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Trento
18 ottobre | 21:04

Sulla Torre Civica per una verticale di Trento Doc che sale di quota al salir degli scalini

Il monumento che dal 1200 troneggia nella piazza principale di Trento trasformato da Autumnus, evento organizzato dalla Pro Loco Centro storico di Trento, in una sala di degustazione verticale. A ogni tramezzo lo spumante classico secondo le altitudini di produzione

TRENTO. Il richiamo affidato al fievole quanto intrigante sibilo delle effervescenti bollicine. Niente a che fare con i rintocchi della Renga, la campana che per secoli chiamava all'arengo, in occasioni di festa o per assistere al patibolo di malfattori. I bòtti campanari sostituiti da quelli suadenti che 'saltano' dal collo delle bottiglie. E' l'incitamento alla curiosità, scoprire i livelli qualitativi dello spumante che ha nel nome della città il rafforzativo della Doc (Qui info e programma di Autumnus, evento organizzato dalla Pro Loco Centro Storico di Trento).

 

Con la Torre civica - quella che dal 1200 troneggia nella piazza del Duomo - trasformata in una suggestiva sala di degustazione. Verticale, per storicità, per sistemazione e ovviamente per la 'verticalità degli assaggi'. Tutti di spumante classico autenticamente trentini, proposti in micro soste sulla dozzina di tramezzi che segnano i piani del mastio di Trento, alto comunque quasi 50 metri.

Bollicine d'autore, selezionate e servite in stretto rapporto con l'altitudine dei vigneti dove vengono vendemmiate le uve destinate alle 'cuvèe'. 

 

Un viaggio verso l'alto, per legare - o cercare di capire - perché questi vini sono chiamati 'bollicine di montagna'. A ogni visitatore è stato proposto l'assaggio di 4 Trento Doc, spiegati da un esperto sommelier, scelti appositamente in base alla quota dei poderi di provenienza. Una variabilità altimetrica assolutamente curiosa quanto determinante.

 

Perché le uve destinate alla spumantistica classica - subito pigiate dopo la vendemmia per ottenere un vino che viene fatto lentissimamente rifermentare in bottiglia, per una finale presa di spuma ammaliante - hanno inscindibili legami qualitativi proprio con le specificità territoriali. Variegate a partire proprio dall'altimetria delle colture viticole.

 

Solo il Trentino può vantare una dislocazione a 'macchia di leopardo' di campi accuditi sia a fondovalle - attorno a quota 200 metri - per poi inerpicarsi verso le vette dolomitiche delle vallate più irte, fino a quasi 800 metri, sul crinale di Cembra, certe insenature lagarine, addirittura sul monte Baldo, pure tra i boschi che portano al monte Bondone, versante Garniga e su quello opposto della Valle dei Laghi. Propaggini viticole che spaziano verso le Giudicarie e la Valsugana. Con le uve dei filari più arditi che dimostrano un potenziale organolettico decisivo.

 

Questioni legate al nerbo delle uve - Chardonnay e Pinot nero - pronte a cedere in dolcezza e altrettanta, indispensabile struttura acida. Il mix ideale per uno spumante classico. Con il Trentino vitivinicolo davvero esempio eclatante, unico territorio ( altro che la Champagne!) in grado di salvaguardare àmbiti ambìti (non è un gioco di parole…) della miglior spumantistica, non solo italiana.

 

Così con Autumnus ci si può perdere (piacevolmente) nella verticalità dello spumante. Sulla Torre civica e pure sostare - degustando le versioni 'rosè' - nell'attiguo Museo diocesano.

 

Con ulteriori approfondimenti vinari, proposti nelle cantine del Buonconsiglio. Dove si assaggiano - alla cieca - sia vini tranquilli che bollicine trentine, quelle della Doc Franciacorta senza tralasciare neppure un calice di champagne. Per rafforzare il responso - tutto da scoprire - dell'assaggio sotto la Renga.

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