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Belluno
09 giugno | 15:23

"Finita la monocoltura dell'occhiale, il turismo è la strada da percorrere per il territorio", al via la stagione sulle Dolomiti

Dopo la rassegna invernale, il ciclo estivo de "Le nuove Dolomiti" con il tour operator Welcome Dolomiti all'hotel Boite

BORCA DI CADORE. Arriva l’estate, apre la stagione turistica sulle Dolomiti bellunesi e ha aperto i battenti anche l’hotel Boite del villaggio di Borca di Cadore che nella prima settimana ha proposto, insieme al tour operator Welcome Dolomiti, il primo di una serie di incontri che vedranno sempre “Le nuove Dolomiti” come filo conduttore.

 

“Dopo il riscontro positivo avuto nella rassegna invernale, che ha consentito momenti di riflessione e dibattiti costruttivi - ha commentato Katia Tafner di Welcome Dolomiti - proponiamo anche per l’estate una serie di incontri che permetteranno di completare sempre più la panoramica su quelle che sono le nuove Dolomiti e come si vogliono vivere e far vivere. Quale location migliore se non l’hotel Boite di Borca che vede nel suo direttore Francesco Accardo una persona attenta al territorio e le sue realtà e che ha reso questa struttura alberghiera un punto di riferimento culturale per la Val Boite tanto da essere da poco eletto anche presidente della Pro Loco di Borca di Cadore".

 

A lei ha fatto eco lo stesso direttore che ha voluto precisare come la sua volontà sia che il villaggio e le sue strutture possano diventare sempre più un luogo non solo di ospitalità ma anche di cultura ed eventi attraverso l’organizzazione di conferenze, concerti, gare di bicicletta, matrimoni senza dimenticare di assecondare la forte richiesta di residenzialità che sta portando la stessa società a ristrutturare il residence del villaggio per avere disponibili tutto l’anno 45 appartamenti con 120 posti letto utili a chi ha bisogno magari per lavoro di stare in valle tutto l’anno.

 

A Gildo Trevisan, presidente del consorzio turistico Cadore Dolomiti, il compito di fare un focus sul turismo nelle nuove Dolomiti “come presidente di Consorzio posso cominciare dicendo che i consorzi hanno un ruolo importantissimo per il territorio perché sono utili a fare rete, di modo da ottimizzare le risorse, ma devono anche occuparsi di tematiche complesse quali la viabilità; le Dolomiti avrebbero le stesse potenzialità di Venezia ma la cosa che manca a noi è la comodità per il turista di raggiungerci. Venezia ha infatti un aeroporto internazionale, una stazione con l’alta velocità un’autostrada che da noi arriva neanche a Longarone. Il Tpl potrebbe essere una valida soluzione, se solo fosse strutturato a dovere, ma da noi ci ha pensato un imprenditore privato a creare Cortina Express per sopperire ad una lacuna pubblica e finché siamo messi così non si potrà mai fare il salto di qualità e puntare ad uno stabile turismo internazionale”.


Un altro tema che ha poi trattato riguarda le risorse economiche che, a suo avviso, nel territorio bellunese non mancano ma manca piuttosto la capacità di saperle sfruttare ed è la cosa che lo differenzia dall’Alto Adige dove, invece, la popolazione sa “lavorare di concerto e non come singole voci”.

 

Un’ultima riflessione è stata poi fatta sul senso di inferiorità che da sempre accompagna i bellunesi che negli anni hanno cercato di emulare le città non rendendosi conto che il turista che viene tra le montagne bellunesi non cerca la sua quotidianità ma piuttosto ha bisogno di relax, salubrità, cultura e tradizioni locali che sono la vera ricchezza e l’identità delle Dolomiti.

 

“Finita la monocoltura dell’occhiale - ha concluso Trevisan - che in questi anni ha già visto la discesa a valle dal Cadore a Longarone, per questioni logistiche e di decentramento, il turismo sarà una valida strada da percorrere in virtù del fatto che, essendo un settore complesso e formato da vari settori, non potrà mai considerarsi una monocoltura e quindi non sarà facile che subisca arresti”.

 

Questo cambio di passo e mentalità è emerso anche dagli altri due ospiti presenti all’incontro che hanno fatto notare come il territorio, più che di aiuti economici, abbia bisogno di cambiare mentalità, di avere autostima rendendosi conto delle sue unicità e del suo valore aggiunto e di essere aperto ai cambiamenti e all’innovazione.

 

La prima, Luciana Furlanis dell’azienda agricola Le Riede di Cibiana di Cadore originaria di Concordia Saggittaria, ha parlato di come la montagna sia un posto curante e che si prende cura delle persone e di come, a sua volta, lei curi la montagna coltivando in maniera naturale ribes nero, fragole, zucchine, fagioli, zafferano, origano, boccioli di tarassaco per fare confetture, sciroppi, prodotti in agrodolce. “La mia volontà, oltre l’azienda, è di riaprire la bottega del paese non solo come negozio ma come punto di incontro utile a tessere relazioni”.

 

Il secondo ospite, Alex Tomè del caseificio Tomè di Santo Stefano di Cadore, 24enne originario della marca trevigiana, ha fatto un focus su come ha deciso, dopo anni di lavoro in malghe e latterie del bellunese, di mettersi in proprio aprendo, dal 2 dicembre scorso a Casada, un caseificio che fa già 25 tipi di formaggio, commerciato fino al pordenonese, lavorando 20 quintali di latte a settimana proveniente solo dalla Val Comelico perché più salutare e contenente grassi saturi benefici. La sua attività si arricchisce poi di visite didattiche, degustazioni, eventi quali “l’alba con il malgaro”, tutte situazioni dove i clienti e visitatori possono vedere tutte le fasi della lavorazione.

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