"Sono stati anni densi di significato, ma non vengono meno la passione e il cuore per questo lavoro", Fabio “Rufus” Bristot lascia il consiglio nazionale del soccorso alpino
Con le nuove nomine nella direzione nazionale del Cnsas, finiscono i mandati di una colonna portante del Soccorso alpino bellunese: Fabio “Rufus” Bristot. “Continuo il mio lavoro di volontario per la sezione di Belluno, ma sono contento del lavoro fatto nel gruppo nazionale. Sono stati anni di tante battaglie, soprattutto sul fronte legislativo, e mi sono speso per far riconoscere il ruolo e le funzioni del Soccorso alpino, tutelarne le specificità e prevedere le necessarie agevolazioni per i soci”

BELLUNO. Con la nuova direzione nazionale del Corpo nazionale del soccorso alpino e speleologico (Cnsas) finiscono anche i mandati di una colonna portante del Soccorso alpino bellunese: Fabio “Rufus” Bristot. Gli abbiamo allora chiesto il suo bilancio personale di questa lunga esperienza e quale ritiene saranno le prossime priorità per il Cnsas. “Sono comunque volontario nella sezione di Belluno - afferma a Il Dolomiti - e già nel fine settimana sarò in Calabria per questioni legate al Soccorso alpino, per cui il fatto di non avere un cartellino sul petto non fa venire meno la voglia di lavorare, la passione e il cuore che devono sempre contraddistinguere la nostra attività”.
Sono stati anni di tante battaglie, soprattutto sul fronte legislativo. “L’attività preminente nella direzione nazionale - spiega - è stata rivolta a modificare il quadro normativo, cercando di far conoscere in modo sempre più puntuale il ruolo e le competenze del Cnsas nel suo rapporto con il Servizio sanitario nazionale, il 118 e l’elisoccorso. Da qui sono scaturiti dei provvedimenti di legge che in parte hanno finalizzato quelle che una trentina di anni fa erano solo enunciazioni. Penso per esempio alle modifiche della legge quadro del Soccorso alpino, alle norme che ne hanno ribadito le funzioni peculiari, o l’esclusione della marca da bollo da alcuni atti, una gabella odiosa che avrebbero dovuto pagare i volontari: anche se si è trattato di un intervento se vogliamo minore, è stato ugualmente importante per aiutare lo svolgimento delle attività quotidiane. Insomma una serie di norme che hanno riformato l’organizzazione e su questo devo riconoscere il lavoro fatto con le forze politiche bellunesi e venete, in particolare Gianclaudio Bressa, che ha sempre seguito il Soccorso alpino, ma anche D’Incà, De Menech, Zaia e Bottacin: sono stati questi i riferimenti che hanno seguito con impegno e determinazione gli obiettivi".
E' tempo di tracciare un bilancio. "Sono dunque contento del lavoro fatto in prima persona, spesso anche scrivendo i testi dei disegni di legge e degli emendamenti, rispetto ai quali la determinazione e la tenacia, all’unisono con il presidente nazionale, ci hanno permesso di portare a casa diversi provvedimenti. Inoltre, posso affermare che una parte significativa della legislazione del Soccorso alpino è partita dal Veneto, e da Belluno in particolare, già con l’avvocato Matteo Fiori, quindi è opportuno rivendicare con un po’ di sano orgoglio gli obiettivi raggiunti. Certo non sono stati anni esenti da errori, ma gli errori e la lunga militanza nel Corpo nazionale mi hanno permesso di crescere attraverso rapporti sempre molto franchi, instaurando a volte un dialogo duro ma sempre schietto e genuino. Anni densi di significato e scambi autentici con persone che mi hanno arricchito per la loro franchezza, sincerità e talvolta appunto l’aspra dialettica, sale di ogni gruppo che si evolve e cresce".
Quali dunque i cambiamenti visti negli anni e quali le sfide future per il Cnsas? “Nell'ultimo periodo - conclude - sono cresciuti gli estenuanti adempimenti di carattere burocratico che si trova a dover affrontare. Quando la burocrazia è buona e serve per dare ordine ben venga, ad esempio per garantire la sicurezza sui luoghi di lavoro, tema sul quale abbiamo lavorato alacremente con l’attuale vicepresidente Roberto Bolza. Altre forme deteriori, invece, che impongono troppe virgole per ogni pratica, possono ostacolare il sereno svolgimento delle attività.
La sfida, "che c’era, c’è e rimarrà, è fare i conti con uno Stato a volte schizofrenico, che da una parte riconosce a livello normativo le peculiarità e le competenze esclusive del Soccorso alpino, mentre dall’altra paradossalmente non lo fa del tutto: si tratta cioè di lavorare per far sì che ne siano pienamente riconosciuti il ruolo e le funzioni e tutelate le assolute specificità. Infine, il Soccorso deve crescere dandosi dei modelli di riforma al proprio interno perché non è esente da difetti: deve cioè avere coraggio di affrontare le riforme necessarie, in parte anche nella struttura organizzativa. Alcune sono già avvenute, ma si tratta di processi che richiedono tempo: le basi ci sono e l’attuale direzione è sicuramente molto consolidata, per cui sono assolutamente ottimista che si raggiungeranno nuovi traguardi".












