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Bolzano
28 ottobre | 19:26

Merano WineFestival, da 'scintilla' geniale a colosso dell'enogastronomia. Il presidente e fondatore Köcher: "Ogni edizione una novità, fondamentale il dialogo regionale"

Il presidente e fondatore del Merano WineFestival Helmuth Köcher, a pochi giorni dal taglio del nastro della 33esima edizione, ripercorre la storia dell'evento "più glamour" del settore enogastronomico e che dall'Alto Adige guarda al mondo: "Non può essere considerato una fiera, perchè apre democraticamente le porte a piccoli e grandi produttori, nazionali e internazionali, e ad essere proposte sono solo le eccellenze certificate"

Merano WineFestival, da 'scintilla' geniale a colosso dell'enogastronomia

MERANO. "Come tutti i grandi successi, il Merano WineFestival affonda le radici in una storia semplice, il cui cardine è stata la curiosità che mi ha caratterizzato fin da bambino e che mi ha portato ed essere un pioniere con la voglia di andare sempre avanti, con lo sguardo puntato verso il futuro". E con grande attenzione al presente e al passato, aggiungiamo noi: ma questo lo scopriremo poi. Non nascondiamo un briciolo di stupore nell'ascoltare le prime parole con le quali Helmuth Köcher - presidente e fondatore del Merano WineFestival, nonchè unico amministratore di Gourmet’s International, la società che gestisce il marchio di eccellenza The WineHunter che organizza l'evento - ci accoglie nel suo ufficio per una chiacchierata che vuole essere un vero e proprio viaggio nella storia di quello che può essere considerato l'evento più glamour, su scala internazionale, del settore enogastronomico.

 

Giunto alla sua 33esima edizione e in programma nella città del Passirio dall'8 al 12 novembre (scopri tutti i dettagli, QUI ARTICOLO), il Merano WineFestival quest'anno interroga tutti gli attori del settore con la domanda “Quo Vadis?”, proponendo un confronto tematico sul futuro della viticoltura alle prese con le sfide della sostenibilità, dell’innovazione e dell’apertura internazionale. Questa l'essenza, a cui seguono i numeri di un Festival che si preannuncia memorabile: più di mille espositori, oltre 3 mila vini in degustazione, 250 etichette nella WineHunter Area, oltre 5.400 WineHunter Awards, 39 masterclass, 32 showcooking ed un summit caratterizzato da diversi talk. E poi le novità: i premi WineHunter Stars a sette personalità di spicco che hanno illuminato il mondo del vino - Gianna Nannini, Oscar Farinetti, Viviana Varese, Riccardo Cotarella, Anna Scafuri, Stefano Vitale e Valentina Bertini – e gli esclusivi incontri di “Intrecci di Vite”, organizzati in collaborazione con la società trentina Liber Group nella splendida cornice del Castello Principesco, con il dialogo" tra le due province che si concretizza anche nel supporto della Banca per il Trentino Alto Adige – Bank für Trentino-Südtirol, official sponsor del Merano Wine Festival.

 

Dopo aver illustrato tratti salienti dell'edizione 2024, Helmuth Köcher sottolinea subito un concetto fondamentale: "Il Merano WineFestival non può essere considerato una fiera, dal momento che apre democraticamente le porte a produttori nazionali e internazionali, sia grandi che piccoli, basandosi esclusivamente sui concetti di qualità ed eccellenza: ogni anno le nostre quindici commissioni valutano più di 8 mila vini e centinaia di prodotti gastronomici, a cui viene attribuito un punteggio. E ad essere invitati sono solamente i produttori selezionati, che possono esporre solamente i prodotti considerati appunto, sulla base del punteggio, eccellenti".

 

Vien da sè, come specifica Köcher, che il Merano WineFestival non voglia assumere i connotati di un "evento di massa", bensì di un appuntamento in grado di coinvolgere un pubblico selezionato che possa entrare in dialogo attento con i produttori, in un contesto "esclusivo, elegante ed assolutamente elitario". E proprio questo ambiente offre una garanzia: la possibilità di dare grande spazio al tema della narrazione del prodotto, dell'attività del produttore e, di conseguenza, anche del territorio, generando un intreccio di linguaggi e culture in grado di portare Merano e il Trentino Alto Adige nel mondo, e viceversa.

