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Belluno
09 marzo | 07:18

Dall'autonomia che non c'è alle minoranze linguistiche ridotte a folklore (VIDEO), un territorio in difficoltà in "Dolomiti: la (non) provincia italiana che sta scomparendo"

Le criticità e le potenzialità inespresse del Bellunese analizzate nel video “Dolomiti: la (non) provincia italiana che sta scomparendo” di NovaLectio. Le Dolomiti, Luxottica, il fenomeno dello spopolamento e il rischio di estinzione della lingua ladina in provincia di Belluno possano rappresentare un unicum in Italia

BELLUNO. L'autonomia come motore di sviluppo, la valorizzazione delle minoranze linguistiche come identità di un territorio e non ridurlo a semplice folklore e i confronti con Trentino e Alto Adige. Ma anche un referendum rimasto sulla carta, il Comune di Sappada che si è staccato per passare al Friuli e i problemi legati allo spopolamento, così come il paradosso che rischia di causare Luxottica rispetto al centro di Agordo.

 

Ecco “Dolomiti: la (non) provincia italiana che sta scomparendo” è il titolo evocativo di un video comparso il 7 marzo sul canale YouTube di NovaLectio, un canale di divulgazione culturale sulla piattaforma dedicato alla storia, alla geopolitica e alle questioni sociali, che analizza come le Dolomiti, Luxottica, il fenomeno dello spopolamento e il rischio di estinzione della lingua ladina in provincia di Belluno possano rappresentare un unicum in Italia e siano accomunati dall’errato governo del territorio dovuto alla mancanza dell’autonomia e alla non urgenza da parte di parte degli abitanti di “portarla a casa”.


Questo documentario è il risultato di una lettera che Nicola Cassisi, agordino insegnante di italiano, scrive ai gestori della pagina a fine 2023 per parlare dei temi appena descritti; da qui l’idea di farne un documentario coinvolgendo insieme anche a Davide Conedera (ricercatore agordino), Diego Cason (sociologo bellunese), Mirko Mezzacasa (direttore di Radio Più) e Beatrice Colcuc (ricercatrice di Colle Santa Lucia).

Autonomia, lingua ladina e spopolamento. Il ragionamento comincia con un report redatto dal Bard-Belluno Autonoma Regione Dolomiti e portato a Strasburgo, da una sua delegazione nel 2022, al gruppo europeo per le minoranze linguistiche proprio per parlare di autonomia di Belluno, spopolamento e rischio estinzione della minoranza linguistica ladina.

E Diego Cason, tra i fondatori del Bard e coautore del report della visita a Strasburgo, spiega che “il nostro modello regionale è imperfetto perché come regione ordinaria di fatto abbiamo autonomia solo sulla sanità mentre quelle autonome godono di un grado di autonomia legislativa, amministrativa e finanziaria in forza delle loro peculiarità storiche e territoriali, per il fatto di confinare con un altro stato estero o per la presenza di minoranze linguistiche al loro interno. I territori come il nostro, oggetto di tutto ciò, dovrebbero avere un governo vicino al territorio e alle sue comunità che sappia comprenderne i problemi e la loro natura”.

Facendo un passo indietro si nota in realtà che, nel 2012, la Regione del Veneto ha riconosciuto che la provincia di Belluno è un territorio alpino, transfrontaliero e abitato da delle minoranze linguistiche (ladina e cimbra) va da sé che dovrebbe godere di una particolare autonomia per il governo e la gestione del suo territorio e inoltre, in occasione del referendum per autonomia regionale fatto nel 2017 in Veneto, la provincia di Belluno ha fatto una consultazione parallela, per avere maggiori competenze e fondi, nella quale il 98,7% dei bellunesi ha votato a favore.

L’autonomia, a detta di Cassisi e Conedera, è un modello virtuoso di gestione della montagna basti vedere la provincia di Bolzano che ha saputo e potuto valorizzare il proprio territorio e può essere un esempio anche per Belluno che, con lo stesso grado di autonomia, potrebbe frenare il suo declino legiferando, indipendentemente dallo Sato, su cultura, urbanistica, turismo, trasporti e parchi e decidendo le politiche sanitarie, commerciali, educative e come gestire i propri fondi.

In merito poi alla lingua ladina (una delle 12 lingue minoritarie riconosciute dallo stato italiano) emerge il dato che il 28% dei bellunesi la parla nonostante si pensa che sia presente solo a Trento e Bolzano, forse perché lì viene insegnata nelle scuole e alla comunità ladina sono garantiti dei seggi nel consiglio provinciale mentre a Belluno si ha l’idea che il ladino sia solo folklore o dialetto e non lo si insegna nelle scuole. 

