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Dal rispetto per il buon vino nasce quello per il territorio. I Vignaioli di montagna presentano le proprie eccellenze al Trento Film Festival

A Palazzo Roccabruna quindici cantine trentine e altrettante altoatesine raccontano come nasce un vino di qualità tra artigianalità, territorialità e sostenibilità. Il Consorzio dei Vignaioli del Trentino e l'Associazione Vignaioli dell'Alto Adige uniti contro industrializzazione, resa e abbassamento dei prezzi

Di Tiberio Chiari - 30 aprile 2017 - 15:16

TRENTO. Sabato 29 si è tenuta a Palazzo Roccabruna nell'ambito del Trento Film Festival la degustazione di vini presentati dai 'Vignaioli di Montagna', una degustazione attraverso la quale le trenta cantine presenti, 15 trentine, appartenenti al Consorzio dei Vignaioli del Trentino e 15 altoatesine, appartenenti all'Associazione Vignaioli dell'Alto Adige, hanno presentato il frutto 'artigianale' del proprio lavoro.

 

Una manifestazione inedita che con il patrocinio delle Camere di Commercio di Trento e Bolzano ha visto insieme, e questa è la novità, le cantine indipendenti delle due provincie per dar vita a un incontro e a un confronto stimolante sia per il pubblico sia per gli stessi Vignaioli.

 

La premessa è che l'appuntamento è stato decisamente un successo e il riscontro più che positivo, a tratti entusiastico, è stato dato proprio quello dei Vignaioli dell'Alto Adige, sorpresi dalla competenza del pubblico, dall'organizzazione puntuale e dalla stupenda location.

 

I produttori presenti condividono tutti una filosofia semplice ma efficace, cioè che il vino, e prima di tutto la pianta, possono restituire la fatica di un duro e meticoloso lavoro nei campi, lavoro che la montagna rende ancora più impegnativo.

 

Il manifesto che i Vignaioli del Trentino hanno pubblicato dopo la rottura con il Consorzio consumatasi appena un anno fa, può far riflettere su quale tipo di valori i produttori che erano presenti a questa degustazione condividono: artigianalità, territorialità, qualità e sostenibilità.

 

Una strada verso una produzione più cosciente e consapevole che in Alto Adige è stata intuita in anticipo e oggi ha dato i suoi frutti pienamente maturi: un risultato che i vignaioli alla manifestazione di ieri hanno presentato con orgoglio.

 

Mentre gli altoatesini vengono a lezione da noi per avvicinarsi alle bollicine che il Trento Doc  sa esprimere con un riconoscimento internazionale ormai consolidato e una qualità in ascesa continua, i Vignaioli Trentini sembrano voler seguire con una convinzione ancora maggiore e prendendo spunto dai successi dei loro vicini quel lungo percorso che ha portato in Alto Adige diversi vitigni regalare vini di grandissimo pregio e profonda tipicità.

 

Paradigmatico per intuire di cosa stiamo parlando è l'esempio di Hannes, seconda generazione della Weingut Klosterhof di Caldaro, azienda che pochi giorni fa ha vinto il primo premio alle Giornate del Pinot Nero. Il padre di Hannes negli anni novanta ha smesso di conferire alla cantina sociale per produrre con la propria etichetta indipendente, perseguendo l'unico obbiettivo della qualità.

 

"Nei nostri 5 ettari di campagna - racconta Hannes - tutti i giorni potete trovare la mia nonna che a 85 anni lavora la pergola con una precisione che nessuno potrebbe replicare. A queste piante viene dedicata una cura estrema. Tutto è frutto dell'attenzione artigianale coadiuvata dallo studio. Io mi sono diplomato all'Istituto Agrario di San Michele e mi sono perfezionato in Germania. Ma la base per un buon vignaiolo sono le ore di lavoro in campagna, infinite, e l'amore per le proprie piante".

 

La tradizione e il tratto artigianale del lavoro vanno però sempre integrati ad una ricerca scientifica attenta e volta quindi alla sostenibilità. "Noi - aggiunge - non siamo biologici, ma appoggiamo comunque un'idea che tende a questo obbiettivo: il trattamento non è routinario, ma solo un aiuto che la pianta può ricevere in caso di estremo bisogno. Quando si rende necessario, cerchiamo di prorogarlo sempre fino all'ultimo istante disponibile, sperando di doverlo evitare".

 

L'esempio è proprio il Pinot Nero Riserva, che ha vinto il premio la settimana scorsa, e che è il risultato di una selezione di uve provenienti da più di dieci cloni di Pinot Nero: "Le rese delle piante - commenta Hannes - per dare qualità sono necessariamente basse perché i grappoli passano attraverso una selezione accurata. Di questa riserva produciamo una sola botte ogni annata, la qualità non può ammettere quantità sopra un certo livello, e presupposto per il vino buono è la resa bassa”.

 

Idee pienamente condivise dai Vignaioli del Trentino che con coraggio hanno deciso la rottura dal Consorzio. Idee che il presidente dei Vignaioli Lorenzo Cesconi difende:“La situazione - dice - per noi era diventata insostenibile. È insensato pensare che una regione che a fatica raggiunge il 3% della produzione nazionale, presa nella sua componente provinciale, che dimezza praticamente questa percentuale, possa avere dei progetti faraonici e debba cedere alle manie di grandezza di certe realtà commerciali. Quello che oggi vedo è un pubblico competente come i colleghi Altoatesini mi hanno confermato entusiasti, un pubblico quello trentino che ama il vino e  soprattutto che lo conosce".

 

"Questo per noi - conclude Cesconi - è fondamentale perché il progetto, che portiamo avanti singolarmente e come associazione, mira alla qualità e alla sostenibilità. Questi obiettivi possono essere perseguiti solo con politiche diametralmente opposte a quelle sposate dal Consorzio: industrializzazione, resa, abbassamento dei prezzi. Il primo rispetto, che si deve avere per produrre del buon vino, deve essere quello verso la pianta e quindi da qui nasce quello per il territorio. In questo secondo aspetto che riguarda il territorio come trentini ci troviamo uniti tutti e quindi la politica prima o poi dovrà esprimersi se a favore o contro il territorio, da queste scelte i trentini sono sicuro poi sapranno trarre le proprie conclusioni. Difendere un certo tipo di idee è anche in questo caso difendere il proprio territorio”.

 

Un successo dunque che i tanti appassionati presenti e che gli stessi vignaioli presenti tutti da un unica filosofia e dalla stessa idea di vino sperano ora possa servire da volano per future manifestazioni congiunte. 

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