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Colto da una bufera, al buio, mentre pagaia nell'Oceano, per Barone i primi chilometri (di 1.000) in kayak: "Mi sono 'fatto spazio' fra i lastroni di ghiaccio: non ce la facevo più"

Lorenzo Barone ha cominciato l'ultima (e più emozionante) parte del proprio progetto alla volta di Capo Nord: "Sono sbarcato tirando fuori il kayak che ho trainato sulla neve e lasciato alla prima casa abitata sulla stradina, chiedendo ovviamente il permesso. Erano abbastanza sorpresi di vedere una persona con un kayak, al buio, in una bufera di neve che indossa una tuta stagna''

Di S.D.P. - 20 febbraio 2024 - 19:13

NORVEGIA. ''Ho raggiunto l'oceano Atlantico. Da questo piccolo porto inizia l'avventura, la parte più emozionante del progetto''. Con queste parole il cicloviaggiatore Lorenzo Barone ha salutato qualche giorno fa Finnsnes nel nord della Norvegia per partire con il kayak e attraversare fiori e punti più esposti dell'oceano per raggiungere, dopo 1.000 chilometri di pagaiate, Capo Nord. Un viaggio pazzesco che però arriva dopo un'impresa altrettanto incredibile.

 

Barone, infatti, ha già risalito Svezia e Norvegia in sella alla sua bici per 1.600 chilometri e poi ha sciato e spinto la slitta per altri 750. Ora è cominciata l'ultima, forse più incredibile, parte di questa avventura cominciata da circa due mesi nel nord della Germania a Flensburg. 

 



 

Un'esperienza senz'altro estrema, composta di 1.600 chilometri in bici, 750 chilometri tra sci e slitta e 1.000 chilometri in Kayak tra i fiordi del nord in alcuni dei luoghi più freddi e inospitali che essere umano può attraversare. ''Ieri - scriveva Barone domenica scorso - ho incontrato una ragazza a Finnsnes che mi ha portato e venduto il suo kayak. L'avevo contattata tre mesi fa, tramite un sito dell'usato norvegese e me lo aveva gentilmente messo subito da parte, cancellando l'annuncio. Appena arrivato nel porto ho notato che durante la notte l'acqua si era in parte ghiacciata. Ho sistemato tutto nei gavoni, indossato la tuta stagna, paraspruzzi e giubbotto salvagente sandiline che saranno indispensabili per affrontare questa fase del progetto, e carico di forti emozioni sono entrato in acqua, iniziando ad avanzare tra le lastre di ghiaccio''.

 

''Ad ogni colpo di pagaia le paure sono piano piano svanite - proseguiva - lasciando spazio solo all'entusiasmo. Sono partito tardi, verso le 13:00 e volevo raggiungere Lysnes a circa 30 km di distanza dove abita Sebastian che mi ha contattato due mesi fa quando ho annunciato il progetto e che oltre a offrirmi ospitalità, mi ha aiutato tantissimo ricevendo alcuni pacchi con il materiale di cui ho bisogno, come per esempio le sacche stagne Ortlieb nelle quali terrò tutto l'equipaggiamento asciutto. Ho remato fino alle 17:20 coprendo 26,6 km ma arrivato sulla punta a nord del fiordo, di fronte a Lysnes, fisicamente stanco, al buio, con il vento che si alzava, sotto una forte nevicata, con grandi lastre di ghiaccio che mi impedivano in alcuni punti di approdare, non me la sono sentita di proseguire. Sono sbarcato tirando fuori il kayak che ho trainato sulla neve e lasciato alla prima casa abitata sulla stradina, chiedendo ovviamente il permesso. Erano abbastanza sorpresi di vedere una persona con un kayak, al buio, in una bufera di neve che indossa una tuta stagna''.

 

''Sebastian è stato gentilissimo - continuava Barone - mi ha raggiunto e portato a casa, e sono ospite da lui a Lysnes. Ieri sera mi sono reso conto di non essere una "macchina" e credo di aver bisogno di prendermi una breve pausa di qualche giorno per recuperare le energie e sistemare l'equipaggiamento prima di rientrare in acqua. In ogni caso, la parte più emozionante del progetto è iniziata''.

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