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Belluno
19 ottobre | 22:57

Che fine ha fatto Culture link? Arriva la fase 3: “Alle chiacchiere rispondiamo coi fatti. Dieci artisti da tutto il mondo a Belluno per discutere di cambiamento climatico”

Dopo le osservazioni del suo ideatore, Massimo Ferigutti, circa la presunta scomparsa di Culture Link, Comune di Belluno, Fondazione Teatri delle Dolomiti e Centro consorzi presentano la fase 3 del progetto. Due i momenti centrali: il ritiro di dieci artisti internazionali (alcuni già in città) in una residenza bellunese a discutere di cambiamento climatico e un progetto direttamente con le scuole. L’obiettivo è portare l’arte a discutere con le comunità alpine di clima e adattamento

Che fine ha fatto Culture link?

BELLUNO. Il progetto Culture link entra nella sua terza fase. Ideato nel 2023 dall’allora presidente della Fondazione Teatri delle Dolomiti Massimo Ferigutti, dopo le sue dimissioni ha subito un rallentamento, tra i dubbi che si fosse definitivamente arenato (Qui articolo).

 

Lo stesso Ferigutti ne ha parlato anche pochi giorni fa, ribadendo una crisi del sistema culturale in provincia e il mancato ruolo di Belluno nel coordinarlo (uno degli intenti originali di Culture link).

 

Per tutta risposta, Comune di Belluno e Fondazione hanno quindi presentato la nuova fase. “La cultura serve a trovare soluzioni alla complessità del mondo - osserva l’assessore Raffaele Addamiano - e oggi i ragazzi dimostrano che Culture link va avanti, in sinergia con Fondazione, università, Centro consorzi e Comune. Alle chiacchiere rispondiamo quindi con i fatti”.

 

“Il progetto - aggiunge Michela Marrone, presidente della Fondazione Teatri - è stato promosso da Fondazione Cariverona. Ho ereditato un lavoro già avviato e in stato di quasi abbandono, perciò abbiamo cercato di dargli una svolta e una concretezza che non aveva. Nonostante l’ampia eco mediatica, è infatti un progetto molto serio cui vogliamo dare risultati tangibili”.

 

Di fatto, Culture link si presenta oggi come una cornice nella quale si sviluppano diverse attività con l’obiettivo di valorizzare quanto già esistente in un'ottica di impresa e sostenibilità nel tempo. Tra gli esempi, due bandi tuttora aperti: Call 4 StartUp (i dettagli) e il progetto di mappatura delle risorse, cioè attività, spazi culturali, eventi o realtà aziendali cui i giovani possono rivolgersi per sviluppare la loro idea imprenditoriale. In pratica, si lavora a una mappa di riferimento per i giovani bellunesi, nella quale assegnare poi a ogni realtà, tramite Ca’ Foscari, il marchio di “Officina delle arti bellunesi” per garantirne la qualità.

 

A ciò si aggiunge appunto la fase 3 di Culture link, in partenza questa settimana: un percorso realizzato con Ecosistemi sonori, progetto ideato nel 2021 dai musicisti Davide Rizzardi e Alessandro Casol e portato a Belluno per realizzare installazioni artistiche su temi come ambiente e tecnologia. Ma di cosa parliamo in concreto? Per una settimana, dieci artisti da tutto il mondo (oltre Veneto, Lombardia e Marche, anche Cile, Argentina, Albania e Francia) si riuniscono nella residenza artistica “Tristi tropici” alla Vena d’Oro per confrontarsi sul cambiamento climatico negli ecosistemi alpini. Sono fotografi, scultori, architetti, compositori, filmmaker e designer che elaboreranno un prodotto culturale da esporre alle comunità.

 

“Il progetto - spiega Fabrizio Panozzo, direttore del centro Aiku dell’Università Ca’ Foscari - vuole usare l’arte per riflettere sullo sviluppo che stiamo costruendo e portarla poi nelle scuole. La residenza si chiama ‘Tristi tropici’ perché ragioneranno sulla tropicalizzazione delle montagne, che però non sono attrezzate a temperature sempre più elevate. Dobbiamo quindi lavorare sui presupposti culturali per far capire ai territori l’urgenza di agire”.

 

Il passo successivo sarà nelle scuole: in sei della Valbelluna ci saranno quattro appuntamenti di ispirazione con Ca’ Foscari, un corso di fumetto per i 100 anni di Tina Merlin, un corso teatrale, laboratori musicali e concerti.

 

Alla fine, proprio nella scuola Tina Merlin sarà esposta un’installazione realizzata dai ragazzi, che la proporranno inoltre a genitori e adulti nell’ottica di un dialogo intergenerazionale sul tema climatico.

 

“Sperimentiamo qualcosa di nuovo. Ecosistemi sonori è un progetto storico - affermano Rizzardi e Casol - e da anni lavoriamo su installazioni basate sul suono. Qui abbiamo puntato al tema della tropicalizzazione per incentivare una riflessione: c’è infatti bisogno di idee nuove per stimolare un cambiamento prima di tutto culturale e noi lo faremo con artisti adulti e studenti, per poi trovare insieme una sintesi. È infatti un’opportunità per chiederci come il nostro lavoro di artisti può avvicinarsi alle comunità tramite opere collettive”.

 

L’aspirazione è poi portare il progetto oltre il confine provinciale. Venerdì 23 ci sarà infatti un panel istituzionale con le conclusioni della settimana degli artisti, mentre l’installazione fisica degli studenti diventerà un modello per altre opere da realizzare in tutta la regione alpina, ugualmente interessata dalle conseguenze del cambiamento climatico.

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