"A volte i delfini si avvicinano al kayak, sbucano dall'acqua soffiando e mi fanno compagnia. Sto vivendo una delle esperienze più dure ma intense della mia vita''
Prosegue l'incredibile viaggio di Lorenzo Barone, giunto al suo ottantacinquesimo giorno d'avventura: "A volte i delfini si avvicinano al kayak, sbucano dall'acqua soffiando e mi fanno compagnia. Ogni sera devo strizzare i vestiti sudati che indosso all'interno della tuta stagna e al mattino li rimetto umidi e freddi"

NORVEGIA. Prosegue l'incredibile viaggio del cicloviaggiatore Lorenzo Barone, giunto al suo ottantacinquesimo giorno d'avventura. Si è già messo alle spalle centinaia di chilometri: ha risalito Svezia e Norvegia in sella alla sua bici per 1.600 chilometri e poi ha sciato e spinto la slitta per altri 750. Ora sta affrontano l'ultima, forse più emozionante, parte della sua impresa (1.000 chilometri in kayak protetto da una sola tuta stagna) cominciata circa due mesi fa nel nord della Germania a Flensburg.
Per ora, ha macinato un centinaio di chilometri fra i fiordi, non senza difficoltà, tanto che qualche settimana fa aveva deciso di modificare il proprio percorso, scegliendo di trainare in alcune zone il kayak a piedi per evitare tratti in 'mare' troppo esposti o lontani dalla terraferma: "Negli scorsi giorni ho trainato il kayak a piedi per 7 chilometri fino al villaggio di Langfjordbotn dove l'ho lasciato per qualche ora per andare nella città di Alta a ritirare il pacco con la tenda e la stufa a legna che ho ordinato la settimana scorsa", ha fatto sapere Barone sui social.
Un viaggio durante il quale lo sportivo ha avuto diverse preoccupazioni ma anche piacevoli soprese: "A volte i delfini si avvicinano al kayak, sbucano dall'acqua soffiando e mi fanno compagnia. Ogni sera devo strizzare i vestiti sudati che indosso all'interno della tuta stagna e al mattino li rimetto umidi e freddi". La stufa a legna ritirata ad Alta servirà proprio per scaldarsi ed asciugare a dovere i vestiti.
"Quando ho deciso di affrontare questa tratta in kayak nel nord della Norvegia - ha concluso - avevo paura di aver "esagerato" e di pentirmi della mia scelta. Ho senz'altro vissuto alcuni momenti di paura durante le traversate e probabilmente ne affronterò altri durante le prossime settimane, ma non posso nascondere che si sta rivelando come una delle esperienze più belle e intense della mia vita. A volte, protetto tra i fiordi, sotto di me si forma come uno specchio d'acqua e le vette delle montagne ai miei lati si riflettono al suo interno creando uno spettacolo surreale".
Un'avventura che prosegue alla volta di Vardø che, se tutto va bene, il cicloviaggiatore raggiungerà nel giro di qualche settimana. Quelle a venire, saranno giornate dure, visto il maltempo previsto per i prossimi giorni fra "piogge e neve".












