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"Neve e cambiamento climatico: quale energie per il futuro?", una riflessione sulla transizione green e gli impatti delle azioni umane sull'ambiente

L'incontro si inserisce nella rassegna "Parole di neve", una serie di appuntamenti per creare dei momenti di riflessione e di formazioni sui temi legati al mondo dello sci. Ospiti dell'evento il professore Massimo Masi e l'ingegnere Piero Danieli dell'Università di Padova

Di Antonio Gheno - 21 giugno 2024 - 17:24

BELLUNO. Ha avuto luogo nei giorni scorsi nella Casa dei Maestri di sci, a Borgo Pra di Belluno, la seconda conferenza della rassegna “Parole di neve” che vede da maggio scorso un appuntamento fisso tutti i terzi mercoledì del mese, agosto escluso, con il fine di creare dei momenti di riflessione e formativi su temi più o meno legati al mondo dello sci e della neve.

“Neve e cambiamento climatico: quali energie per il nostro futuro?” il titolo della conferenza che ha visto come relatori il professore Massimo Masi e l’ingegnere Piero Danieli dell’Università di Padova spiegare, prima in forma più tecnica e poi più pratica, cos’è l’energia e che uso ne fa l’umanità ieri e oggi.

Il professor Masi, premettendo che oggi “va molto di moda parlare di ambiente e di cosa si deve e non si deve fare e che però alla fine bisogna confrontarsi con i numeri”, ha fatto un trascorso dell’essere umano facendo notare che nella civiltà rupestre l’uomo viveva solo di caccia e raccolta “consumandopoca energia e diluita in un tempo lungo ma andando avanti nei millenni e i secoli l’uomo si è poi dedicato alla pastorizia, all’allevamento, all’agricoltura cominciando a produrre di più, dedicarsi ad altre attività, oltre la sopravvivenza, e consumando quindi più energia in tempi sempre più ridotti. La svolta si è avuta con la rivoluzione industriale, momento in cui l’uomo ha iniziato a fare uso su larga scala di energie fossili portando negli ultimi 200 anni ad una crescita esponenziale della popolazione e rendendo ogni individuo dei paesi industrializzati sempre più energivoro con conseguenti elevate emissioni di CO2 mai registrate prima.

Proprio la CO2 si dice sia responsabile del cambiamento climatico e dell’innalzamento delle temperature e guardando i carotaggi fatti per vedere la concentrazione della stessa negli strati del terreno, e confrontando la concentrazione con i dati relativi alle temperature, si è visto che i due grafici vanno di pari passo confermando la correlazione tra clima ed emissioni.

L’energia consumata dalla popolazione in rapporto con quelle che sono le risorse del pianeta viene invece calcolata da degli enti che ogni anno individuano per ogni paese l’overshoot day che indica la data nell’anno in cui teoricamente un paese finisce le sue risorse a disposizione per quell’anno. In generale oggi si stima che per gli stili di vita della popolazione mondiale sarebbero necessarie quasi di terre.

Fatte tutte queste premesse si è andati a vedere come le diverse risorse disponibili, a parità di peso, diano una resa energetica e si è visto che, ad esempio, per un’unità di misura di MJ su chilo dal sole si estrae uno 0,2 MJ su chilo mentre dal gasolio 42 MJ su chilo e dal gas 48 MJ su chilo il che vuol dire che se si prende un'auto che deve fare 100 chilometri, serviranno 5 litri di carburante oppure 500 metri quadri di pannelli fotovoltaici per ricaricarla.

L’ingegnere Danieli ha motivato così il fatto che col fotovoltaico non si possa fare impianti centralizzati ma occorra sfruttare in modo capillare i tetti delle case per rendere questa tecnologia utile anche se tutt’ora il 90% dell’energia che viene consumata in generale deriva dal fossile e il fotovoltaico non potrà mai sostituire una percentuale così alta anche per il problema di dare picchi di energia a metà giornata e andare a zero in assenza di sole costringendo ad aggiungervi dei sistemi di accumulo.

Da tutto ciò la riflessione che se si vuole operare una transizione energetica lo si debba fare applicandosi nel consumare meno energia piuttosto che cercare diversivi sul come produrla modificando il proprio stile di vita con buone pratiche apparentemente insignificanti ma che possono fare la differenza: se si prende un ipotetico paese di 800 abitanti e tutti quotidianamente abbandonano i monopattini elettrici muovendosi a piedi, dimezzano il loro tempo sui social e canali di intrattenimento e consumano acqua del rubinetto invece di quella in bottiglia, in un anno si riuscirebbe a dare energia ad altre 260 persone. La conclusione dell’incontro è stata quindi che una transizione realistica abbina lo sviluppo delle energie rinnovabili con un vivere più consapevole da parte di ogni singolo.

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