In Trentino una piccola collezione di trattori d'epoca (FOTO). Alla Tenuta San Leonardo un viaggio nell’evoluzione agricola: c'è anche il mitico Testa calda
Una collezione a Borghetto d'Avio Collezione per ribadire lo slogan dell’azienda: "La terra è l’anima del nostro mestiere". Coltivare per migliorare la produzione agronomica, valorizzare il vino, coinvolgere la comunità agricola locale con stimoli e interpretazioni innovative

AVIO. I trattori tengono banco e tentano di salire sul palco di Sanremo. Una protesta agricola contro tante scelte europeiste, senza troppo badare al rispetto futuro dell’habitat. Guidano trattori mastodontici, per ampliare la protesta, per far rumore e dunque guadagnare spazio mediatico. Trattori come strumenti di comunicazione, attrezzi decisamente diversi dal ruolo che la meccanica aveva sempre avuto: alleviare la fatica.
In Trentino custodisce una piccola "conservatoria" trattoristica: quella dei marchesi Guerrieri Gonzaga, allestita con grande cura nei locali dellaloro fascinosa Tenuta San Leonardo, a Borghetto d’Avio.
Collezione per ribadire lo slogan dell’azienda: "La terra è l’anima del nostro mestiere". Coltivare per migliorare la produzione agronomica, valorizzare il vino, coinvolgere la comunità agricola locale con stimoli e interpretazioni innovative. Sfruttando proprio le macchine rurali.
Nell’hangar sono sistemati una ventina di trattori d’epoca. Affiancano una misurata - seppur ampia: quasi 1.000 pezzi - esposizione di attrezzi agricoli. Tutti legati all’evoluzione socio colturale della Vallagarina e del nobile casato dei Guerrieri Gonzaga. Una dinastia che ha sempre coinvolto i suoi collaboratori. Fiducia ripagata. Operano in azienda cantinieri e curatori di viti che rappresentano talvolta tre generazioni di convinti dipendenti, operatori che non nascondono il loro entusiasmo per le mansioni in voga a San Leonardo.

La modernità dell’azienda è caratterizzata da modernissimi sistemi di sfalcio delle erbe infestanti, ma anche i metodi per salvaguardare quelle utili al sovescio, forbici meccaniche per sfogliare, pure "scavallanti" per una vendemmia meccanizzata. Ma la passione per il rombo dei trattori d’antan è immutabile, sia per il marchese Carlo come per suo figlio Anselmo.
Sfoggiano archetipi di mezzi meccanici che possono essere interpretati come prototipi. Il passato che sfida il futuro, sempre nel massimo rispetto del lavoro del contadino, del vitivinicoltore in primis. Macchine per nulla dormienti. In occasioni speciali riescono perfettamente a sbuffare. Ritmo e sonorità, timbri sonori che hanno il carattere stesso del costruttore. Ogni mezzo è mantenuto in perfetta funzionalità. Almeno per quanto concerne il motore.

Ammirarli è come compiere un viaggio a ritroso nell’evoluzione agricola. Il trattore diciamo più vecchio è un Fordson del 1917. Il marchio richiama il fatto che Ford e Ferguson a quei tempi erano associati. Non ha ruote gommate, una potenza di 22 cavalli, 4.000 di cilindrata e funziona a petrolio. Nella rimessa non mancano altri esemplari, a partire da una collezione di Landini e di Fiat, esemplari degli anni ’30, con un raro Derring Farmall che in questi mesi compie 100 anni. E ancora: Ferguson, Eron e il mastodontico, spettacolare Landini.
Non un trattore diciamo normale: è il mitico Testa calda. Subito una precisazione: nulla a che spartire con l’indomito leader della Cgil. Testa calda perché l’accensione del motore - con un solo enorme pistone - prevedeva una procedura alquanto complicata, diciamo primordiale. Per farlo partire si doveva arroventare un blocco di ferro posto sotto la testata del motore. Una volta che il fondo era sufficientemente caldo, manovrando con il braccio il volano - pesantissima ruota fissata a lato del mezzo - si procedeva azionando il pistone, sfruttando la pressione del volano. Non era operazione semplice. Quasi sempre replicabile, fino a quando il motore liberava il suo scoppio. Con fragore e fumata liberatoria.
Trattori d’altri tempi e ora il tempo dei trattori. Su autostrade e vie cittadine. Pure in moto verso scenografici palchi canori. Con scopi mediatici, sfruttando share altosonanti e attori di stampo internazionale. In una kermesse scenografica decisamente meno affascinante del rombo di una Testa calda.












