La siccità spaventa il Bellunese e arrivano le ''zone rosse'', ''gialle'' e ''arancioni'' come per il Covid: ''Abbiamo 20 giorni grazie all'ultima pioggia e allo scioglimento della neve''
Poche precipitazioni e una rete idrica che perde il 70% della portata totale fanno tremare il Bellunese. Il presidente del Bim: "La situazione è precaria. Nell’ultimo anno e mezzo avremmo dovuto avere più del doppio della disponibilità attuale di acqua. Attivati 40 appalti per un investimento da 20 milioni per intervenire sulle infrastrutture"

BELLUNO. La siccità preoccupa il Bellunese, un'emergenza causata dalle scarse precipitazioni ma anche da un sistema idrico non ottimale: la rete perde circa il 70% della portata e sono stati attivati, tramite risorse del Pnrr, circa 40 progetti per limitare i danni. E si pensa a come mettere in campo alcune limitazioni per gestire la partita e l'acqua. Si pensa a un piano simile a Covid con le zone gialle, arancioni e rosse.
Ha il sapore di un film già visto, infatti, l’emergenza siccità che da mesi stringe in una morsa tutto il paese. Come già fecero Vaia e il Covid, la mancanza d’acqua pone anche il bellunese di fronte ad una situazione di assoluta eccezionalità.
Eccezionale perché colpisce un territorio da sempre abituato ad avere abbondanza di risorsa idrica e che non ha quindi mai dovuto far fronte a cali consistenti della sua disponibilità. Attilio Sommavilla, presidente di Bim Gsp, è netto nel delineare la portata dell’attuale stato di emergenza: "La situazione è precaria. Nell’ultimo anno e mezzo avremmo dovuto avere più del doppio della disponibilità attuale di acqua".
E come è successo per il Covid, anche l’emergenza siccità viene amplificata dalla gestione non ottimale dell’infrastruttura pubblica. La rete idrica perde circa il 70% della sua portata totale e per limitare queste perdite e far fronte all’emergenza Bim Gsp si è attivata con circa 40 appalti già avviati e interventi totali per 20 milioni di euro, frutto dei contributi del Pnrr. “Interveniamo lì dove le perdite sono più consistenti e nell’arco di 3 anni miriamo a ridurle di almeno il 35%".
Nella giornata di giovedì 13 aprile è programmata l’approvazione di una “ordinanza quadro” da parte del Consiglio di Bacino delle Dolomiti Bellunesi, l’ente a cui è affidata la pianificazione e il controllo della rete idrica e che è formato da tutti i sindaci del territorio su cui insiste.
L’ordinanza prevede l’istituzione di tre diverse zone di rischio, come per il Covid, ognuna con diversi gradi di limitazioni e comportamenti. Si va dalla zona gialla, che prevede il divieto assoluto di riempimento o ricambio dell’acqua per piscine private e limitazioni all’utilizzo dell’acqua dalle 6 alle 22 per annaffiare e nell’edilizia, passando per la zona arancione fino alla zona rossa. In zona rossa, che prevede un ulteriore grado emergenziale con la zona rosso scuro, non sarà possibile fare altri utilizzi dell’acqua al di fuori di quelli alimentari e per l’igiene della persona.
L’ordinanza mira a normalizzare la gestione dell’emergenza dando linee guida comuni ai sindaci per evitare una gestione disordinata come quella che si è avuta nei mesi scorsi. Attualmente, la quasi totalità del territorio provinciale ricadrebbe nella zona gialla. Su questo il presidente Sommavilla sottolinea la precarietà della situazione: “Siamo in un equilibrio fraglie. Le recenti piogge e lo scioglimento della neve invernale ci danno respiro, ma tra 15-20 giorni saremo comunque in zona arancione se le cose non cambiano".
Le misure ipotizzate hanno posto in stato di allarme artigiani e commercianti. Allo stato attuale sarebbe già impossibile eseguire attività edili dalle 6 alle 22, poi a partire dalla zona arancione si fermerebbero anche attività come gli autolavaggi, motivo per cui le associazioni di categoria si sono già mosse chiedendo la revisione di queste misure o ristori per le perdite che si subiranno.
Le sole ordinanze non saranno comunque sufficienti a risolvere il problema. “Ci affidiamo al senso di civiltà dei cittadini. In Italia si consuma in media molta più acqua per persona rispetto al resto dell’Unione europea, questo perché non siamo mai stati abituati a doverne gestire la mancanza. E' importante che si inizino a cambiare le abitudini e i comportamenti. L’acqua è un bene pubblico e gratuito, serve una nuova consapevolezza condivisa sul suo utilizzo", dice Sommavilla. E' amaro nel considerare quanto lo stato della rete idrica influisca sull’emergenza: “Se non avessimo le attuali perdite, probabilmente non saremmo in zona gialla”.












