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Bolzano
12 novembre | 17:28

"Intrecci di vite", nel cuore del Merano WineFestival si raccontano i grandi protagonisti del mondo vitivinicolo: "Fiore all'occhiello della 33°edizione"

I quattro appuntamenti esclusivi hanno messo in dialogo, in preziosi percorsi di riflessione e degustazione con moderatori d'eccellenza tra cui Oscar Farinetti, alcune delle icone del mondo del vino italiano: Maurizio Zanella e Vittorio Moretti, Donatella Cinelli Colombini e il Barone Francesco Ricasoli, Silvio Jermann e Hans Terzer. Infine i fratelli Riccardo e Renzo Cotarella, rispettivamente presidente nazionale e internazionale degli enologi e amministratore delegato dell'azienda vinicola Marchesi Antinori, nonché fondatori dell'azienda "Famiglia Cotarella"

"Intrecci di vite", nel cuore del Merano WineFestival si raccontano i grandi protagonisti del mondo vitivinicolo

MERANO. “Intrecci di Vite”. Basterebbe il titolo per riuscire ad afferrare l’essenza dei quattro eventi di exclusive tasting che, nel cuore della 33esima edizione del Merano WineFestival, hanno animato – sabato 9 e domenica 10 novembre – l'affascinante cornice del Castello Principesco, mettendo in dialogo alcune delle figure più rappresentative del mondo vitivinicolo italiano, riunendole attorno ad un tavolo in preziosi percorsi di "riflessione e degustazione”.

 

E per cifrare lo spessore di questa mini-rassegna dedicata all’eccellenza – organizzata in collaborazione con la società trentina Liber Group – è opportuno soffermarsi sulla caratura degli ospiti, approdati nella città del Passirio grazie agli oltre quarant’anni di esperienza e di rapporti preferenziali con l’universo enologico nazionale del presidente e fondatore Marco Scartezzini.

 

Si è partiti con i rispettivi fondatori di Ca’del Bosco e Bellavista, le due aziende più rappresentative della Franciacorta: ad incontrarsi, guidati dall’imprenditore e fondatore di Eataly Oscar Farinetti, sono stati Maurizio Zanella, giunto a Merano addirittura nel giorno del suo compleanno, e Vittorio Moretti. Lo stesso Farinetti ha poi tessuto le trame del dialogo tra Donatella Cinelli Colombini – fondatrice del "Movimento del turismo e del vino" e già presidente dell'Associazione Nazionale Donne del vino – con il suo Brunello di Montalcino e il Barone Francesco Ricasoli, titolare di Castello di Brolio, con il suo Chianti Classico. A seguire, nella giornata di domenica, è stata la volta di due icone delle zone più vocate alla produzione dei vini bianchi italiani: Silvio Jermann dell’omonima cantina – protagonista con vini unici e mai commercializzati, rispettivamente dedicati ai compleanni e al 65esimo anniversario di matrimonio dei genitori – e Hans Terzer con un’attenta selezione del vino icona della cantina St. Michael-Eppan: l’Appius.

 

L'ultimo e attesissimo appuntamento di “Intrecci di Vite”, anch'esso come tutti gli altri organizzato con il supporto della Banca per il Trentino Alto Adige-Bank für Trentino-Südtirol, ha visto invece sedersi al tavolo, guidati nel dialogo dalla maestria della wine comunicator Simona Geri, i due fratelli Riccardo e Renzo Cotarella, da decenni punti di riferimento e protagonisti a livello nazionale e internazionale dell’enologia italiana e rispettivamente presidente nazionale e internazionale degli enologi e amministratore delegato dell'azienda vinicola Marchesi Antinori, nonché fondatori nel 1979 dell'azienda umbra "Famiglia Cotarella", che unisce tre generazioni nel segno del vino.

 

Ed il momento è di quelli che si possono definire memorabili: non era infatti mai successo in passato che i due fratelli si raccontassero in questi termini, intrecciando le loro storie professionali e personali in oltre due ore in cui le varie riflessioni si sono alternate alle degustazioni di due vini di "Famiglia Cotarella" – il Cervaro della Sala e il Montiano, proposti in diverse annate – e ai delicati brani musicali proposti dall'arpista Barbara Plattner.

E così ad emergere sono stati alcuni spunti interessanti, che hanno messo in luce la cifra di due strade "parallele" e che non si sono mai sovrapposte seppur, come confermano Renzo e Riccardo Cotarella, "da sempre ci confrontiamo umanamente e professionalmente, completandoci a vicenda". E poi come "stare insieme è sempre stato un elemento di forza nell'ottica di creare utili sinergie, pur nel rispetto degli elementi di riservatezza dovuti al fatto di lavorare per aziende diverse". E sull'onda dei ricordi, il salto nel passato di Renzo Cotarella è di quelli che non t'aspetti: "La mia passione era la chimica e Riccardo, nel Natale del 1972, mi regalò il primo volume di un'enciclopedia di quella materia in cui mi diplomai. La scelta di intraprendere questa via è stata invece sicuramente ispirata da mio fratello e dalla morte di nostro padre che era un viticoltore appassionato".

