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| 26 mar 2024 | 09:19

"Quest'ultima tratta mi ha messo a dura prova, soprattutto psicologicamente", dopo oltre 2mila chilometri, Barone annuncia la fine del suo viaggio: "E' stato stupendo"

"Quest'ultima tratta è stata pura avventura ma psicologicamente la parte più estenuante. La concentrazione che ho cercato di mantenere era sempre al massimo. Con il timone e il Gps di emergenza non funzionanti sapevo che se finivo in acqua in una situazione fuori dal mio controllo avrei avuto pochi minuti prima di andare in ipotermia, ma alla fine ce l'ho fatta". Dopo oltre 2mila chilometri fra bici, slitta e sci e kayak, Lorenzo Barone ha annunciato la fine del suo viaggio, conclusosi a Capo Nord

"Quest'ultima tratta mi ha messo a dura prova, soprattutto psicologicamente"

NORVEGIA. Si è conclusa dopo diversi mesi di fatica, ma anche di soddisfazioni e ricordi da custodire per sempre, l'incredibile avventura del cicloviaggiatore Lorenzo Barone, che ha modificato il percorso finendo il proprio viaggio a Capo Nord: "Prima di partire - rivela tirando le fila di quanto è stato - consideravo questo percorso e le varie modalità come un semplice allenamento vicino casa, per poi tentare progetti più grandi ed ambiziosi".

 

"Pedalare oltre 2000 chilometri e trainare la slitta con gli sci per un mese attraverso le montagne della Svezia nel periodo più buio e più freddo dell'anno con minime di -33 gradi tra dicembre e febbraio è stato sicuramente un buon allenamento - prosegue -. Ritrovarsi da solo, in un ambiente che spesso sembrava sconfinato, circondato da paesaggi spettacolari, valli, montagne, aurore boreali, laghi e fiumi ghiacciati è stato stupendo". 

 

L'uomo si è decisamente superato dopo aver affrontato 1.600 chilometri in sella alla sua bici risalendo dalla Germania su per la Svezia e la Norvegia per poi sciare e spingere una slitta per altri 750 chilometri spingendosi sempre più a nord finché non ha indossato una tuta stagna e ha cominciato la terza parte del suo viaggio, in kayak. Una tratta, quest'ultima, che sarebbe dovuta essere di altri 1.000 chilometri ma che Barone ha deciso di ridurre viste le condizioni trovate sul campo (siamo nell'Oceano, tra blocchi di ghiaccio, bufere, onde e acqua gelata).

 

"Quest'ultima tratta in kayak - tiene non a caso a sottolineare- è stata pura avventura ma psicologicamente la parte più estenuante. La concentrazione che ho cercato di mantenere era sempre al massimo, soprattutto durante le 16 traversate effettuate tra fiordi e isole. Con il timone e il Gps di emergenza non funzionanti sapevo che se finivo in acqua in una situazione fuori dal mio controllo avrei avuto pochi minuti di tempo prima di andare in ipotermia. Le storie che mi hanno raccontato i norvegesi, di persone con piccole imbarcazioni che escono lungo la costa e spariscono nell'oceano non mi hanno aiutato molto a rilassarmi e forse è stato meglio così".

 

E conclude (ora che il suo viaggio è giunto al termine): "In questi mesi ho accumulato ulteriori conoscenze non solo sui materiali e sulle tecniche che ho cercato di perfezionare, ma soprattutto sulla risposta della mia mente e del mio corpo a determinate situazioni e condizioni. Credo sia il momento di pianificare un'avventura che vada oltre tutto ciò che ho fatto fino ad ora, ma servirà del tempo".

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