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| 20 ott 2023 | 20:19

"Insegnare l'italiano ci rende più sicuri", la Cooperativa Samuele sul taglio delle risorse per i corsi: "La padronanza della lingua significa conoscere e rispettare il territorio"

La riflessione degli insegnanti di italiano impegnati con la Cooperativa Samuele: "Tra i tagli sui servizi, il più difficile da comprendere è proprio quello dell'insegnamento di italiano. Si fa presto a dire sicurezza, diverso è creare le condizioni perché questa sia garantita"

"Insegnare l'italiano ci rende più sicuri", la Cooperativa Samuele sul taglio delle risorse per i corsi

TRENTO. "Insegnare l'italiano ci rende più sicuri". E' questo il messaggio della Cooperativa Samuele. L'accoglienza e l'integrazione, infatti, passano attraverso la conoscenza della lingua di un Paese. Ma ci sono grandi difficoltà, anche in Trentino, per gli effetti dell'introduzione della legge Cutro. Criticità che si inseriscono anche nella politica di poco sostegno del sistema portato avanti da piazza Dante. "Tra i tagli sui servizi, il più difficile da comprendere è proprio quello dell'insegnamento di italiano. Si fa presto a dire sicurezza, diverso è creare le condizioni perché questa sia garantita". 

 

Tra richieste in aumento e carenze di spazi, le realtà che offrono sul territorio i corsi di lingua sono in affanno. Nelle scorse settimane un allarme era stato lanciato dal Centro Eda di Trento (Qui articolo). Oggi è la Cooperativa Samuele a riportare le difficoltà dei richiedenti di protezione internazionale alloggiati alla Residenza Adige. "Un grippo composto per quasi la totalità da madri con bambini". E la Cooperativa Samuele riporta la storia di Ade, madre di 2 bimbi.

 

Riferimento per il tessuto trentino, la cooperativa ha inoltre un’esperienza pluriennale nell’organizzazione di corsi di alfabetizzazione e dell’insegnamento dell’italiano L2 in contesti di apprendimento eterogenei. "Si fa presto a parlare di sicurezza assumendo come riferimento solo il criterio di riduzione dei servizi - prosegue la Cooperativa Samuele - senza considerare quanto la padronanza della lingua significhi conoscere, rispettare e stare nel territorio con la sua storia, le sue norme e la sua cultura".

 

Ecco in forma integrale la riflessione degli insegnanti di italiano della Cooperativa sociale Samuele. 

 

Insegnare l’italiano agli stranieri ci rende più sicuri

 

Si fa presto a dire sicurezza, diverso è creare le condizioni perché questa sia garantita. Uno dei tagli di servizi più dirimenti e nefasti nell'ambito dell'accoglienza, a seguito dell’introduzione della nuova Legge n. 50 del 5 maggio 2023, è quello delle lezioni di italiano. E gli effetti di questa nuova norma nazionale si cominciano a vedere anche nella nostra Provincia: i richiedenti protezione internazionale in attesa di permesso di soggiorno alloggiati nella Residenza Adige di Trento, quasi la totalità madri con bambini, non potranno infatti più disporre del servizio di insegnamento di italiano.

 

Come però impedire agli stranieri che vivono nel nostro territorio l’apprendimento della lingua renda più sicuro il nostro territorio, è cosa difficile da capire. Ade, madre nigeriana di 2 bimbi che a giorni saranno finalmente inseriti nelle scuole elementari della città, dovrà seguire i figli a scuola, capire in che luogo si trova, gestire le sue faccende quotidiane, usufruire dei servizi di mobilità, cercare e svolgere un lavoro “provvisorio”, capire il mondo che la circonda.

 

Tutto questo senza poter leggere, scrivere, comprendere la lingua ed orientarsi nel territorio in cui, probabilmente, dovrà vivere anni in attesa del permesso di soggiorno. Come è naturale che sia, restringerà dunque i suoi rapporti alla cerchia del suo gruppo linguistico, cercando in quella comunicazione quel minimo di socialità che le consentirà di sopravvivere. Forse attenderà che siano i figli a insegnarle la lingua della scuola, il cui apprendimento sarà tuttavia rallentato da un contesto casalingo in cui l’italiano non si parlerà mai, addossando ulteriori responsabilità e fatiche sulle maestre della scuola che frequenteranno. Nel mondo scolastico sono tutti consapevoli, tra l’altro, che le difficoltà linguistiche quasi sempre coincidono con difficoltà nei comportamenti sociali.

 

Si fa presto a parlare di sicurezza assumendo come riferimento solo il criterio di riduzione dei servizi, senza considerare quanto la padronanza della lingua significhi conoscere, rispettare e stare nel territorio con la sua storia, le sue norme e la sua cultura. Non a caso il terzo articolo della costituzione recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. Forse, in attesa del permesso di soggiorno, il termine cittadina non interessa Ade. Peccato però che lei viva attualmente nella città di Trento.

 

Lo stop dell’insegnamento dell’italiano nella Residenza Adige, inoltre, probabilmente non è che un anticipo dell’interruzione del servizio di tutte le altre residenze e interesserà dunque un numero sempre più significativo di migranti che gravitano sulla comunità trentina. Migranti che, oltre al caso di Ade, hanno bisogno di diversi livelli di insegnamento e, non disponendo del servizio presso le residenze, si rivolgono ai centri per adulti della scuola, dove sono note le criticità.

 

Ne è testimone il Centro Eda di Trento, che ha visto questo anno il boom delle iscrizioni, molte delle quali non potranno essere accolte. È allora importante che nella sua preziosa autonomia la Provincia di Trento non sottovaluti tale problematica che può essere affrontata solo se si pianifica un sistema articolato di servizi, integrando con risorse "locali" dove necessario e non adattandosi alla logica nazionale di finta sicurezza e di miope risparmio. Così facendo non disperderà il patrimonio di servizi di rete per l’insegnamento dell’italiano L2 che, anche grazie a Cinformi, è già operativo a livello di Comunità di valle e micro-territori. Un servizio che per anni, grazie alla collaborazione tra istituzioni pubbliche e terzo settore, ha contribuito a garantire il vivere civile nei territori e con questo la sua sicurezza.

 

Cooperativa Samuele

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