Una battaglia a colpi d'uova tra scontri e monetine, una sfida di Pasqua. Ecco cosa è in Trentino la tradizione del Pechener
Questa tradizione pasquale del combattimento delle uova è chiamata anche Pekenade e resiste in diversi territori dalla val di Fiemme alla val di Cembra, ma anche a Trento nei sobborghi viene organizzata questa singolare sfida

TRENTO. Colpo d’uovo, l’ingegno di Cristoforo Colombo non c’entra. E’ lo scontro tra uova sode, una sorta di combattimento rurale, sfida a chi riesce a impugnare il "suo uovo" dopo tante cocciate. Sfida d’antan, solitamente in voga proprio nella Pasquetta, per rispettare la religiosità della Resurrezione. La pioggia di questa "Pasqua alta 2024" relega ulteriormente nei ricordi questa consuetudine contadina. Che nell’uovo riponeva sogni, speranze e gioiosa spensieratezza.
Molte le comunità dolomitiche che ostentavano tradizioni ovaiole pasquali. Recuperando altrettante usanze diffuse pure nei campi della pianura, con le uova sode - rigorosamente colorate - in lizza proprio per rompere: scoccino, rompino, scoccetto e le definizioni più nostrane del Trentino: le pekenàde, cioè bater a scocèt o a piz e cof. Ma l’uovo sodo è protagonista pure di altre mire.
Le pekenade resistono ancora in val di Fiemme, in qualche paese della porfirica Cembra e verso il passo della Mendola. Identica modalità: s’impugna un uovo sodo, lasciando spuntare dalla mano solo la sommità (ognuno è libero di scegliere se usare la ‘ponta o el cul’ ) e si batte con maestria l’uovo impugnato dall’avversario. Vince quello che riesce a mantenerlo intonso, integro. E s’accaparra quello del perdente, scocciato anche nell’amicale sfida. Vincita per bravura o fortuna? Tante le supposizioni.
Sostituire quelle di gallina con le uova di faraona, più resistenti all’urto. E ancora: uova selezionate tra la cova di razze diverse e in base al periodo di deposizione, mentre alcuni cercano di bollirle capovolte, per far rimanere l’aria nella parte inferiore del guscio. Punta più fragile della sfericità? Sarà. I temerari osano l’illecito. Compresa la tecnica fraudolente di riempirle parzialmente con polvere di gesso.
Le uova diventano pure bersagli da centrare con lancio di monetine. Un tiro tra mira, ma anche per centrare precisi positivi obiettivi. In quanto le uova sono considerate segno di benvenuto alla primavera e alla fecondità. Mangiarle a Pasqua è pure sinonimo di protezione.
Teatro della competizione, il sagrato della chiesa, l’angolo solatio dell’oratorio. Adagiate tra il muro e il selciato, uova sistemate una vicina l’altra, in una sequenza variabile a seconda del numero dei concorrenti. Gara solitamente riservata ai ragazzi, agli uomini, raramente concessa alle donne. Vinceva chi colpiva il bersaglio conficcando - però di taglio - la moneta nel guscio.
Il giocatore doveva restare distante almeno tre metri, lanciando monete rese taglienti il più possibile. Magari schiacciandole sotto i binari del treno.
Lancio alle uova era il vanto di numerosi borghi vicino Trento, a Mattarello e specialmente quello che caratterizza Ravina. Sul versante verso Sardagna, proprio sotto la roggia che scende dal Bondone, zona vitata chiamata Pissavacca anche se la toponomastica le definisce Belvedere. Dove per questa Pasquetta il tiro alle uova è stato sostituito dall’altrettanto tradizionale ritrovo per una merenda a base di uova sode e cicorie spontanee, denti de cagn su tutti.
Ma il sapore di questo rito ovaiolo, rimane integro. Perché difficili da centrare con un euro o perché le uova sono sempre più sode? Fate voi.












