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Belluno
23 ottobre | 19:05

Il lavoro da remoto come strumento di inclusione sociale: in Cadore arriva "Tracce", il progetto "per un quotidiano lavorativo a misura di malattia"

Presentato in Comune a Pieve di Cadore T.r.a.c.c.e., un progetto nazionale per l’inserimento lavorativo di persone in situazioni di fragilità a causa di disabilità, malattie rare o perché vivono in condizioni di isolamento geografico o sociale. Per loro l’opportunità di una formazione gratuita e personalizzata nel digitale per lavorare da remoto nel settore del turismo

Il lavoro da remoto come strumento di inclusione sociale: in Cadore arriva "Tracce"

PIEVE DI CADORE. "Il fatto che in questo progetto sia indirizzato a persone fragili è un valore aggiunto non solo per le loro opportunità di lavoro, ma perché, parlando di lettura e trasmissione del territorio, hanno sicuramente una sensibilità rara nel leggerlo e quindi inedita nel comunicarlo".

 

Commenta così Luca Valmassoi, assessore al sociale di Pieve di Cadore, la presentazione di "T.r.a.c.c.e.", un progetto nazionale di inclusione digitale nato per accompagnare persone che, per motivi personali, territoriali, familiari o di salute, hanno bisogno di nuove opportunità lavorative nel digitale. L’acronimo sta infatti per “Turismo raro, accessibile, connesso, creativo, equo”: tutte caratteristiche promosse da un percorso portato anche in Cadore a favore dell’inserimento lavorativo nel turismo di persone con disabilità, malattie rare e i loro caregiver, ma anche di chi vive in situazioni di isolamento sociale e territoriale, purtroppo favorite nelle aree di montagna.

 

Patrocinata dal Comune di Pieve di Cadore, l’iniziativa è promossa da Informatici senza frontiere APS insieme a I Borghi più belli d'Italia, p63 Sindrome EEC International APS e Assidema, finanziato dal Fondo per la Repubblica digitale e Google.org.

 

“Siamo una realtà associativa che si occupa di persone con malattie rare - spiega Giulia Volpato, presidente di p63 - dietro ognuna delle quali ci sono una famiglia e un quotidiano che troppo spesso finiscono per diventare gli ultimi dell’impero. Siamo infatti difficoltosi, onerosi, problematici da seguire, incanalare e gestire, tuttavia possiamo anche essere una risorsa e un trampolino di lancio per una realtà lavorativa che, se guardasse oltre il limite della disabilità, potrebbe ricavare molto dal nostro operato”.

 

T.r.a.c.c.e. va quindi incontro a tutte le situazioni di fragilità, comprese quelle di genitori, compagni, familiari e amici che devono assistere persone con disabilità o malattie rare. Il lavoro da remoto diventa così un’opportunità “per realizzare un quotidiano lavorativo a misura di malattia. Noi e i nostri caregiver - prosegue Volpato - siamo assoggettati alle nostre malattie: oggi possiamo lavorare normalmente, domani magari sorge un’urgenza, c’è una visita o si presenta un qualsiasi motivo di ostacolo. Per questo c’è bisogno di una strada che permetta a noi e a loro di organizzare in autonomia la nostra vita lavorativa”.

 

Il percorso, totalmente gratuito, prevede dunque una formazione iniziale, nella quale è disponibile un tutor personalizzato per recuperare eventuali lezioni perse o concetti più ostili e fornire materiali accessibili (ad esempio per sordomuti), e al termine il rilascio di una qualifica professionale riconosciuta e spendibile nel mercato del lavoro. Sono offerti percorsi differenziati: come funziona l’intelligenza artificiale, la digitalizzazione di base e percorsi specifici sul turismo (assistenza digitale per il turismo, promozione del territorio e dei borghi, esperto della comunicazione, sviluppo di siti e pagine web, storytelling, back office per aziende del settore), tutti pensati per formare persone che, vivendo in stati di isolamento, devono lavorare da casa.

 

“Abbiamo fatto della lotta al gap digitale una mission - commenta Lorenza Pilloni di Informatici senza frontiere - perché convinti che lo strumento digitale sia strumento di inclusione sociale. Abbiamo perciò abbracciato la call del Fondo per la Repubblica digitale per aumentare le competenze che riguardano l’intelligenza artificiale applicata al made in Italy, ritenendo che in tal senso il turismo sia tra gli ambiti di punta. Siamo partiti da più concetti di isolamento: persone con malattie rare e/o con disabilità, persone che magari a 50 anni si trovano senza lavoro e non riescono a reinserirsi, persone che vivono in contesti montani o insulari e con difficoltà di connessione al territorio. E abbiamo voluto dare loro competenze che sfruttino le potenzialità dell’intelligenza artificiale”.

 

In più è fornito un eventuale supporto per l'inserimento lavorativo. “Il motivo per cui cerchiamo di fare rete con i territori - aggiunge - è che noi possiamo formare, ma sono questi ultimi a doversi fare portavoce con le aziende e chi può assumere le persone che formiamo. Forniamo infatti anche competenze affinché trovino un lavoro in autonomia, quindi consapevolezza delle capacità acquisite e come promuoverle, ma resta indispensabile la ricettività da parte del territorio e degli enti pubblici, territoriali e del terzo settore”.

 

Tutte le informazioni e la possibilità di iscrizione sul sito www.progettotracce.it.

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