Anffas Trentino lancia una campagna per favorire il 'dopo di noi': "Il Trentino ha bisogno di un cambio di passo, la politica sta arrancando"
Secondo le statistiche in Italia solo il 5% delle persone fa testamento. Le risorse per il settore sono in calo a fronte dell'aumento di richiesta dei servizi. Luciano Enderle: "Il Governo mette a disposizione 90 milioni di euro, spicca però l’assenza del Trentino nella ripartizione"

TRENTO. Anffas Trentino lancia una campagna per favorire un gesto di generosità per il territorio. In Italia, secondo le statistiche, solo il 5% delle persone fa testamento. "Un fenomeno - spiega il presidente Luciano Enderle - probabilmente dovuto al fatto che si è portati a pensare in modo superficiale al 'dopo di noi'. Fare testamento è importante dal punto di vista familiare e sociale"
In caso di mancanza di eredi e di testamento, i beni passano allo Stato: "Fare testamento - prosegue - è l'unico modo per essere sicuri che ciò che si possiede verrà destinato secondo le proprie volontà. I lasciti e le donazioni a favore di organizzazioni non profit sono inoltre esenti da imposte".
La legge sul 'dopo di noi' vede il Governo mettere a disposizione complessivamente 90 milioni di euro, delegando alle regioni il compito di definire le modalità di erogazione dei contributi. Nella ripartizione dei fondi, spicca però l’assenza del Trentino, che non è contemplato nella lista perché la Provincia, non accede, di fatto, alla ripartizione di fondi speciali, istituiti per garantire livelli minimi di prestazioni in modo uniforme su tutta la penisola.
Anffas Trentino, che ha immediatamente segnalato questa lacuna agli organi provinciali competenti, vuole quindi sensibilizzare la cittadinanza a pensare al futuro delle persone con disabilità intellettiva e di relazione, un settore dove le risorse pubbliche sono in continuo calo.
“L’aumento dell’aspettativa di vita - sottolinea Enderle - viene valutato in termini economici dal Fondo Monetario Internazionale come una richiesta sempre maggiore di servizi sanitari e di risorse pubbliche da impiegare nel settore. I diritti costano, non è una novità: la riduzione dei servizi alla persona tornerà indietro come un boomerang".
Anffas in Trentino può contare su 40 sedi operative, 49 servizi erogati, 405 volontari, 559 collaboratori, 745 persone seguite per un totale di un milione e ottocentomila ore di cura annuali: "Sostenere i diritti dei più deboli - aggiunge - nei momenti di crisi economica significa cercare una strada alternativa per provare a superare la crisi stessa, significa prevenire i contrasti sociali, favorire la coesione e il benessere."
Trovano sempre più conferme le voci di procedere alle gare di appalto per i servizi alla persona. "È fondamentale evitare questo sistema - spiega il presidente - dell'aggiudicazione dei servizi sociosanitari. E' necessario definire le regole per l'accreditamento socio sanitario per costruire un quadro normativo organico in grado di definire il livello dei servizi da garantire ai cittadini per offrire maggiore qualità, stabilità e omogeneità".
La realtà trentina chiede in particolare di escludere i servizi sociali dalle regole sulla concorrenza. "Il Trentino - dice Enderle - ha bisogno di un cambio di passo. Siamo soliti considerare la nostra provincia come un territorio piccolo, ma capace di precorrere i tempi, tanto da diventare in molti campi un modello che esprime eccellenze di riferimento nazionale. Ma nel comparto delle politiche sociali ultimamente il Trentino sta arrancando. Serve invece raggiungere il primato di una comunità capace di pensare in modo adeguato anche alla parte più fragile della propria popolazione. Sono diverse le questioni su cui ravvisiamo un reale pericolo di arretramento e che necessitano di interventi correttivi urgenti”.
Anffas evidenzia che il numero di alunni certificati, così come le situazioni di disagio nelle scuole, sono in aumento a fronte della riduzione delle risorse pubbliche, mentre i dati riportati dall’Osservatorio del Mercato del Lavoro in Provincia indicano che le persone con disabilità iscritte nelle liste per il collocamento obbligatorio sono in costante aumento negli ultimi anni. L’ultimo dato disponibile ufficiale risale al 2015 e riporta 2.543 persone iscritte, con un’invalidità civile superiore al 45%: tra queste oltre 900 unità hanno un’ invalidità psichica (mentale o intellettiva) e sono considerate il target della forza lavoro più difficile da collocare.
"Il mercato - commenta il presidente - presenta un panorama sempre più limitato di aziende disponibili a favorire l’inclusione lavorativa di persone con disabilità".
Nel 2015 in Provincia di Trento sarebbero risultate 217 le imprese obbligate per un totale di 629 scoperture. "È auspicabile - conclude Enderle - operare nella direzione di un rafforzamento e diversificazione delle misure di incentivo previste dalla legge verso le aziende in obbligo e quelle che non lo sono, ma che potrebbero rivelarsi disponibili ad assumere, grazie alla possibilità di un riconoscimento etico della loro responsabilità sociale".




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