Tende e ombrelli, il popolo del cinema di Venezia a caccia di selfie. E tra i protagonisti del dietro le quinte anche il fotografo trentino Jacopo Salvi
Tende variopinte, microscopiche, sovrastate da ombrelli, usando qualche coperta termica in uso nelle ambulanze, il popolo della Mostra del cinema di Venezia abbarbicato davanti al tappeto rosso. Tra i fotografi autorevoli curatori, si nota Jacopo Salvi, giovane talentuoso di Riva del Garda, da tempo nel team della Biennale

VENEZIA. Il tappeto rosso cercano di dominarlo abbarbicate su instabili sgabelli, qualche micro scala a 3 pedane. Dotate di pazienza e una determinazione che rasenta l’eroismo. Sono le schiere di giovani che stazionano sul fronte che delimita l’esclusiva area delle stars. Bramano autografi dei loro beniamini, urlano a ogni ingresso di quanti vanno in Sala Grande, dove le anteprime sono riservate a pochi quanto esclusivi spettatori. Per presidiare le loro postazioni addirittura dormono sul posto. Davvero l’altra faccia della kermesse veneziana.
Tende variopinte, microscopiche, sovrastate da ombrelli, usando qualche coperta termica in uso nelle ambulanze. La folla che transita sul lungomare, davanti il poderoso Palazzo del Cinema, raramente si sofferma a due passi da questa caparbia schiera di fans.
"Sono qui dalla vigilia del Festival, neppure le bizze del tempo mi hanno allontanato. Ho resistito - spiega Paola, origini lombarde - per strappare qualche autografo. Il più disponibile? Sicuramente Clooney, ma non s’è risparmiato neppure Favino". Stesso discorso per una serie di interpreti in via d’affermazione. Tipo? "Il ragazzino che nel film Maestro gioca a tennis. Pure altre star internazionali si sono concesse. Abbiamo firme di registi come Assayas, Del Toro, anche di Valery Donzelli", ribadisce anche un’altra ragazza, romana, ancorata allo sgabello anche se parla a mezza mattinata, almeno 7 ore prime della kermesse.

Passione per il grande schermo e una dedizione al mito del cinema. Giovani forse troppo esuberanti, talvolta giudicati come ‘invasati’. Sono loro però che rendono il Lido una variegata scena cinematografica. Con il tappeto rosso che attira l’attenzione grazie le telecamere che trasmettono su enormi schermi il video delle dirette riservate alle schiere di visitatori, quelli che difficilmente entrano nelle sale, riservate rigorosamente agli accreditati e al pubblico che ha prenotato da mesi.
Sulla passerella, proprio davanti il prestigioso ‘tappeto’ sono schierati almeno un centinaio di fotografi. Raffiche di scatti, subito messi in rete e su piattaforme digitali. Tra i fotografi autorevoli curatori, si nota Jacopo Salvi, giovane talentuoso di Riva del Garda, da tempo nel team della Biennale. Sono sue le foto più belle della rassegna. Basta cercarle su Instagram.

Torniamo all’esterno. Stazionare su sgabelli, dormendo per terra, è pure l’altra faccia della Mostra. Dove ogni appuntamento a corollario dei film è un tripudio dell’ostentazione. Tanto kitsch, più starlette che star, look improbabili, talvolta imbarazzanti. Perché l’importante è ostentare l’abbigliamento. Imbucandosi magari in qualche serata imbastita sulle terrazze degli hotel, tra spuntini a base di mortadella e immancabile Prosecco.
Il vino brioso vanto del Veneto è nei calici, a ripetizione. Tra spritz e sorsi informali. Per la Mostra il Consorzio di tutela del Prosecco ha imbottigliato una speciale ‘cuvèe’, bottiglie con tanto di etichetta, il Leone di San Marco che campeggia sull’icona cinematografica.

Un modo per rafforzare la comunicazione del Prosecco, il vino della casa dei tanti ristoranti, talmente affollati che solo una prenotazione garantisce la sosta. Ma dove e come mangiare al Lido?Per il bere, ovviamente Prosecco, poi una micro-selezione, in base al budget di spesa, con una raccomandazione: durante la kermesse tutto è rincarato, nonostante smentite. L’affidabilità dei ‘pasti veloci’ è opera del catering Tino, catena che mobilita - e soddisfa la bramosia alimentare festivaliera.
I menù elencano pietanze lagunari, sarde en saor, bigoli, baccalà, magari fegato alla veneziana, quello con tante cipolle. Per i più esigenti e danarosi, ecco i nomi di qualche buon ristorante.
Sicuramente Da Valentino, a due passi dalla Sala Grande, dotato di una fornitissima cantina e un servizio impeccabile. Altrettanto prestigioso - e ancora più caro - è il Pagoda, sul lungomare, davanti il dismesso Hotel e Bains, dove Thomas Mann sostava e lo cita in ‘Morte a Venezia’. Stesso discorso per l’Excelsior, terrazzo proiettato sul mare, in questi giorni strapieno di attori, produttori e il gran serraglio dei (probabili) protagonisti di altre produzioni cine.
Poi ci sono dei Bistrot, come il Casamarè o il CriCri e Tendina, leggermente decentrato, molto frequentato dai giornalisti accreditati, ma con prezzi in sintonia nel rapporto prezzo/qualità.
Chi vuole sostare in osteria… ecco la Gera Ora, sul Gran Viale. Oppure Ai Do Mati, mentre - spostandosi verso gli Alberoni, qualche chilometro prima di Pellestrina, alcune tipiche osterie a Malamocco, con cucina, in primis la Trattoria Da Mauretto oppure la Trattoria da Scarso. Chi vuole mangiare proprio in spiaggia, ecco il ristorante Bagni, agli Alberoni. Indirizzi dove le bottiglie di Prosecco con l’etichetta del festival troneggiano sui tavoli. Pietanze e convivi difficilmente accessibili a quei giovani appassionati di cinema che al Lido, per difendere le loro postazioni, dormono a due passi dal red carpet.