 

 

Non si dà alla minoranza un’adeguata rappresentanza politica e quindi non si alimenta una coscienza popolare, oltre che avere come effetto il fatto che Fodom, Col e Anpezo chiedono da circa 20 anni la riunificazione al Tirolo (dopo la separazione fatta nel 1923 da Mussolini) perché a Bolzano si sentirebbero tutelati come accade già per Gardena e Badia (da notare che oltre confine esiste addirittura Rai Ladinia canale della tv pubblica dedicato).

 

Belluno ha già perso nel 2017 Sappada perché in quella sede si è pensato di garantire maggiori tutele alla comunità germanofona accorpandola al Friuli. Praticamente, pensando di non riuscire a portare a casa l’autonomia, la soluzione facile è spezzettare la provincia “regalando” territori a province che già la possiedono.

Questa non specificità porta la provincia montana ad essere soggetta a spopolamento sia per denatalità, che in 20 anni ha fatto diminuire le nascite del 50% contando una perdita di 1700 abitanti solo nello scorso anno, sia per essere la quinta provincia dopo Enna, Agrigento, Isernia, Potenza per percentuale di under 30 che se ne vanno all’estero. Tutto ciò non fa tornare i numeri per il sistema educativo, decretando la chiusura delle scuole e degli asili, e per quello sanitario che con un progressivo invecchiamento della popolazione (già oggi il 30% sono anziani e solo il 12% sono giovani sotto i 15 anni) rischia di esplodere nel giro di qualche anno. Entrambi questi fattori spingono le famiglie esistenti a una discesa a valle per essere più vicini ai servizi.

L’abitabilità delle Dolomiti con Luxottica e turismo. Lo spopolamento viene in parte compensato da persone che arrivano da fuori provincia per lavorare ma il problema è che non trovano case in affitto, anche se in provincia ne abbiamo 89.000 vuote, perché molte di queste vengono affittate spot come locazioni turistiche in virtù del fatto che in 4 mesi rendono di più che con equo canone tutto l’anno.

Si pensi ad esempio a Cortina che ha solo il 30% delle case di ampezzani e il resto è di turisti o villeggianti. Anche su questo l’Alto Adige è intervenuto sul suo territorio, per contrastare la speculazione edilizia, vietando dal 2018 con una norma le seconde case in 25 comuni di modo da tutelare la reale vita dei paesi tutto l’anno.

Nonostante ciò il paradosso è che la provincia di Belluno intercetta meno del 7% degli arrivi turistici che vengono invece assorbiti oltre confine da Trento e Bolzano che hanno fatto del turismo un fiore all’occhiello con hotel di lusso, natura curata e servizi pubblici eccellenti derivanti anche da incentivi per ristrutturare le case e prendersi cura dei prati e i pascoli.

Tra quelli che arrivano qui per lavoro una buona fetta viene assorbita da Luxottica che sicuramente ha portato molti benefici agli abitanti agordini (avere il lavoro comodo a casa, con stipendi di un certo livello, welfare, weekend a casa, ferie a Natale e in estate) ma di contro ha fatto sì come dice Mezzacasa “che ad Agordo non si è più voluto fare altri lavori o aprire partite iva, affossando di fatto tutti gli altri settori e creando due comunità”.

“Agordo rischia di diventare un sobborgo o dormitorio di Luxottica con tante persone che arrivano da fuori, stanno qualche anno qui, si creano un fondo economico personale e poi se ne vanno non creando purtroppo volano economico, famiglia e servizi sul posto” ha commentato Davide.

Sostiene Cason che “si ha il desiderio di avere l’autonomia a Belluno ma non viene affrontato unitariamente né dalle persone né dalla politica perché il reddito medio è buono e quindi non si sente l’urgenza di poter avere di più. Se poi ci aggiungiamo il fatto che la nostra provincia è abitata da meno di 200.000 abitanti su quasi 5 milioni di veneti, va da sé che le scelte della regione vengono fatte a maggioranza da cittadini di pianura, che usano la montagna come una cartolina, operando scelte come piste da bob, impianti, strade larghe, panchine giganti ad uso loro ma inutili alle comunità di montagna che ci vivono” e ha concluso: “La comunità si crea da una varietà di lavori, ruoli, servizi dove ognuno può riconoscere sulla piazza sé stesso e gli altri perciò la soluzione probabilmente non sta nel cercare solo la propria salvezza ma lavorare insieme per quella di tutti”.

La critica partita dalla mail di un giovane ha reso un documentario che i bellunesi stanno condividendo in massa sui social e gruppi whatsapp e in un giorno il video ha contato oltre 220.000 visualizzazioni sul canale YouTube di NovaLectio in continua crescita. Che questa volta i bellunesi abbiano imparato la lezione e la critica stia diventando massa (critica)? Staremo a vedere.

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