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Trento
23 ottobre | 13:17

"Più distanza dalle case ma l'obbligo di misure antideriva è minimo", il Comitato preme per il referendum sui vigneti: "Il documento è viziato da esclusioni e deroghe"

La Commissione regolamenti del comune ha approvato il nuovo regolamento nell'ambito dei vigneti in quota ma il documento non convince il Comitato: i promotori ribadiscono la necessità di un referendum e hanno inviato il parere alla Commissione referendaria

"Più distanza dalle case ma l'obbligo di misure antideriva è minimo"
di Redazione

BRENTONICO. Il Comitato biodiversità e salute, promotore del referendum a partire dal tema vigneti in quota a Brentonico, ha trasmesso alla Commissione per i procedimenti referendari il proprio parere in merito alla proposta di regolamento con cui l’Amministrazione comunale ha dichiarato di voler recepire le richieste contenute nel quesito con l'obiettivo di evitare il voto.

 

Negli scorsi giorni la Commissione Regolamenti del Comune ha approvato la proposta di nuovo regolamento sull’utilizzo dei prodotti fitosanitari. Un documento, elaborato dopo un confronto anche con la Cantina Mori Colli Zugna, approvato con 4 "Sì" e 1 "No". Tra le varie misure la deroga rispetto alle norme provinciali con quasi un raddoppio delle attuali distanze  - da 30 a 50 metri - dalle abitazioni e dai luoghi sensibili (Qui articolo).

 

Una trattativa tra le parti che non è andata a buon fine. Un testo che non convince il Comitato, si punta al referendum. Ora la pratica è sui tavoli della Commissione referendaria, chiamata a decidere sulla tornata referendaria.

 

Il parere dei promotori del referendum è un documento, composto da 7 pagine e 3 allegati, per ribadire che il regolamento proposto dall’Amministrazione, "non è idoneo a determinare la decadenza della procedura referendaria, in quanto non accoglie, nemmeno in parte, la richiesta del comitato promotore”. L’atto è “viziato da esclusioni e deroghe che, per certi aspetti, lo rendono persino meno restrittivo della normativa vigente e lo privano pressoché totalmente della capacità di garantire maggiori tutele per la salute della popolazione”.

 

La conclusione? "Il comitato promotore ritiene che, in tale situazione, la soluzione più corretta e opportuna sia [...] indire il referendum entro i termini previsti dallo Statuto [...], peraltro incombenti, lasciando che siano le elettrici e gli elettori di Brentonico a esprimersi democraticamente su un argomento tanto sentito e importante".

 

Qui i punti evidenziati dal Comitato biodiversità e salute di Brentonico.

Più distanza dalle case, ma l’obbligo di misure antideriva è minimo, e non per tutti i fitofarmaci

Il punto centrale è la prima e più importante richiesta del quesito referendario: maggiori distanze da abitazioni e luoghi frequentati da persone vulnerabili.

 

Il regolamento vigente prevede che, entro 30 metri da tali luoghi, sia consentito irrorare i prodotti fitosanitari di qualunque tipologia solo se si utilizzano misure antideriva. La normativa attuale distingue tra “minime” misure antideriva, che consentono di irrorare fino a 5 metri, e “massime” misure antideriva, che consentono di irrorare entro 5 metri.

 

Il regolamento proposto dall’Amministrazione aumenta la distanza a 50 metri e prevede che al suo interno sia consentito irrorare i prodotti fitosanitari diversi da quelli ammessi in agricoltura biologica e da quelli previsti dal disciplinare di produzione integrata provinciale solo se si utilizzano minime misure antideriva; la distanza scende a 15 metri se si combinano le minime misure antideriva con l’installazione di barriere vegetali.

 

Il comitato promotore ritiene che, nonostante l’estensione della distanza a 50 metri, considerata la minima accettabile, le misure proposte non accolgano la richiesta del quesito referendario, e questo soprattutto per l’esclusione dal campo di applicazione dei fitofarmaci ammessi nella produzione integrata.

 

“Questo rende il regolamento dell’Amministrazione persino meno restrittivo della normativa vigente, che invece si applica a tutti i fitofarmaci”. Questa esclusione, proseguono i promotori, “determina la possibilità di irrorare senza limitazioni [...] anche prodotti classificati come particolarmente pericolosi per la salute, quali, a titolo d’esempio, sospetti cancerogeni, nocivi per feti e lattanti, dannosi per gli organi. Al di là di questa grave pecca il regolamento dell’Amministrazione non contempla in alcun caso le massime misure antideriva definite dalla normativa vigente, e nella fascia tra 30 e 15 metri non prevede alcuna misura più restrittiva, in quanto al suo interno continuerebbero a essere obbligatorie le minime misure antideriva già previste dalle regole attuali".

