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Belluno
11 ottobre | 18:08

Auronzo, +7% di presenze turistiche, e crescono gli stranieri: “Cambia il modo di fare vacanza: turismo più itinerante, il territorio deve sapersi adattare”

A stagione estiva (quasi) conclusa, i dati delle presenze turistiche ad Auronzo di Cadore sono ottimi. L’intervista de Il Dolomiti a Roberto Pais Bianco, assessore al turismo: “Le abitudini stanno radicalmente cambiando e il territorio deve adattarsi, dalle strutture ricettive alla viabilità”. E vale anche per la stagione invernale, dove non nasconde scetticismo verso l’insistenza su sci e innevamento artificiale

(foto Wikipedia - Tiia Monto)
(foto Wikipedia - Tiia Monto)

AURONZO DI CADORE. Un turismo che va a gonfie vele, ma che sta radicalmente cambiando rendendo inevitabile che il territorio un po’ cambi con esso, se vuole mantenere il passo. È questo che l’assessore al turismo di Auronzo racconta a Il Dolomiti a stagione estiva (quasi) conclusa. “È stata buona e lo è ancora, ma bisogna considerare tutte le variabili: la stagione si allunga, le esigenze dei turisti cambiano e le strutture ricettive, così come l’intero sistema territoriale, devono sapersi adattare”, afferma Roberto Pais Bianco.

 

Diversi gli aspetti interessanti emersi. Anzitutto il dato principale: in quattro mesi, da maggio ad agosto, il Comune di Auronzo ha registrato 221.000 presenze, in aumento del 7% rispetto allo stesso periodo del 2024. Di queste, il 40% sono stranieri. “Il dato totale è ottimo - commenta - ma anche le percentuali sulle provenienze sono importanti perché, storicamente, la massa principale era costituita da italiani, mentre ora sta crescendo in maniera vertiginosa il turismo internazionale”.

 

Interessante anche il numero degli arrivi, pari a 75.000. “Questo fa sì che il periodo di permanenza media - prosegue l’assessore - sia di 2,95 notti per turista, perciò sta cambiando completamente anche il modo di fare vacanza. Stanno infatti sparendo i classici turisti italiani che soggiornavano 15-20 giorni, se non un mese, per fare spazio a un turismo più itinerante, soprattutto di stranieri che tendenzialmente arrivano a Venezia e poi fanno un tour che prevede circa due notti in ciascuna località. Ad esempio visitano le Tre Cime e un’altra zona delle Dolomiti, poi scendono al lago di Garda e rientrano gli ultimi giorni a Venezia per ripartire o spostarsi verso il centro Italia. Insomma, si concentra la vacanza sfruttando ogni singolo minuto, il che li porta a salire in montagna anche se il meteo non è favorevole perché ormai il programma è quello, e questa tendenza la farà da padrona nei prossimi anni”.

 

Cosa comporta per il territorio? “Comporta - risponde - la crescente importanza della rete stradale e della mobilità in generale, perché ci vogliono trasporti pubblici sempre più organizzati. Inoltre serve una riorganizzazione delle strutture ricettive. Da un lato, infatti, il continuo via vai spinge gli alberghi ad aumentare l’elasticità nella gestione per far fronte a check-in e check-out quotidiani, dall’altro devono rivedere la ristorazione, che diventa un’unità sempre più distinta da quella ricettiva. Gli stranieri tendono cioè a prenotare solo pernottamento e prima colazione, per poi mangiare qualcosa di caratteristico fuori o acquistare il cibo al mini market, il che significa dotare le camere con elettrodomestici dedicati: sono due aspetti importanti, che stravolgono l’ospitalità tradizionale”.

 

Il territorio deve dunque trovare una via di mezzo tra la perdita della propria identità e la totale chiusura all’innovazione. “A ciò - aggiunge Pais Bianco - si somma il cambiamento climatico: noi facciamo ancora qualche investimento per mantenere vivo il sistema, ma tra 10-15 anni non potremmo più pensare di mettere ingenti risorse per l’innevamento artificiale. Bisognerà rivedere la funzionalità degli impianti su altri aspetti, potenziando l’offerta per il trekking, le biciclette o altre attività attrattive ma slegate dal tema neve. E si deve iniziare in tempi brevi, altrimenti rischiamo tra dieci anni di non essere più in grado di gestire gli impianti di risalita. Questo discorso riguarda la prospettiva turistica di tutta la provincia e si estende anche ad ambiti più grandi, perché non si può continuare a rincorrere il cambiamento climatico: la montagna invernale non è più sinonimo di neve e, pur essendo un tema che spaventa, è un problema con cui è inevitabile confrontarsi”.

 

Quale soluzione per territori a vocazione invernale? “Per compensare - conclude l’assessore - dobbiamo puntare sulla stagione estiva, già ora estesa a quattro mesi in cui il tasso di presenze è ottimo. I vantaggi ci sono, ma c’è anche la necessità di adattarsi a quello che questo nuovo tipo di turismo cerca: non farlo significa trovarsi fuori dal mercato. Non a caso Auronzo ha perso negli ultimi due anni quattro strutture ricettive: alla base credo manchi una certa consapevolezza, perché a volte si tende a insistere su un modello più tradizionale. L’ago della bilancia per il futuro sarà invece sapersi adattare, oltre ovviamente all’importanza del ricambio generazionale”.

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