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FVG
06 luglio | 18:11

Nella grotta veniva gettato di tutto anche resti umani: imponente e difficile operazione di pulizia della voragine di San Lorenzo

Ben 21 speleologi si sono calati nella forra utilizzata per decenni come una discarica. In passato erano stati gettati anche resti umani per questo è definita Foiba. Il Club alpinistico segnala inoltre come queste attività abusive possano potenzialmente portare all'inquinamento delle falde acquifere

TRIESTE. Una forra carsica destinata per decenni a discarica, dove veniva gettato di tutto, anche resti umani. La zona è stata bonificata nei giorni scorsi. Si tratta della voragine di San Lorenzo, nel Comune di San Dorligo della Valle/Dolina in provincia di Trieste.

 

E' andata in scena sabato 4 luglio una complessa opera di ripristino e pulizia condotta dal Club Alpinistico Triestino (Cat), che ha visto il dispiegamento di 21 speleologi, grazie ai quali sono stati rimossi materiali edili, metallici, ma anche vetro, filo di ferro e soprattutto enormi quantità di filo spinato, residui di un deposito eterogeneo e stratificato nel tempo dovuto a decadi di attività di scarico impropria, soprattutto nel dopoguerra.

"Abbiamo ridato dignità a una grotta che nella sua storia è stata utilizzata, purtroppo, per buttarci al suo interno armi, esplosivi, ma anche persone, infatti è denominata come Foiba", commenta soddisfatto Franco Riosa, presidente del Club Alpinistico Triestino. "Il lavoro non è stato banale, il pozzo ha comunque 50 metri di profondità, abbiamo trovato un po’ di tutto, ma soprattutto molto filo spinato, materiale difficile da trattare e da portare in superficie".

L'intervento è stato realizzato grazie all'operato in forze congiunte del Cat, al coordinamento della speleologa Atenaide Blasini, al supporto operativo di Moreno Tommasini e Mario Carboni, ai tecnici del Comune di San Dorligo della Valle/Dolinae, agli altri gruppi speleologici del territorio.

In quest'ambito tutti i rifiuti sono stati di volta in volta ancorati ed estratti con un paranco, stipati in appositi “big bag” e riportati in superficie, fino alla presa in carico per lo smaltimento da parte della società A&T2000.

 

Nonostante gli sforzi tuttavia, il Cat segnala come il lungo corso di scarico e abbandono illecito di materiali inquinanti immessi nell'ambiente ipogeo abbiano evidenziato delle criticità tipiche delle grotte carsiche: l'acqua piovana viene scarsamente filtrata e questo rende tali discariche una costante minaccia per le falde acquifere.

 

L'intervento infine denota l'importanza che l'attività speleologica assume non solo nell'esplorazione del mondo sotterraneo, ma anche il ruolo attivo che svolge nelle operazioni di ripristino volti alla salvaguardia dell'ambiente degli ecosistemi ipogei.

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