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Belluno
09 luglio | 13:50

Il Senato elimina la parola "incuria" dalla legge sul Vajont, la FederBim: "E' stata fatta giustizia. Un riconoscimento alla battaglia delle comunità locali"

Il termine "incuria" è stato rimosso sulla legge della memoria del Vajont. Il presidente della Federim, Gianfranco Pederzolli: "Rimuovere la parola è un atto di giustizia verso chi ha sofferto e un riconoscimento delle battaglie locali per fermare i lavori che causarono la tragedia. Non è una semplice questione lessicale"

di Redazione

ROMA. E' stato rimosso il termine "incuria" dalla legge sulla memoria del Vajont. Una decisione unanime, una modifica che non è dovuta passare in Aula ma passata in sede legiferante per diventare automaticamente norma. Ora l'atto passa alla Camera per il nulla osta definitivo e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. 

 

Una modifica che arriva dopo anni di richieste da parte delle comunità locali e delle associazioni dei superstiti. Un atto di giustizia e di rispetto verso le quasi 2 mila vittima della tragedia del 9 ottobre 1963.

 

Tra i sopravvissuti, Mauro Corona ha sempre sostenuto che il Vajont fosse "una tragedia costruita dall'uomo". Ora le sue parole trovano un riscontro istituzionale nella decisione del Senato. Fino agli scorsi giorni, il termine "incuria" rappresentava una macchia sulla memoria di quella tragedia in quanto suggeriva una negligenza generica che minimizzava le reali responsabilità umane. I Comuni di Erto e Casso (Pordenone) e Longarone (Belluno) hanno combattuto per oltre dieci anni affinché questa parola venisse rimossa, supportati dalle associazioni dei superstiti.

 

"Questa non è una semplice questione lessicale", commenta Gianfranco Pederzolli, presidente di FederBim. "La parola 'incuria' rappresentava una ferita per le famiglie delle vittime. Rimuoverla è un atto di giustizia verso chi ha sofferto e un riconoscimento delle battaglie locali per fermare i lavori che causarono la tragedia".

 

Il presidente di FederBim ricorda anche il ruolo cruciale che ha giocato l'ente subito dopo la tragedia. "Il Consorzio Bim Piave di Belluno riunì in plenaria tutti i comuni che ne facevano parte per una relazione del presidente sulle attività messe in atto nel dopo tragedia, compresa la valutazione dei danni e le iniziative politiche da assumere a tutela delle popolazioni colpite. A questa assemblea fu tra gli altri invitato l’allora presidente della Federazione, il quale promise che all’assemblea nazionale dei Consorzi Bim, che si sarebbe tenuta l’indomani a Riva del Garda, avrebbe proposto (e poi ha in effetti ottenuto) la devoluzione di un fondo di solidarietà da parte dei Consorzi Bim di tutta Italia tramite l’utilizzo dei sovracanoni Bim da questi incassati”.

 

Nel 1953, passati 10 anni, "L'anno in cui la legge 959 istituì l’indennizzo alle popolazioni di montagna stravolte dalla costruzione delle dighe per la cattura dell’oro bianco delle Alpi, l’acqua che serviva per produrre energia. Dopo anni di battaglie sociali e politiche, la legge 959 oltre all’indennizzo istituì i Bim: prima forma aggregativa dei comuni di montagna".

 

Da quel momento la Federazione si è impegnata a proteggere e far rispettare la legge 959/53. "Troppo spesso elusa e ignorata, rappresenta invece un faro di lungimiranza. Ancor prima del Vajont, intercettava le paure e i malumori delle popolazioni di montagna nei confronti di un idroelettrico che si poneva in modo predatorio", continua Pederzolli. "Oggi, il paradigma deve cambiare e sta cambiando. Grazie alla visione comune e al dialogo con i territori e i produttori, Federbim vuole promuovere una nuova fase dell'idroelettrico, una fase generativa".

 

Il presidente della FederBim enfatizza inoltre l'importanza della collaborazione: "Non possiamo continuare a non porci domande. È fondamentale collaborare, e questo è possibile, come dimostrato nell'evento Federbim di Bologna dal titolo Energia e comunità – il ruolo dell’idroelettrico nel futuro dei territori montani".

 

Durante il convegno Stato, produttori, enti locali e accademici esperti nel settore hanno condiviso la stessa visione, dimostrando che una cooperazione efficace può portare a soluzioni sostenibili e rispettose delle comunità locali.

 

La Federbim, che l'ottobre scorso ha ricevuto il premio "I Murazzi - alla memoria di Gianfranco Trevisan" dal sindaco di Longarone Roberto Padrin, ha commentato: "Abbiamo partecipato al memoriale insieme al presidente della Repubblica e a molte altre autorità. È stato un momento di grande commozione e riflessione, rinnovando il nostro impegno a non dimenticare".

 

La rimozione del termine "incuria" dalla legge sulla memoria del Vajont è stata proposta dal segretario della Lega del Friuli Venezia Giulia, Marco Dreosto, è è stata approvata senza necessità di passare per l'Aula, un segno della sua piena condivisione bipartisan. Ora il provvedimento passa alla Camera dei deputati per l'approvazione definitiva.

 

"Questa decisione rappresenta una vittoria simbolica ma importante per le comunità colpite dalla tragedia del Vajont, che finalmente vedono riconosciuta la verità storica: non fu semplice incuria, ma una serie di gravi errori umani a causare uno dei disastri più tragici della storia italiana", conclude Pederzolli.

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