Colto da una tempesta "con venti a 130 chilometri all'ora" vede delle ombre scure in lontananza (VIDEO): "Così sono stato 'accolto' in un camion militare"
"Il kayak ha iniziato a prendere velocità e ad essere governato non più da me, ma dal vento. In lontananza ad un certo punto ho visto delle ombre scure, erano i camion dei militari, anche loro fermi, bloccati nella tempesta. Mi sono avvicinato e mi hanno fatto entrare". Prosegue l'incredibile viaggio di Lorenzo Barone, che con il suo kayak si sta avvicinando sempre più a Vardø: "Sarà più impegnativo del previsto"
NORVEGIA. "Ieri sono ripartito da Kvalsund ed ho deciso di modificare il percorso tagliando la penisola di Prosanger a piedi trainando il kayak. Percorsi i primi 16 chilometri sono arrivato sull'altopiano dopo Skaidi dove mi sono trovato all'interno di una tempesta con venti che stando alle previsioni meteo norvegesi hanno raggiunto i 126 chilometri orari. Non vedevo più nulla". Racconta così una delle ultime giornate del suo incredibile viaggio Lorenzo Barone, cicloviaggiatore che ormai da tempo si sta cimentando in un'impresa davvero straordinaria (giunta quasi al termine).
Si è già messo alle spalle centinaia di chilometri: ha risalito Svezia e Norvegia in sella alla sua bici per 1.600 chilometri e poi ha sciato e spinto la slitta per altri 750. Ora sta affrontano l'ultima, forse più emozionante, parte della sua impresa (1.000 chilometri in kayak) cominciata un paio di mesi fa nel nord della Germania a Flensburg.
Negli scorsi giorni Barone ha modificato il proprio percorso, scegliendo di proseguire per un tratto a piedi anziché attraverso l'Oceano: "Percorsi i primi 16 chilometri (trainando il kayak) sono arrivato sull'altopiano dopo Skaidi dove mi sono trovato all'interno di una tempesta con venti a 126 chilometri orari: non vedevo più nulla - riferisce in un post di aggiornamento pubblicato sui social -. Circa dieci minuti dopo aver girato questo video (DI SEGUITO) il kayak ha iniziato a prendere velocità e ad essere governato non più da me, ma dal vento, scivolava sulla neve in orizzontale e non ne avevo più il controllo, in alcuni momenti mi strattonava e in altri mi veniva addosso".
E prosegue: "A pochi metri da me ad un certo punto ho visto delle ombre scure, erano i camion dei militari, anche loro fermi, bloccati nella tempesta. Mi sono avvicinato e mi hanno fatto entrare nel camion dicendomi che ero fuori di testa. Abbiamo chiacchierato per un'oretta facendo amicizia e appena c'è stata la finestra di tempo per ripartire ho visto che avevano caricato il kayak sul camion di fronte, obbligandomi a tornare a Skaidi dato che anche la strada nella direzione in cui stavo andando era chiusa".
Il cicloviaggiatore spiega ancora: "Forse un signore mi darà un passaggio per tornare nel punto dove ho incontrato i militari dato che c'era un cartello stradale al quale avevo legato il kayak ed ho salvato la posizione sul telefono, poi continuerò fino a Oldelfjord, villaggio dove sarei già dovuto arrivare - conclude -. Se avessi proseguito in kayak seguendo la costa mi sarei ritrovato nell'oceano con onde di quasi quattro metri senza più nessuna via di uscita. Questo tratto di circa 460 chilometri che mi separa da Vardø sarà probabilmente più impegnativo del previsto".














