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Belluno
20 settembre | 10:31

Lo sci nella storia: da oggetti solo per gli spostamenti a sport per il turismo di massa: nel '32 i primi 30 maestri nel 2007 arriveranno a 15.000

Alla fine dell’ottocento, lo sci comincia a diventare anche turistico, merito della popolarità che lo scrittore britannico Arthur Conan Doyle da a questo sport avvicinandosi allo sci durante i suoi soggiorni in Svizzera dovuti alla villeggiatura per motivi di salute di sua moglie. Qui si procura degli sci norvegesi e comincia ad allenarsi sulla collina vicino all’hotel compiendo poi un tour sciistico da Davos ad Arosa

BELLUNO. E’ ripreso dopo la pausa agostana il ciclo di conferenze “Parole di neve”, curato dal Collegio Regionale dei Maestri di Sci del Veneto, che vede ogni terzo mercoledì del mese fare presso la Casa dei Maestri di Borgo Prà un focus su un argomento legato alla montagna e al mondo dello sci. Nell’ultima puntata, del 18 settembre, si è parlato di "Maestri di sci: lavorare sulla neve dai primi del '900 ai giorni nostri" grazie ad una presentazione di Ruben Salerno maestro di sci laureato in storia contemporanea a Ca Foscari di Venezia e che ha dedicato la sua tesi proprio alla storia dello sci. Il relatore ha iniziato la sua spiegazione ponendo l’attenzione sulle fonti delle sue ricerche che sono state legate alla consultazione di archivi, anche se uno che raggruppa tutta la storia dello sci al momento non esiste, e all’approfondimento della storia legata a racconti ed interviste.

Andando a ritroso nel tempo si è potuto vedere che lo sci nasce come mezzo di trasporto per consentire a delle popolazioni, in zone fredde, di spostarsi ed esistono delle evidenze archeologiche che ne verificano la presenza in tutto il mondo in paesi quali la Norvegia, l’Alaska, la Russia, il Canada e l’Asia a partire da 6000 anni avanti Cristo a prova del fatto che “lo sci fa parte della storia umana”. Anche le fonti letterarie ne confermano la storia millenaria, basti guardare allo Shanhai Jing scritto tra il 206 e il 25 avanti Cristo o Strabone che ne parla tra il 14 e il 23 dopo Cristo o ancora Procopio di Cesarea che nel VI secolo parla di questo modo di spostarsi, fino ad arrivare a Francesco Negri che nel corso del ‘600 scrive delle prime istruzioni per sciare oltre che descrivere l’oggetto come largo non più di un piede e lungo 8 palmi, circa 220 centimetri. Curioso anche il fatto che “Snowshoe” Thomson, di origini norvegesi, per 13 anni usò gli sci per fare corrispondenza postale in America.

Dal XV secolo gli sci diventano anche mezzi per combattere ed anche nello scorso secolo vi sono varie battaglie documentate fatte su sci quali il Fronte dei Vosgi tra tedeschi e francesi nella Prima Guerra Mondiale, la guerra d’inverno del 1939-40 dove i finlandesi ritardarono l’avanzata sovietica o ancora le operazioni “Grouse” e “Gunnerside” dove nel febbraio del 1943 il British Commandos fece un attacco alla fabbrica “dell’acqua pesante” utile ai tedeschi per la produzione della bomba atomica; episodio che cambiò le sorti della guerra.

E’ solo nei primi del ‘900 che lo sci, da solo mezzo di trasporto, inizia a diventare uno sport grazie a personaggi come Sir Arnold Lunn, sciatore, alpinista e scrittore, che negli anni crea pubblicazioni e pratiche ad hoc: nel 1911, ad esempio, crea la “Roberts of Kandahar Challenge Cup” diventata poi la FISI World Cup dal 1966, nel 1913 scrive “Ski-ing” un manuale di sci, negli anni 20 inizia a creare la definizione di sci nordico e alpino e nel 1922 inventa lo slalom, le 2 manches e le gare a tempo e poi ancora nel 1923 crea il primo “Woman Ski Club” e l’anno successivo fa nascere la FIS e i Giochi Olimpici invernali a Chamonix che dal 1936 ospitano nel programma anche lo sci alpino ed infine scrive nel 1952 “The story of skiing” volume più completo presente ad oggi sul mondo dello sci.

Alla fine dell’ottocento, lo sci comincia a diventare anche turistico, merito della popolarità che lo scrittore britannico Arthur Conan Doyle da a questo sport avvicinandosi allo sci durante i suoi soggiorni in Svizzera dovuti alla villeggiatura per motivi di salute di sua moglie. Qui si procura degli sci norvegesi e comincia ad allenarsi sulla collina vicino all’hotel compiendo poi un tour sciistico da Davos ad Arosa. Entusiasta della sua impresa ne scriverà appassionando la nobiltà inglese a questa pratica. Ma è proprio la necessità di accompagnare nobili inesperti sulla neve, affinché non si facciano male, che fa sì che nel tempo si crei la figura del maestro di sci che inizialmente segue vari stili in base alla nazionalità: Sondre Norheim cra il telemark, Matthias Zdarsky lo “Stemmbogen”, Hannes Schneider lo “Stemm Cristiania”, Anton Seelos la "Roulade Virage” fino a Zeno Colò che inventa la “posizione a uovo”. Tutte queste tecniche vedono dal 1951 la creazione dell’Interski un convegno nazionale dove maestri da tutto il mondo si incontrano per capire come far evolvere lo stile di sci.

Dando uno sguardo alla situazione italiana si può vedere che i primi due maestri certificati sono dei norvegesi che nel 1905 vengono incaricati dall’esercito di formare le truppe alpine. Nel 1932 si vedono i primi 30 italiani abilitati scelti tra aspiranti di tutta Italia; nello stesso anno si creano le prime due scuole di sci di Cortina e Sestriere cui segue il regolamento delle scuole di sci nel 1947 e poi le regole della divisa nazionale nel 1955 e lo sviluppo della tecnica italiana tra il 1956 e il 1959. In questa prima fase il numero di maestri cresce in maniera esponenziale arrivando a 200 nel 1949. Nel 1963 si è già a 2000 maestri che quadruplicano in soli 20 anni nel periodo in cui il comparto vede negli anni 70 momenti di scontro e tensioni che si risolvono con la legge quadro del 1991. La fase in cui siamo oggi inizia nel 1991 e vede nel ‘95 la creazione del collegio nazionale, l’avvento del carving, del freeski e dello snowboard e il numero di maestri in Italia che raggiunge il suo picco nel 2007 con 15000 abilitati. Oggi sono diminuiti di 1000 unità e i comprensori sciistici si stanno ridimensionando, anche a causa dei cambiamenti climatici, ma tutto sommato l’attività è ancora sulla cresta dell’onda e i maestri italiani sono un 10% del numero totale mondiale.

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