 

Sull'onda del passato si passa poi al presente, e alla scelta dei vini proposti per la degustazione. "Il Cervaro della Sala è il primo vino che mi ha dato soddisfazione, quello a cui sono più legato – spiega Renzo Cotarella – e che ha contribuito, anche nel percorso con Antinori, nel far capire che al di là della tradizione nel settore sono fondamentali anche gli elementi d'innovazione, dal momento che non esisteva infatti, prima di questo vino, uno Chardonnay coltivato in Umbria".

 

Un discorso analogo, spiega Riccardo Cotarella, vale per il Montiano, vino nato nel 1993 e frutto di un taglio di uve Merlot impiantate in una terra tradizionalmente vocata ai vitigni bianchi: "Un progetto d'innovazione a cui sono molto legato perché ha dimostrato una mia idea, cioè che il vino è frutto dell'uomo, della sua cultura e delle sue sperimentazioni".

 

E, di degustazione in degustazione, ad emergere sono i tratti salienti dei vini nei calici e della loro evoluzione, e a farsi largo sono alcune riflessioni che si riannodano su alcune convinzioni, tra cui quella che "tramite il prodotto l'obiettivo sia sempre stato quello di riuscire a dare continuità alle generazioni" e che comunque un vino debba sempre riuscire ad esprimere "l'annata, il suo territorio, il vitigno e lo stile", con la sua "precisione che è sempre contraddistinta dal suo carattere".

 

E tra riflessioni a 360° gradi che spaziano dal cambiamento climatico, fattore che evidentemente influenza il settore e da affrontare con preparazione, al tema dell'approccio delle nuove generazioni al mondo del vino, la conclusione torna poi ad intrecciare binari professionali e famigliari, parlando della nuova generazione – con la figlia di Riccardo, Dominga, e quelle di Renzo, Enrica e Marta – che negli ultimi anni ha assunto la guida dell'azienda di famiglia.

 

"Mettere il proprio nome su un prodotto impone anche un approccio qualitativo ed etico che deve tener conto di questo aspetto – viene spiegato dai fratelli Riccardo e Renzo – ed è stata una scelta naturale ma non scontata. Non c'è stato un cambiamento bensì un'evoluzione naturale che ha formalizzato solamente la loro presenza all'interno dell'azienda".

 

E al termine di un appuntamento intenso, e a certi tratti emozionante, c'è spazio per una battuta dei protagonisti che esprimono felicità per la loro partecipazione, sottolineando l'unicità di un evento come il Merano Wine Festival: "Il nostro intreccio di vite è stato ed è straordinario ed avere la possibilità di raccontarlo qui ci rende estremamente felici: è stata un'occasione per farci conoscere anche nella nostra sfera più personale. Possiamo dire che lo spirito del festival abbraccia quello che negli anni ci ha caratterizzato con la voglia di guardare sempre al futuro, non costruendo muri bensì abbattendoli. Ed il risultato è un evento incredibile anche dal punto di vista sociale, dal momento che le persone si possono approcciare con naturalezza e con piacere al mondo del vino e a tutte le sue sfaccettature".

 

E a sottolineare l’unicità di "Intrecci di Vite" è proprio il presidente e fondatore del Merano WineFestival Helmuth Köcher, che lo definisce il "fiore all'occhiello" dell'intero evento.

 

"Questo perché prende vita in un luogo storico come il Castello Principesco che di per sé, in settecento anni di storia, ha rappresentato un vero intreccio di culture – osserva Köcher –  e fonderlo con queste grandi storie è qualcosa di veramente magico. Sedersi in una sala che alle pareti ha appesi i ritratti dei diversi reggenti protagonisti della storia del territorio, per ascoltare voci significative della contemporaneità, fa sì che si crei un ponte tra passato, presente e futuro che, in estrema sintesi, è il concetto che delinea i tratti del Merano WineFestival. La volontà è quella di portare Merano nel mondo, e viceversa, e in quest'ottica i fratelli Cotarella sono emblematici: si tratta di due grandi personaggi che hanno scritto la storia del vino a livello nazionale e internazionale, valorizzando la viticultura italiana".

 

Il pensiero conclusivo, e non poteva essere altrimenti, spetta al presidente e fondatore di Liber Group Marco Scartezzini, che ha tessuto le trame di un’iniziativa che rappresenta una novità assoluta all’interno della splendida cornice del Merano WineFestival.

 

"La collaborazione è iniziata già nella scorsa edizione e quest'anno, giocando sul concetto di 'intrecci', abbiamo messo a confronto alcuni vini e personaggi che sono a tutti gli effetti icone nazionali conosciute nel mondo – spiega Scartezzini – e questo non solo organizzando semplici degustazioni, ma facendo incontrare grandi esperienze e storie. Questo è stato possibile anche grazie alla collaborazione con Euregio Media Group e l'esempio dei fratelli Cotarella è significativo: il fatto che abbiano scelto di presentarsi qui e con questa modalità è un riconoscimento importante per il nostro lavoro e per il festival, che punta a creare connessioni anche a livello regionale, oltre che nazionale e internazionale, unendo due territori che hanno tanti punti di contatto pur nella loro diversità"

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