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Belluno
27 marzo | 13:26

Una gara di 1.400 chilometri e quasi 30 mila metri di dislivello, Alberto Spreafico: "Un doppio lutto mi ha spinto a partecipare alla Trans Balkan Race"

L'istruttore di telemark e maestro di sci, Alberto Spreafico, protagonista di Parole di Neve, l'appuntamento organizzato dal Collegio dei maestri di sci, con la sua partecipazione alla Trans Balkan Race

BELLUNO. Può una gara di bicicletta lunga 1400 chilometri con 27.500 metri di dislivello, che mette a dura prova i partecipanti sia dal punto di vista fisico che psicologico, essere un trampolino di rinascita personale? La risposta è sì ed è quello che ha vissuto Alberto Spreafico, istruttore di telemark e maestro di sci, che ha affrontato la Trans Balkan Race nel 2023.

 

 

“Partiamo dal presupposto che, quando pensai di fare da grande lo sciatore, partecipare alle gare non mi piaceva e infatti negli anni mi sono dedicato al freeski, piuttosto che alle gare, andando a prediligere l’estetica alle prestazioni e praticando il telemark, una disciplina che mi da la giusta energia e il giusto ritmo nella vita", queste le parole con le quali Spreafico si è presentato nell’ultimo appuntamento di Parole di Neve, organizzato dal Collegio dei maestri di sci alla loro sala a Borgo Pra di Belluno. "Fin da bambino ho frequentato la montagna, grazie ai miei genitori, decidendo di voler lavorare condividendo con gli altri il saper sciare. Fare il maestro mi ha dato un lavoro per diventare grande, mi ha dato la possibilità di vivere i miei sogni viaggiando nelle stagioni nelle quali non c’è neve e mi ha dato una famiglia quando la mia mi stava lasciando".

 

E’ proprio un doppio lutto familiare, avvenuto precocemente, che ha portato Alberto a cadere e poi rialzarsi: nel 2008 la morte del padre Walter, giornalista Rai, dovuta a una malattia rara, e due anni dopo la morte della madre Ariella Pittoni, impegnata nella politica triestina, città natale di Alberto, lo ha portato ad un momento di sconforto e a rifugiarsi le sere al Bar Sport una volta finita la giornata sulle piste da sci.

 

"A un certo punto mi sono reso conto che questa mia routine non rendeva onore ai miei genitori scomparsi ma nemmeno alla mia persona ed alla mia dignità ed è così che ho pensato di reagire iscrivendomi ad una gara ciclistica di 400 chilometri” ha raccontato Alberto che ha proseguito “a pochi chilometri dall’arrivo, non essendo preparato, sono svenuto poi ho chiamato l’organizzazione arrabbiandomi per poi essere portato al traguardo e scusarmi con le persone che poco prima avevo apostrofato. Ed è lì che ho letto un manifesto della Trans Balkan Race e ho deciso di partecipare sebbene lunga 1000 chilometri in più. Una volta aperte le iscrizioni, ho scritto all’organizzazione una lettera dicendo quale era la mia situazione e chiedendo di essere ammesso e la mia candidatura è stata accettata".

 

Da quel momento Alberto ha iniziato a prepararsi per la gara cercando più informazioni quali le dotazioni da avere, cosa portare con sé, che bicicletta usare e di fatto si è concentrato su un altro obiettivo nella giornata che non fosse andare al bar e starci delle ore.

 

Partito da Sežana, in Slovenia, è riuscito ad arrivare al traguardo nella baia di Kotor in Montenegro in 10 giorni e 13 ore, sforando di 13 ore il tempo massimo della gara ma riuscendo con determinazione a fare l’intero percorso, a differenza di vari concorrenti che ogni anno abbandonano la sfida lungo strada. In poco più di una settimana Alberto ha visto un territorio, quello della ex Jugoslavia, che porta ancora i segni della guerra degli anni 90 ma anche distese pressoché incontaminate come il Parco nazionale di Risnjak, regno croato della lince, gli altopiani di Cincar, la regione della Bosnia-Erzegovina che ospita gli ultimi cavalli selvaggi d'Europa e la città di Mostar il cui ponte distrutto nel 1993 segnò la divisione tra il croati e musulmani-bosniaci.

 

Nel 2024 ha deciso di raccontare la propria storia e la propria avventura attraverso un documentario, fatto dall’amico e istruttore di snowboard Davide Bressan, e ripercorrendo gli stessi luoghi che quest’anno ricalcherà nuovamente come partecipante alla gara con l’obiettivo di vincere la sfida di rimanere all’interno dei 10 giorni di tempo.  

 

“Tra gli obiettivi che ci siamo dati ci sarà anche quello di andare ad individuare questa gara come la più impegnativa a livello europeo, se non mondiale, e di specializzarci sempre più nell'utilizzare i mezzi che si usano per farla. Nel mentre proseguo i miei allenamenti sul Gab della Valbelluna, ottimo circuito per allenarsi con 250 chilometri di lunghezza e 4700 metri di dislivello” ha concluso Spreafico.

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