua Bonazza. "E non si deve nascondere il momento complesso del lago di Tovel, ci sono opportunità per raccontare la storia, la biodiversità e quanto il Trentino fa per la salvaguardia dell'ambiente. Se la comunicazione è 'onesta', un ospite capisce e si adegua: se in questo momento c'è un problema legato alla siccità non è colpa di un ristoratore, di un rifugista o di un allevatore. Non si può evitare un fenomeno ma si possono spiegare le attività per tutelare un ecosistema, l'esperienza oggi conta di più e l'attenzione deve essere quella di non generare disservizi".
Oggi la richiesta del turista è sulla qualità e i territori sono chiamati a pensare, riflettere e riprogrammare alcune destinazioni. "Siamo nella fase delle emergenze continue: la tempesta Vaia, la pandemia Covid, la guerra in Ucraina, la crisi economica, l'inflazione e la siccità. Un momento estremamente complesso che richiede la capacità di interrogarsi su quello che vuole diventare una destinazione e la necessità di essere sempre più flessibili e ricettivi nel trovare soluzioni sostenibili dal punto di vista ambientale, economico e sociale. Le sfide devono essere affrontate e la partita è molto grande", conclude Bonazza.














