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| 15 ott 2023 | 22:50

"Lasciate sole ad affrontare un dolore spesso sminuito", l'esperta sull'esperienza del lutto perinatale: "Manca supporto per le donne"

"Ci sono vari tipi di lutto legati alla maternità: anche il non riuscire a restare incinta può essere considerato tale. Gli aborti spontanei o quelli procurati sono dei lutti, sofferenze spesso sottovalutate. Il calore sociale viene a mancare soprattutto in questi casi. Ogni vissuto è unico e ogni perdita può risultare terribilmente dolorosa: è necessario cominciare a supportare in maniera più concreta le donne e le coppie che vivono queste esperienze"

"Lasciate sole ad affrontare un dolore spesso sminuito", l'esperta sull'esperienza del lutto perinatale

TRENTO. Il capitolo delle 'cose inaspettate', inevitabilmente parte del libro della vita, a volte riserva terribili sorprese. "I lutti sono un'esperienza molto individuale, momenti che andrebbero accompagnati con attenzione e sensibilità. Non si può fare una classifica del dolore e nemmeno avrebbe senso farla: ogni vissuto è unico". La perdita di un figlio sconvolge l'esistenza di chi resta, costretto a sorreggere (e affrontare) un duro peso. Si tratti di un aborto spontaneo o di una morte in culla. Ogni perdita può risultare terribilmente dolorosa. 

 

Il 15 ottobre è la giornata mondiale del lutto perinatale, tema del quale non molto si parla. Si tratta di un giorno dedicato alla sensibilizzazione del lutto che si sperimenta quando si perde un bambino durante la gravidanza, durante il parto o dopo la nascita: un'esperienza comune a molte donne che trova poco spazio nella nostra cultura. Un evento che segna profondamente non soltanto la donna ma anche il compagno o marito e chi sta loro accanto.

 

"Le variabili sono diverse: dipende dal momento della vita in cui si è, dalle risorse che si hanno - esordisce l'ostetrica Cristina Guareschi intervistata da Il Dolomiti -. Quale che sia la propria situazione, quando ci si ritrova a dover affrontare un lutto c'è bisogno di supporto, attenzione e sensibilità". Che spesso vengono a mancare, soprattutto quando si parla di aborti (spontanei e non) avvenuti nelle prime settimane di gestazione: "Capita a molte donne di sentirsi dire che è normale, che succede, che prima o poi andrà bene e si avranno dei figli, sminuendo un vissuto che non andrebbe 'affrontato' in questa maniera".  

"Ci sono vari tipi di lutto legati alla maternità - precisa l'esperta -. Anche il non riuscire a restare incinta può essere considerato tale. Gli aborti spontanei o quelli procurati sono dei lutti, sofferenze spesso sottovalutate. Il calore sociale viene a mancare soprattutto in questi casi. Al giorno d'oggi, alla donna vengono, in determinati casi, somministrate pastiglie per favorire l'espulsione dell'embrione (anche dopo un aborto naturale). Si viene subito rimandate a casa, lasciate da sole, sia dal punto di vista fisico che psicologico", fa notare l'ostetrica.

 

"Queste donne ma anche i papà (e più in generale la coppia ndr), andrebbero accompagnate e supportate in un momento delicato e doloroso - torna a sottolineare Guareschi che prosegue nella spiegazione -. Dalla 22esima settimana di gravidanza cominciamo a parlare di lutto perinatale". Un lutto che arriva "quando magari si aveva già tutto pronto, si era già fatto il corso pre parto e si erano fatti progetti che non avranno compimento". Un dramma "più riconosciuto dall'esterno (rispetto all'aborto ndr), ma non a sufficienza: gli aiuti per le coppie che lo attraversano a mio parere non sono abbastanza".

 

Per questo, l'associazione "Acqua che balla" di Trento ha deciso di creare un percorso per accompagnare in particolare la donna nella sua 'vita dopo il lutto', "quando si è costretti cercare di riposizionare il navigatore della propria esistenza". "La presenza dell'assenza", questo il nome dell'iniziativa, nasce per supportare "durante o in seguito ad un'esperienza di aborto, morte endouterina o lutto perinatale". 

 

Prevede tre appuntamenti, arricchiti dalla presenza di diverse professioniste, che accompagnano la donna in un momento di condivisione, di saluto all'anima del bambino, di individuazione di eventuali rimedi e pratiche di sostegno e di rielaborazione di quanto vissuto. Si parte da un incontro con l'ostetrica Guareschi per ripercorrere la storia, rileggere i dati clinici, comprendere quanto accaduto e accogliere il vissuto. "Rielaborare l'aspetto corporeo del lutto, piangere le lacrime non ancora piante ed esprimere come ci si sente".

 

Segue l'incontro con la naturopata Francesca Zeni, che verte sull'osservazione dello stato fisico ed emotivo della donna e sull'individuazione di rimedi naturali a supporto del passaggio che sta attraversando. Il percorso si conclude con un momento spirituale, al di là delle confessioni religiose, con la facilitatrice di rituali Elena Poli "per salutare il proprio bimbo o bimba". 

 

"A partire dalla perdita di un bambino fino alla maternità, all'allattamento e i tanti aspetti che abbracciano la genitorialità, credo che molto si potrebbe e si dovrebbe fare. Sia per chi desiderava diventare genitore e ha perso il proprio bimbo che per chi lo ha avuto ma affronta differenti difficoltà. C'è bisogno di abbandonare gli stereotipi e smetterla di sminuire. È giunta l'ora di cominciare ad accogliere e sostenere davvero ogni donna e il suo vissuto, che è unico".  

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