 

E proprio questa filosofia ha rappresentato la chiave del successo per un evento che negli anni ha creato un effetto volano per il territorio, che si è attivato anno dopo anno "accompagnando" il successo del Merano Wine Festival: "Tutto è stato creato nel 1992, partendo da zero e senza alcuna architettura istituzionale, e negli anni sono riuscito a portare e mantenere l'evento su livelli altissimi, tutelando le sue peculiarità e integrandolo nel tessuto meranese e altoatesino. Noi siamo andati avanti, e attorno a noi il territorio si è mosso ed è 'cresciuto' in autonomia, generando una rete di collaborazioni non concordate a tavolino".

 

Ed ora, dopo trentatrè anni, sono i numeri ad arrivare prima di ogni parola: "L'indotto economico portato sul territorio dal Merano WineFestival, evento trainante per la città, è calcolato in circa 10 milioni di euro all'anno, ai quali si aggiunge quasi un milione legato alla sfera della comunicazione che continua per 365 giorni all'anno e che permette a Merano di identificarsi, e di essere identificata a livello internazionale, con il Festival". E "sfogliando" i tratti di quella che il tempo ha certificato come una "geniale intuizione", il balzo alle origini è un passaggio obbligato. Quando e come è nato il Merano WineFestival?

 

"Tutte le grandi idee affondano sempre le radici nella storia e nel passato delle persone, e anche in questo caso è stato così" spiega Helmuth Köcher che, nato nel 1959, sceglie di arrivare al punto partendo dalle sue origini: "Anche se in famiglia ho avuto una figura di riferimento d'ambito, ovvero mia nonna che è cresciuta in un'azienda vitivinicola lavorando inoltre come cuoca al servizio di nobili famiglie, l'enogastronomia non è stato il mio primo interesse. Dopo gli studi ho iniziato a lavorare a ventun anni in Comune come dirigente, e quell'esperienza professionalmente difficile per un giovanissimo qual ero, e che è proseguita per parecchi anni, mi ha lasciato la voglia di provare sempre a superare gli ostacoli che la vita ci pone davanti". Questa lunga premessa, specifica, è d'obbligo per arrivare al capitolo successivo: "Mi sono innamorato del vino nel corso di un viaggio a Bordeaux, dove ho avuto modo di conoscere e apprezzare i vini del posto, e la scintilla che mi ha portato ad intraprendere un percorso 'oltre ogni limite' è scattata in quel momento".

 

E così, assieme a quattro amici, trentatrè anni fa nasce l'idea di organizzare un evento a Merano per invitare i produttori, provenienti da tutto il mondo, sul territorio: "Siamo nell'agosto del 1992 e, a tal fine, creammo l'associazione Gourmet Club organizzando la prima edizione all'Hotel Palace con 50 invitati. A quel tempo non esistevano mail o messaggi e le chiamate si facevano con il telefono a gettoni, e questo fa sorridere, ed il nostro obiettivo era quello di creare un confronto tra i soggetti coinvolti, senza farsi troppe domande". E l'idea è geniale, dal momento che "a quel tempo il territorio meranese non era particolarmente vivo" e "ci innestammo in quest'alveo non con un evento turistico, ma con un'iniziativa di grande qualità".

 

Ad essere sottolineata da Köcher è poi un'altra brillante intuizione, che poi ha preso piede in molte altre iniziative analoghe e sorte negli anni sulla scia del Merano WineFestival, che non è errato definire come evento capofila assoluto d'ambito: "Pensammo di semplificare la procedura di degustazione, utilizzando un solo calice per assaggiare tutti i vini. Sebbene ora si veda praticamente ovunque, è stata una nostra invenzione e alla base c'è un pensiero non banale: gli ospiti in questo modo hanno una grande libertà logistica, e questa semplificazione contribuisce a liberare il pensiero al fine di garantire un'efficace narrazione sia dei prodotti, ma anche del background dei produttori".

