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Due casi di Tbe nel Bellunese. Le zecche diventano indicatori del cambiamento climatico: via libera a un progetto Italia-Austria con un'App

L'obiettivo del progetto che coinvolge Bellunese, val Pusteria e Tirolo orientale è di analizzare e monitorare la distribuzione delle zecche tramite un’App specifica

Di Antonio Gheno - 20 aprile 2024 - 21:29

BELLUNO. Sono già due i casi di Tbe da zecca nel Bellunese, oltre agli interventi sugli animali domestici. Intanto via libera a un piano che coinvolge la Provincia di Belluno, il Tirolo Orientale e la val Pusteria per studiare questi artropodi quali indicatori del cambiamento climatico. Un punto sulla prevenzione e un focus sul progetto Interreg Italia-Austria è stato effettuato dall'Ulss 1 Dolomiti.

 

Il dottor Enrico Francione, del Servizio veterinario sanità animale, ha precisato subito che le zecche sul territorio, “Ixodes ricinus”, sono aracnidi il cui habitat ideale è rappresentato da aree boschive, prati, aree collinari o di montagna ma anche zone di pascolo urbane con un alto tasso di umidità, ambienti insomma che potrebbero aumentare nel corso dei prossimi anni anche a causa del cambiamento climatico.

 

Per andare a studiare la zecca come bioindicatore e se il cambio del clima inciderà sulla loro presenza e distribuzione sul territorio, sta partendo in questi giorni un progetto europeo, chiamato Monzec, che coinvolgerà il Tirolo orientale, la Val Pusteria e la Provincia di Belluno: durerà 30 mesi fino all'agosto 2026, sarà finanziato con un budget complessivo di 199 mila euro di cui 80 mila dedicati all’Ulss 1 Dolomiti. L'obiettivo è analizzare e monitorare la distribuzione delle zecche tramite un’App specifica attraverso l’attività delle Associazioni venatorie e la polizia provinciale.

 

Con la App le categorie coinvolte andranno a fotografare la zecca su un punto specifico della testa degli animali e poi questa immagine verrà analizzata per capire se la specie è sempre la stessa, dov’è maggiormente presente e da lì si potranno creare una serie di dati statistici e mappe aggiornabili oltre che andare sul luogo a prelevarne alcune per analizzare le malattie che le stesse trasmettono e se ne portano di nuove come per esempio la tularemia.

 

La dottoressa Valeria Mondardini delle malattie infettive ha spiegato le due principali malattie trasmesse dalle zecche, nello specifico la borelliosi e l’encefalite Tbe, e come vengono curate: nel caso della borrelia si è riscontrata la presenza nel 10% delle zecche adulte esaminate, si tratta di un batterio che viene curato con un antibiotico e può essere contratta più volte. Solitamente l’esordio avviene tra 1 e 5 settimane dalla puntura, si manifesta come un eritema generalmente nella zona della puntura, nel caso della malattia precoce localizzata, e causa un malessere generale con brividi, cefalea, dolori muscolo articolari ma mancanza di febbre alta nel caso della malattia precoce disseminata che però è rara. Se la malattia è tardiva può causare artrite, neuropatie sia al sistema nervoso centrale che periferico e lesioni cutanee.

 

La Tbe è stata trovata nel 2% delle zecche esaminate, il suo esordio avviene tra 4 e 28 giorni dalla puntura e si tratta di una malattia bifasica: nella prima fase viremica, che si estende a tutto l’organismo, causa febbre, cefalea, affaticamento, malessere e dolori muscolari ed articolari quindi sintomi simil influenzali ma fuori stagione. Nella seconda fase vi è un interessamento neurologico con febbre alta, cefalea intensa, meningite, encefalite, mielite, paralisi flaccida acuta. Si tratta di un virus e non vi sono cure farmacologiche ma terapie antinfiammatorie e di supporto per cui l’unica soluzione è la prevenzione vaccinale.

 

La diagnosi della Tbe può avvenire con Rm cerebrale che mostra anomalie nel 18% in caso di lesioni cerebrali, con Eeg che risulta anormale nel 77% dei casi, attraverso gli anticorpi riscontrati negli esami del sangue. E' causa di mortalità di 1-2% che si legge come un caso di decesso negli ultimi 30 anni a Belluno.

 

Al dottor Sandro Cinquetti, direttore del Dipartimento di prevenzione, la lettura dei dati statistici che mostrano, nel periodo 2020/2022, 48 casi di Tbe in provincia di Belluno che significano un 29% sul totale dei casi avuti nell’area veneta e si concentrano principalmente sui Comuni del Comelico e in parte del Cadore.

 

Se si guarda poi il grafico del periodo 2010/2023, dei casi di Tbe diagnosticati, si vede che la provincia di Belluno ha un numero di casi nettamente più alto delle altre dovuto anche al fatto che nell’Ulss 1 vi è una particolare sensibilità diagnostica, per esempio attraverso gli esami del sangue, che ha visto picchi di oltre 10 casi nel 2019 e 2022 e che sono il motivo per cui la regione ha reso il vaccino in provincia gratuito per i residenti.

 

La prevenzione dalle zecche avviene attraverso l’uso di abiti protettivi e di colore chiaro, dove si possono individuare chiaramente, restando all’interno dei sentieri, utilizzando repellenti, controllandosi a fine escursione e, se si trova una zecca sulla pelle, rimuoverla quanto prima con una pinzetta compiendo una trazione perpendicolare e un movimento rotatorio della stessa senza schiacciare la zecca e senza applicare poi alcol ma solo un disinfettante.

 

La vaccinazione anti Tbe si può effettuare nei Cvp a Salce, Feltre, Pieve di Cadore, compiendo un ciclo vaccinale con una prima dose, una seconda a 1-3 mesi e una terza a 6-12 mesi che vengono ricordate dall’ospedale con poi dei richiami ogni 3 o 5 anni da segnarsi autonomamente. L’efficacia al 100% è garantita dopo la terza dose ma chi comincia ora può trascorrere l’estate già con due fatte e quindi con una buona copertura.

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