"Con le scorte di cibo che scarseggiano ho dovuto prendere una decisone: mangerò di più per coprire più chilometri. L'unico uomo che ho incontrato mi ha augurato di farcela"
"Sono stati giorni abbastanza impegnativi. Quando ho raggiunto il piccolo villaggio di Vietas pensavo di trovare un centro abitato, invece in questo periodo lì non ci vive nessuno". Con le scorte di cibo ridotte 'all'osso', prosegue l'incredibile viaggio di Lorenzo Barone: "Ho deciso di mangiare di più, aggiungendo il pranzo, per coprire più chilometri. Preferisco dare il massimo e spingere fino alla fine rispetto ad avere fame tutto il tempo, centellinando le scorte"

SVEZIA. "Sono stati giorni abbastanza impegnativi. Quando ho raggiunto il piccolo villaggio di Vietas pensavo di trovare un centro abitato ma lungo la strada c'era solo un signore che guidava uno spazzaneve: mi ha detto che in questo periodo lì non ci vive nessuno". Inizia ad esserci stanchezza per Lorenzo Barone, che prosegue la propria impresa tra Svezia e Norvegia. Dopo centinaia di chilometri percorsi in bici e con sci e slitta, sta per cominciare la parte forse più incredibile del viaggio: 1000 chilometri in kayak nei mari del nord tra i fiordi norvegesi, protetto solo da una tuta stagna, a remare per raggiungere Capo Nord.

Messi alle spalle i 1.600 chilometri in bici da Flensburg (in Germania al confine con la Danimarca) fin nel cuore della Norvegia e superato ampiamente la metà del percorso in sci e slitta di 750 chilometri tra Svezia e Norvegia, a brevissimo cominceranno i 1.000 chilometri in kayak fino a Vardø (con l'idea anche che nelle zone scoperte dai fiordi e dalle isole se le condizioni saranno proibitive trasporterà gli sci che gli permetteranno di uscire dall'acqua e di trainare il kayak sulla neve per raggiungere sia villaggi dove caricare le scorte di cibo sia zone dove mettersi al sicuro dall'oceano).
"Durante la tempesta più forte - raccontava ieri, 8 febbraio, sui social in un post di aggiornamento - mi sono chiuso in tenda per un giorno dietro un edificio ed ho portato dentro con me anche la slitta. L'ho aperta ed ho calcolato le provviste rimaste. Per riuscire a coprire i successivi 130 chilometri con il dislivello delle montagne, il cibo era sufficiente, ma al limite".
E prosegue: "Al mattino era tutto calmo e il cielo sereno, ho sciolto la neve e preparato da mangiare dei noodles con burro e formaggio. Stavo per ripartire quando è arrivato il signore con una busta, all'interno c'era del pane, delle specie di burger, verdure ghiacciate e una porzione di noodles. Stava lasciando il villaggio e gli avanzava quel cibo. Estremamente gentile ad offrirmelo. Mi ha detto 'spero ce la farai'. Per essere sicuro di riuscirci avevo due opzioni, o razionare i pasti come avevo fatto in Islanda diventando più debole ma prolungando i tempi, o mangiare di più, aggiungendo il pranzo, per coprire più chilometri, questa volta ho scelto la seconda opzione. Preferivo dare il massimo e spingere fino alla fine rispetto ad avere fame tutto il tempo".
Barone conclude rivelando infine: "Sono entrato in una valle attraversando due laghi ghiacciati e un fiume il cui ghiaccio non era molto solido, in alcuni punti si vedeva anche l'acqua scorrere sotto. Mentre lo costeggiavo al buio con la luce della lampadina ho visto delle tracce di renne che lo avevano attraversato. Se il ghiaccio non si era rotto con il loro peso, potevo passarci anche io". Presto comincerà l'ultima tratta dello straordinario viaggio, che vedrà l'uomo 'remare' in kayak per 1.000 chilometri.


















