La cucina trasportata a spalle sui sentieri e il sudore di tanti volontari: si festeggiano i 50 anni dalla ricostruzione di Casera Medassa
La ricostruzione fu un'impresa ardua, caratterizzata dal trasporto a spalla di tutti i materiali necessari, lungo i sentieri che salgono da Case Bortot. Sabbia, cemento, tavole, travetti, lamiere per il tetto e persino pezzi d'arredamento come la porta, la finestra e una cucina economica furono portati a mano, dimostrando un impegno davvero considerevole da parte dei volontari

BELLUNO. La Sezione di Belluno del Club Alpino Italiano è pronta a celebrare un importante anniversario: i cinquant'anni della ricostruzione di Casera Medassa, storico punto di riferimento per alpinisti ed escursionisti che frequentano il gruppo della Schiara.
Venerdì 20 giugno, alle 20.30, l'auditorium parrocchiale di Cavarzano ospiterà una serata speciale per ripercorrere la "piccola-grande impresa" che, a partire dal 1974, ha dato nuova vita a quello che, mezzo secolo fa, era soltanto un rudere di un antico ricovero di pastori e che oggi è invece conosciuta come “Casera dell’Amicizia”.
L'opera infatti è il frutto di un'amicizia profonda e di una passione condivisa per la montagna e la sua “rinascita” ha visto protagonisti un gruppo di volontari, molti dei quali iscritti alla Sezione Cai di Belluno. Per otto mesi, dal 27 ottobre 1974 al 22 giugno 1975, l’affiatata squadra ha dedicato tempo ed energie all’ambizioso progetto di ricostruzione e sistemazione del ricovero.
A documentare tutte le fasi dei lavori è una cronaca puntuale redatta da Stefano Reolon, verrà ripercorsa in occasione delle “nozze d’oro” della casera.
Tra gli appunti dell’epoca – dove si trova traccia di nomi e cognomi delle persone intervenute e delle loro “gesta” - si legge ad esempio che il 27 ottobre 1974 venne fatta la prima visita alla vecchia casera Medassa, con la scelta del posto dove ricostruirla e la pulizia del sito dalle erbacce. Già il 3 novembre 1974 fu tracciata la pianta della nuova costruzione, vennero scavate le fondamenta e fu posata la prima pietra, recuperando sassi e travi dalla vecchia casera, demolita dagli stessi volontari.
La ricostruzione fu un'impresa ardua, caratterizzata dal trasporto a spalla di tutti i materiali necessari, lungo i sentieri che salgono da Case Bortot. Sabbia, cemento, tavole, travetti, lamiere per il tetto e persino pezzi d'arredamento come la porta, la finestra e una cucina economica furono portati a mano, dimostrando un impegno davvero considerevole da parte dei volontari.
Particolare fu l’innalzamento dei muri portanti, che sono solo tre (la parete anteriore e le due laterali), perché sul lato posteriore la costruzione sfrutta la parete di roccia su cui è appoggiata.
Uno dei momenti salienti avvenne durante il periodo delle festività natalizie. Il 5 gennaio 1975, Armando Sitta, Beniamino Sitta, Gianni Sitta ed Enrico Foggiato trasportarono a spalle l'ingombrante cucina economica (“nel tempo che normalmente si impiega normalmente con uno zaino pieno!”), mentre Ernesto Lotto si fece carico della piastra superiore e gli altri traghettarono a monte tutti gli accessori (come i tubi della cucina) e i sacchetti di sabbia e di cemento necessari per la prosecuzione dei lavori. L'arduo lavoro proseguì con la realizzazione dei muri a secco, il consolidamento delle pareti, la posa del tetto, la tracciatura di un nuovo accesso con un piccolo tratto attrezzato e l'installazione di una teleferica per il trasporto della ghiaia necessaria al pavimento.
Un aneddoto curioso riguarda la finestrella sulla parete più a nord, realizzata utilizzando come vetro lo schermo protettivo di un vecchio televisore.
L'inaugurazione ufficiale di Casera Medassa avvenne il 22 giugno 1975, con la partecipazione di oltre cento persone. L’allora presidente del Cai di Belluno tenne un breve discorso e don Vincenzo, parroco di Cavarzano, benedisse la struttura e celebrò la messa, accompagnato dal coro di Cavarzano che intonò il "Signore delle Cime" in memoria degli amici caduti in montagna e in particolare coloro a cui il bivacco è stato dedicato: Piero Pavei, Paolo Fistarol "Poldo" e Renzo Dal Mas "Pece". Oltre a tutti i volontari che presero parte alla costruzione della casera, all’inaugurazione erano presenti diverse figure di spicco dell’alpinismo bellunese, come Carlo Andrich, Cesare Levis, Franco Miotto, Gianni Gianeselli e la signora Mariola Tissi.
La serata di venerdì 20 giugno sarà un'occasione per rivivere quei mesi di intenso lavoro grazie anche a un docufilm realizzato da Stefano Reolon, uno dei protagonisti e cronista dell'impresa.
Interverranno i testimoni di questa storia di montagna, che racconteranno le sfide e le soddisfazioni di quel periodo. L'incontro si concluderà con l'intervento di Gabriele Arrigoni, che cinquant'anni fa inaugurò la Casera, e con la consegna di un adesivo commemorativo del cinquantesimo anniversario da parte dell'attuale presidente del Cai di Belluno Paolo Barp. A chiudere la serata, i canti del Coro Cai di Belluno diretto dalla maestra Elisa Isotton.
L’evento, che gode del patrocinio del Comune di Belluno e del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, è a ingresso libero.














