A 70 anni dalla morte di Degasperi: "Si portino le spoglie del grande statista al Pantheon con gli altri padri della patria: fu il primo capo dello stato repubblicano"
Pubblichiamo in forma integrale il contenuto di Maurizio Gentilini, storico e archivista trentino, attualmente al Dipartimento scienze umane e Patrimonio culturale del Cnr-Consiglio nazionale delle ricerche

TRENTO. Il 19 agosto di 70 anni fa moriva Alcide Degasperi, personalità annoverata tra i più grandi statisti politici dell'era contemporanea.

"Se presso le sedi competenti della Chiesa cattolica è in corso il processo canonico che dovrebbe/potrebbe portare lo statista alla gloria degli altari, le Istituzioni laiche potrebbero garantire a Degasperi una sepoltura che non tradisse i contorni della provvisorietà (che si riflettono dal 1954), individuando una collocazione con un'adeguata autorevolezza istituzionale". E la proposta è di spostare le spoglie dello statista al Pantheon.

Un estratto del contributo (sotto in forma integrale) di Maurizio Gentilini, storico e archivista trentino. Dopo aver lavorato all'Archivio Diocesano Trentino e all'Istituto Luigi Sturzo di Roma, attualmente è al Dipartimento scienze umane e Patrimonio culturale del Cnr-Consiglio nazionale delle ricerche. E' autore di numerose pubblicazioni e diversi saggi sulla storia delle biblioteche e degli archivi.
Nella lettera utilizza la forma storica di Degasperi, come registrato all'anagrafe a Pieve Tesino. Il leader della Democrazia cristiana ha guidato il governo italiano dal 10 dicembre 1945 al 19 agosto 1953. E’ stato inoltre il primo presidente del Consiglio dei ministri dell'Italia.