 

A questo punto Helmuth Köcher si interrompe, invitandoci a seguirlo al piano superiore della sede della società Gourmet’s International. Se inizialmente non ci è chiaro il motivo, arrivati a destinazione lo comprendiamo perfettamente: appesi ad una parete ci sono i manifesti, disposti in ordine cronologico, di tutte le edizioni del Merano WineFestival dal 1992 ad oggi. E il racconto, di anno in anno, e di manifesto in manifesto, prosegue: "Quando tutto è iniziato eravamo in quattro soci, e tutti svolgevamo altri lavori oltre ad impegnarci nella realizzazione dell'evento. Poi nel corso degli anni, per diversi motivi, sono rimasto solo al timone, e nel duemila ho deciso di lasciare il mio lavoro per dedicarmi completamente a quest'attività".

 

Ad essere spiegato è come ci siano volute più edizioni per affinare l'evento, che nel 2001 ha assunto definitivamente la denominazione di "Merano WineFestival", per cristallizzare quell'essenzialità comunicativa e il tratto internazionale che lo contraddistingue: "Di edizione in edizione siamo cresciuti, tenendo però ben saldo il timone, sulla scia dei nostri obiettivi". Qualità ed eccellenza, appunto, con la voglia di proporre un festival che, mantenendo la sua coerenza di fondo, di anno in anno sapesse rinnovarsi non perdendo mai di vista l'evoluzione dei tempi, sia dal punto di vista strutturale che comunicativo.

 

Ci prendiamo quindi la licenza di definirlo un Merano WineFestival "sempre lo stesso, sempre diverso" e le parole Köcher, che entra nel merito di come negli anni sia riuscito ad alzare sempre più l'asticella, vanno nella stessa direzione: "Vedo ogni edizione come una novità che tiene conto dell'evoluzione del mercato, selezionando e anche proponendo nuovi prodotti e trend: ogni anno invento un focus in grado di lanciare messaggi costruttivi ed il tema attuale del cambiamento climatico lo testimonia. Ho voluto metterlo in evidenza perchè non va sottovalutato: chi conosce l'uva sa benissimo che questa ha bisogno di condizioni ottimali per crescere, e non si può quindi ignorare il fenomeno".

 

Dopo questa virata sulla stretta attualità, Helmuth Köcher spiega come il Merano WineFestival sia arrivato nel tempo a rappresentare un meccanismo perfetto a livello internazionale, con venti ambasciatori mondiali che lo promuovono ad ogni latitudine e una rete istituzionale altamente sviluppata: "Emblematico è il fatto che da tre anni esista anche un Merano WineFestival in Georgia, culla storica della cultura vitivinicola, e questo si affianca naturalmente alle innumerevoli sinergie instaurate su scala globale".

 

Un ultimo sguardo - e non poteva che essere altrimenti per chi da anni si fa promotore di quella che a tutti gli effetti rappresenta una "missione culturale" - il presidente e fondatore del Merano WineFestival lo lancia direttamente al futuro, sottolineando l'importanza di sviluppare sempre più articolate sinergie e un dialogo approfondito anche in regione, come ad esempio l'inedita collaborazione con la Banca per il Trentino Alto Adige – Bank für Trentino-Südtirol, che ha con convinzione aderito e sostenuto il progetto e la filosofia del Merano WineFestival, la partecipazione attiva della società Liber Group di Trento con il ramo d'azienda Liber Experience, oltre ad altre realtà di spiccata professionalità.

 

"L'obiettivo non può che essere l'instancabile ricerca è la scoperta dell’eccellenza, di quella qualità in grado di distinguersi rendendosi unica nel tempo – conclude Helmuth Köcher – e non si può che pensare alla promozione di un'attenta visione anche a livello regionale. Fondamentale è sviluppare temi di autenticità e sostenibilità, promuovendo un lavoro di squadra tra i vari soggetti, istituzionali e non, che possono essere coinvolti nella creazione di sviluppi e proiezioni. Naturalmente queste passano da un'attenta pianificazione e dalla volontà di raggiungere insieme nuovi traguardi".

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