 

La soluzione proposta dai promotori, invece, è consentire i trattamenti entro i 50 metri solo se si utilizzano le massime misure antideriva, le uniche in grado di ridurre quasi del tutto la contaminazione degli spazi non agricoli. “La nostra proposta è realmente più stringente, senza tuttavia compromettere la libertà d’impresa, dato che non prevede alcun divieto d’uso e, soprattutto, è limitata ai soli fitofarmaci classificati come particolarmente pericolosi per la salute, ovvero quelli accertati o sospetti mutageni, cancerogeni, tossici per la riproduzione, dannosi per gli organi, interferenti endocrini o soggetti ad accumulazione negli organismi”.

 

Nessuna tutela aggiuntiva per le risorse idriche

Il comitato promotore lamenta poi l’assenza delle nuove distanze di sicurezza chieste dal quesito referendario a protezione delle fragili risorse idriche dell’altopiano. Il regolamento proposto dall’Amministrazione istituisce una fascia di rispetto non trattata, dove cioè non è possibile utilizzare fitofarmaci, pari a 4 metri. “Nel caso dei fiumi”, osservano i promotori, “è esattamente quanto previsto dalla normativa vigente, mentre nel caso dei laghi e delle acque destinate al consumo umano è addirittura meno. La richiesta contenuta nel quesito referendario, con tutta evidenza, non è recepita”. Anche in questo caso, il comitato non propone divieti d’uso, ma l’utilizzo, entro 30 metri dalle risorse idriche, delle massime misure antideriva, con esclusivo riferimento ai prodotti fitosanitari classificati come pericolosi per l’ambiente acquatico.

 

Le altre richieste ignorate

Il comitato promotore evidenzia poi la presenza di altre criticità, ovvero l’assenza di nuove distanze di sicurezza da ricoveri di animali, apiari e colture biologiche; di maggiori limitazioni legate alle condizioni meteorologiche; dell’obbligo di piantumazione, entro le distanze di sicurezza, di barriere vegetali permanenti per i nuovi impianti. “Sono tutte richieste contenute nel quesito referendario, ma riguardo a esse il regolamento proposto dall’Amministrazione si limita a un mero richiamo della normativa vigente in alcuni casi, e in altri le ignora del tutto”.

 

Il diritto di voto non si tocca

Per l’Amministrazione comunale era legittimo formulare una proposta per recepire le richieste del comitato promotore, provando in tal modo a evitare il voto. La proposta, però, non può implicare di per sé l’automatica decadenza del referendum, voluto da quasi 600 cittadini. La proposta deve recepire in modo sostanziale le loro richieste, e non diventare un mero espediente per sottrarre loro la possibilità di esprimersi attraverso il voto. “Spiace che l’Amministrazione”, osservano i promotori, “continui da mesi e persino in questo momento a dichiarare che il voto spaccherebbe la comunità e che evitarlo significherebbe risparmiare soldi pubblici. Esercitare la democrazia, al contrario, non rappresenta mai un danno per la comunità, e per un simile esercizio nessun costo è eccessivo, tantomeno quello irrisorio della consultazione referendaria. Per l’ennesima volta chiediamo all’Amministrazione d’interrompere questa inaccettabile opera di svalutazione di quello che è un diritto fondamentale”.

 

Le misure in grado di recepire il quesito referendario, esposte dal comitato promotore nel proprio documento, sono già state sottoposte all’Amministrazione comunale durante il confronto delle scorse settimane, e da quest’ultima già valutate e rigettate. I promotori ritengono che, in tale situazione, la soluzione più corretta e opportuna sia indire il referendum senza ulteriori indugi, ed è proprio questa la richiesta con cui si chiude il loro documento.

 

Il termine per l’indizione scade l’11 novembre, e la decisione ultima spetta ora alla Commissione per i procedimenti referendari, presso la quale i promotori saranno uditi il 26 ottobre. “Non dubitiamo che il nostro parere sarà tenuto nella considerazione necessaria a mantenere integro e sostanziale il diritto referendario garantito dallo Statuto comunale”, conclude il Comitato che prevede un’assemblea pubblica per venerdì 23 ottobre alle 20.30 al Centro Culturale di Brentonico.

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