70 ANNI FA. DEGASPERI MORTO E SEPOLTO
Il 19 agosto di settanta anni fa, Alcide Degasperi moriva a Sella Valsugana. Decisamente scarsa l'attenzione riservata all'anniversario dalle cronache politiche nazionali, decisamente impegnate a descrivere le gesta di altri esponenti di governo difficilmente candidabili alla santità (Sangiuliano, Santanchè...).
Hanno fatto eccezione la lectio dell'arcivescovo di Perugia mons. Ivan Maffeis tenuta a Pieve Tesino (paese natale dello statista), incentrata sulla dimensione profetica del messaggio degasperiano, e la messa in suffragio tenutasi a Roma nella basilica di San Lorenzo fuori le mura, dove riposano le spoglie di Dagasperi, officiata da mons. Baldassarre Reina, vicegerente (e facente funzione del Vicario, attualmente vacante) della Diocesi del Papa. Una mostra e un dibattito a tema degasperiano anche al Meeting di Rimini, nelle sale dove un tempo era ospite fisso Giulio Andreotti.
Memorie ben diverse quelle legate ai giorni successivi la scomparsa di Degasperi, con l'omaggio spontaneo del popolo italiano, quando il treno che portava la salma (accompagnata dai familiari e dall'amico don Giulio Delugan, sempre in ginocchio) discese lentamente la penisola da Trento verso Roma, e due ali di folla in tutte le stazioni ne accolsero il passaggio. L’omaggio di un popolo che aveva riconosciuto l’opera dello statista trentino protagonista degli anni della ricostruzione postbellica e dell'edificazione delle fondamenta di un'unità europea all'insegna della pace e della solidarietà tra popoli e nazioni. Una testimonianza popolare che lo inscriveva in una dimensione della politica fuori dal comune, proiettando la sua visione del Paese e dell’Europa ben oltre i confini del Novecento.
Altrettanto imponenti i funerali, dopo i quali il feretro venne deposto nella cripta della basilica adiacente al cimitero del Verano. Quella sepoltura a San Lorenzo, luogo emblematico per Roma e la cristianità, si presta a una serie di interpretazioni di carattere politico, soprattutto per la storia dei rapporti tra Stato e Chiesa. A cominciare dal predicato che accompagna il titolo della basilica: “fuori le mura”. Quell’antichissimo tempio aveva subito i grandi bombardamenti alleati dell’estate 1943 ed era stato ricostruito dalle macerie: quasi una metafora della grande opera di ricostruzione dell’Italia dopo il dramma della guerra, possibile grazie alle scelte politiche e all’azione di governo di Degasperi.
In quello stesso luogo è sepolto Pio IX, il papa del Concilio Vaticano I, del "Sillabo" contro gli errori della modernità, del "Non expedit" che inibì la partecipazione dei cattolici italiani alla vita politica, della breccia di Porta Pia che tolse alla Chiesa e al pontefice il potere temporale. Pio IX aveva aperto la "questione romana", che con Degasperi (che lavorò intensamente alla definizione dell’articolo 7 della Costituzione) venne definitivamente ricomposta.
La bara con il corpo di Degasperi restò nella cripta di San Lorenzo in un sepolcro provvisorio per tre anni (ricevendo, tra le altre, la visita del neoeletto Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi il I giugno 1955). Solo nel 1957 e dopo le ferme e legittime proteste della famiglia (i cui contenuti sono giustamente avvolti nella riservatezza), la Santa Sede decise la sistemazione definitiva, sul lato sinistro del portico esterno del tempio, con la tomba opera di Giacomo Manzù.
Una soluzione comunque frutto di un compromesso, in quanto il papa regnante Pio XII aveva espresso il desiderio di essere sepolto in quella chiesa. Gli attriti di carattere politico e le recrudescenze della “questione romana” (soprattutto in ordine alla concezione della laicità dell’azione politica e in occasione delle elezioni amministrative del 1952) fra il pontefice e lo statista non erano mancati in quegli anni turbolenti. Contrasti che si riproponevano di fronte all’ipotesi della eventuale convivenza “post mortem” dei due personaggi nello stesso luogo.
Ipotesi che sfumò il 9 ottobre 1958, quando Pio XII morì a Castel Gandolfo (dove abitava la famiglia Degasperi) e venne sepolto in San Pietro.
Nel 1967 una grande statua di papa Pacelli venne eretta (grazie a una sottoscrizione promossa dal quotidiano romano Il Tempo) nel piazzale antistante San Lorenzo, per ricordare quando questi si recò a confortare la popolazione romana dopo il primo terribile bombardamento del quartiere. L'opera venne realizzata dallo scultore Antonio Berti (l'autore del monumento a Degasperi eretto a Trento nel '56), e raffigura il pontefice con le braccia aperte in atto di benedizione. La statua guarda al piazzale Tiburtino, dando le spalle alla vicina basilica del Verano. I due non furono dunque mai particolarmente vicini, ma non restarono nemmeno così distanti (pur non guardandosi)…
Al di là delle considerazioni, ormai confinate al dibattito storiografico, circa i confini e i perimetri di competenza tra Stato e Chiesa, il 70mo anniversario della morte di Degasperi potrebbe essere occasione di riflessioni e atti simbolici da parte delle autorità con sede sulle due sponde del Tevere.
Se presso le sedi competenti della Chiesa cattolica (segnatamente la Diocesi di Roma) è in corso il processo canonico che dovrebbe/potrebbe portare lo statista alla gloria degli altari, le Istituzioni laiche potrebbero garantire a Degasperi una sepoltura che non tradisse i contorni della provvisorietà (che si riflettono dal 1954), individuando una collocazione con un'adeguata autorevolezza istituzionale.
Una proposta da molti considerata degna e opportuna sarebbe la tumulazione delle spoglie di Degasperi al Pantheon, accanto ad alcuni dei cosiddetti “padri della patria” (in particolare delle arti e della cultura). Non dimentichiamo poi che nel 1946 (seppur provvisoriamente e ope legis) Degasperi fu il primo capo dello stato repubblicano. Dopo che anche le varie scuole storiografiche (non parliamo di quelle politiche, più o meno definitivamente estinte) hanno raggiunto un giudizio equanime sulla grandezza del personaggio, un richiamo e un tributo (anche simbolico, come sarebbe la sepoltura in quel luogo) alla sua statura politica e morale e al suo esempio appare sempre più opportuno e necessario.
Per dare una speranza rispetto alla modestia e alle miseria in cui il pensiero e l’azione politica sembrano essere irrimediabilmente caduti, per porsi alcune domande sulle cause di questo logoramento della cultura della res publica, per non cedere allo sconforto e guardare al presente e al futuro con occhio più critico ed esigente.
Maurizio Gentilini


















