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Belluno
06 giugno | 17:52

Un supporto psicologico per gli adolescenti fragili: Paolo Kessisoglu con C'è da fare Ets, Ulss1 e Clivet per aiutare i giovani con problematiche complesse

Il progetto partirà il 15 settembre e durerà 12 mesi, proponendo un modello ambulatoriale con un’équipe multidisciplinare rivolto a 10 giovani tra 12 e 17 anni con problematiche complesse, che arrivano a comprendere pensieri suicidari e atti di autolesionismo. “Il disagio giovanile ha molti elementi, ma non ci sono i fondi necessari e la politica in questo momento sta guardando altrove. È però un’emergenza e le leggi devono essere cambiate perché la nostra società è cambiata”

FELTRE. Un progetto di supporto psicologico per gli adolescenti più fragili: è “C’è da fare Safe teen” e vede unirsi C’è da fare Ets, Clivet Spa e Ulss 1 Dolomiti per affrontare una delle più grandi emergenze, ma ancora troppo nascoste, della nostra società. “Il disagio giovanile ha molti elementi, ma non ci sono i fondi necessari e la politica in questo momento sta guardando altrove. È però un’emergenza e le leggi devono essere cambiate perché la nostra società è cambiata” afferma Paolo Kessisoglu, presidente di C’è da fare Ets. che con il Bellunese ha un legame particolare: ''Sono legato a questo territorio, alle persone che lo abitano e ad alcune realtà e famiglie che, anno dopo anno, scelgono di
affiancarci e sostenerci nel nostro impegno. È anche grazie a questa fiducia rinnovata nel tempo che possiamo dare continuità al nostro lavoro e offrire un aiuto concreto ai giovani che vivono un momento di fragilità.”

 

Avviato grazie alla donazione di 60 mila euro da parte dell’associazione, di cui 30 mila euro di Clivet, il progetto partirà il 15 settembre e durerà 12 mesi, proponendo un modello ambulatoriale con un’équipe multidisciplinare rivolto a 10 giovani tra 12 e 17 anni con problematiche complesse, che arrivano a comprendere pensieri suicidari e atti di autolesionismo. “Si tratta di un protocollo ad alta intensità di supporto che si inserisce tra gli interventi che già facciamo per la salute mentale. Tutti dobbiamo fare la nostra parte: la salute mentale riguarda l’intera comunità e il sostegno di C’è da fare Ets e Clivet è un valore aggiunto e una risposta concreta ai bisogni delle nuove generazioni nelle Dolomiti” afferma Giuseppe Dal Ben, commissario Ulss 1 Dolomiti.

 

Il disagio giovanile è un tema complesso quanto sottovalutato. I giovani, sempre più spesso bambini, si sentono soli e non hanno gli strumenti per reagire perché quello che li divora dentro è più grande di loro. E le famiglie si sentono impotenti perché quel qualcosa divora anche loro, senza che forse se ne rendano nemmeno conto. Progetti di questo tipo sono quindi un passo in più per tentare di salvare intere generazioni lasciate a loro stesse, in attesa che la politica smetta, un giorno, di inseguire il nulla.

 

Ma come stanno i giovani nella nostra provincia? Non bene, come loro stessi hanno cercato di dirci (qui i dati). “Il post pandemia - spiega Cristina Micheluzzi, responsabile dell’unità operativa complessa infanzia, adolescenza, famiglie dell’Ulss 1 - ha fatto da detonatore a tante situazioni di fragilità pregressa. Sono aumentati i disturbi psicologici, ma abbiamo avuto anche riscontri su gruppi di ragazzi che attuano comportamenti antisociali sinonimo di un malessere più profondo, espresso in quel modo perché non trova altra forma per farlo”. Di conseguenza, sono aumentate le richieste di aiuto: nel 2024, oltre alle attività nelle scuole (1.821 partecipanti alle attività di sensibilizzazione, 1.183 ai progetti di affettività e sessualità, 62 ai percorsi con psicologo in classe e 60 studenti in carico allo sportello psicologico), lo spazio adolescenti ha effettuato 1.987 colloqui psicologici e pedagogici e aiutato 106 adolescenti, 45 giovani adulti e 143 genitori.

 

L’Unità funzionale distrettuale adolescenti (Ufda), per i casi di media intensità, ha invece ricevuto 36 richieste di cui il 45,5% per casi di depressione, ansia e fobie, e il 24% per disturbi del comportamento, iperattività e condotta disfunzionale. Infine, sono aumentate del 6,5% le prese in carico al servizio di diagnosi e cura per i giovani 0-18 anni. “In questi anni - spiega Kessisoglu - abbiamo fatto tanti passi avanti: abbiamo iniziato perché, durante la pandemia, mi rendevo conto che i numeri di accesso agli ambulatori erano in ascesa e mi chiedevo cosa stesse succedendo. La pandemia è stata un detonatore, ma i giovani stavano già male. Siamo felici di aver incontrato Clivet perché la società ha bisogno di aziende pronte, che capiscono la gravità di un problema e trovano i fondi per intervenire. Questa provincia ci ha dato molto e volevamo restituire qualcosa: e oggi, io che cerco seriamente di far sorridere gli altri, mi trovo con il sorriso sulle labbra a cercare di fare cose serie”.

 

“Siamo qui non solo a presentare un progetto - aggiunge Silvia Rocchi, direttrice generale dell’associazione - ma a prendere una posizione chiara di fronte a una realtà che ci parla di adolescenti in difficoltà, famiglie sole e sofferenze spesso invisibili. La nostra associazione è nata dalla volontà di non rimanere a guardare e siamo diventati una rete viva di associati, volontari, aziende che ci credono ed enti pubblici che ci ascoltano. Quando pubblico, privato e terzo settore si uniscono si può fare la differenza e noi la facciamo per i ragazzi che si sentono sbagliati, invisibili, inadeguati, e che invece hanno solo bisogno di un posto sicuro e una possibilità in più”.

 

Infine, il contributo di Clivet. “Abbiamo deciso di sostenere il progetto - conclude Moira Stragà, corporate communication manager - perché pensiamo che un’azienda debba seguire i suoi principi in tutto ciò che fa. Lo scorso anno abbiamo appoggiato un progetto ambientale con la riforestazione di un’area in Nevegal, mentre quest’anno abbiamo deciso di focalizzarci sul benessere dei giovani: ci siamo detti che stare bene significa prima di tutto salute mentale e abbiamo scelto di concentrarci sugli adolescenti perché loro sono il nostro futuro”.

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