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Belluno
14 ottobre | 17:50

Come rendere le periferie competitive e attrarre i giovani, dall’innovazione all’alta formazione: “Non si tratta di rinnegare il passato, ma di valorizzarlo”

A quali condizioni possiamo creare ecosistemi competitivi nei territori periferici? È questa la domanda al centro di una ricerca scientifica presentata oggi durante un convegno della Camera di commercio Treviso-Belluno Dolomiti. Diversi gli spunti concreti per rilanciare lo sviluppo delle aree interne, che non possono più contare né sulla sola vocazione manifatturiera né sul turismo

BELLUNO. A quali condizioni possiamo creare ecosistemi competitivi nei territori periferici? È questa la domanda al centro di una ricerca presentata oggi durante un incontro della Camera di commercio Treviso-Belluno Dolomiti. “Si è trattato di un percorso di quasi due anni basato anche sull’ascolto delle imprese dei nostri territori e delle associazioni di riferimento. Gli elementi raccolti trovano sintesi in questo convegno, che lancia una sfida impegnativa ma necessaria per stare al passo con i cambiamenti globali”, spiega il presidente Mario Pozza.

 

Una domanda in realtà non nuova. Il Dolomiti ha infatti ampiamente trattato il tema, al centro ad esempio del progetto Belluno Sinergy Lab (qui l’articolo) e dell’agenda di Confindustria Belluno Dolomiti, che ci ha spiegato l’importanza di una filiera dell’alta formazione (qui l’approfondimento). Con il convegno di oggi si aggiungono i dati di questa ricerca, realizzata dall’Osservatorio economico con il supporto scientifico dell’Università Ca’ Foscari Venezia e il contributo finanziario dell’Ente camerale. “Mi fa molto piacere - afferma Ivo Nardi, presidente dell’Osservatorio - presentare una ricerca che non solo rende consapevoli degli scenari globali, ma fornisce indirizzi per governare il cambiamento. Non è qualcosa che abbiamo calato dall’alto, perché nasce anche dall’ascolto dei territori: abbiamo intervistato 30 aziende capo filiera nelle province di Treviso e Belluno e svolto 4 focus group mettendo a confronto quasi 40 imprese artigiane. Inoltre, abbiamo realizzato 5 workshop su temi (investimenti esteri, turismo sostenibile, alta formazione, servizi per l’ambiente e previsioni demografiche) che caratterizzeranno i prossimi anni, accentuando la difficoltà di reperimento di personale”.

 

Tre infatti le tendenze da cui sono partiti i ricercatori. Anzitutto il fatto che stanno crescendo i divari, in termini di attrattività per giovani e imprese, tra le grandi città e le regioni periferiche, tra le quali la montagna bellunese. In secondo luogo, la constatazione che la vocazione manifatturiera non è più sufficiente ad assicurare sviluppo e occupazione: la crescita tecnologica rischia infatti di ridurre la competitività di un territorio che punta solo al tradizionale “saper fare”. In altri termini, significa che le competenze ad alto valore aggiunto, come ricerca, marketing e finanza, vanno nelle metropoli, e con esse talenti e investimenti esteri, mentre sul territorio rimangono solo lavori operativi, che i giovani tendono a non voler fare se ancorati a quella tradizione (qui le parole di Confartigianato).

 

Infine il turismo: per quanto importante, nemmeno questo basta da solo a rilanciare lo sviluppo delle aree interne, oltre a portare con sé fenomeni come overtourism e affitti brevi che creano tensioni sui prezzi di beni essenziali, a partire dalla casa.

 

Per questo è ormai indispensabile ragionare sulla competitività e su come dare ai giovani una motivazione per arrivare e restare, offrendo loro la possibilità di esprimere la loro creatività e mettere in pratica le loro abilità tecnologiche. “Certo - continua Pozza - si fatica a pensare che sia a rischio un modello di sviluppo che ha assicurato prosperità per quarant’anni, ma il compito di chi fa ricerca è prefigurare scenari e identificare minacce e opportunità. Non si tratta di rinnegare il passato, ma di comprendere come valorizzarlo al meglio e al tempo stesso cosa cambiare, per non cadere nella tentazione di accontentarci. Credo sia questo il lascito più importante della ricerca e del convegno: avere una base di indirizzo per quello che sarà il nuovo ciclo amministrativo regionale”.

 

Diversi gli spunti concreti emersi, da una maggiore spinta all’innovazione tecnologica nelle aziende all’attrazione di investimenti esteri, dalla centralità della formazione tecnica e universitaria allo sviluppo di servizi urbani e una politica per la residenzialità. Banalmente, se il territorio attrae lavoratori e studenti ma non fornisce loro una casa, servizi sanitari capillari e una viabilità funzionante, se ne vanno di nuovo.

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