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Francesco Viganò oggi diventa prete a 26 anni."Continuerò a cercare Dio anche tra i malati di Aids di Casa Lamar"

"Da mio padre Giorgio ho imparato a trasformare i valori e gli ideali in realtà". Il giovane di Romagnano sarà consacrato oggi in Duomo: " Per questa mia ordinazione sacerdotale ho chiesto di raccogliere offerte per il centro Astalli che si occupa di rifugiati

Di Donatello Baldo - 24 giugno 2017 - 12:37

TRENTO. Oggi diventerà sacerdote, il vescovo gli darà la sua benedizione, indosserà la stola e sarà prete. Un prete di 26 anni con il sorriso largo, i denti bianchissimi, gli occhi verdi, la barba un po' incolta. Bello di suo e ancor più bello perché felice. “Sono felice e tranquillo”, nemmeno è in ansia per la liturgia che sarà celebrata in Duomo: “Abbiamo fatto le prove, tutto sotto controllo”.

 

Si chiama Francesco Viganò, è di Romagnano, indossa un paio di pantaloni leggerissimi, un paio di sandali, una maglietta. Nulla a che fare con lo stereotipo del prete, niente voce 'da predica', mani giunte d'ordinanza o piglio sacerdotale. Un ragazzo come tutti gli altri. “Ho fatto il linguistico al Da Vinci, ho lavorato per un anno, ho fatto anche gli scout, ho fato mille altre cose e anche il seminario”.

 

Ma dimmi, Francesco, questa storia della “chiamata” esiste veramente?

Non funziona proprio così (e ride). Non è che uno si sveglia la mattina e gli viene l'illuminazione e capisce che quella è la sua strada. Il mio percorso è stato questo: 'Cosa voglio fare da grande? E la mia fede c'entra con quello che vorrò fare?'

 

Bella domanda. E ti sei risposto subito?

Me ne sono fatta anche un'altra: 'Chi è Dio per me?'. E la cosa che ho sentito nel profondo è stata questa, che al di là delle risposte, anche le stesse domande mi facevano felice e ho capito che forse anche continuare a farmele e poteva diventare una strada da percorrere.

 

E in seminario hai trovato e risposte?

Ho continuato a chiedere a me stesso, a cercare, a capire. Il seminario non ti dà un'abilitazione, non ti forma soltanto per diventare sacerdote ma ti è utile per continuare a cercare.

 

Sei uno che si fa domande insomma. Enzo Bianchi, il priore di Bose, diceva che lui ancora adesso si chiede chi sia Dio.

Anch'io continuo incessantemente a cercare risposte. Chi è questo Gesù? E lo scopro leggendo il Vangelo, perché voglio scoprirlo fino in fondo. Cerco Cristo, l'uomo, e rimango stupito dall'enormità dei suoi gesti e delle sue parole se penso che sono i gesti e le parole Dio. Nella sua umanità c'è Dio.

 

Quale passo del Vangelo ti è più caro?

Luca, capitolo 7.Gesù incontra una vedova a cui è morto il figlio. Lo sta accompagnando al funerale ma Gesù ferma tutto e fa risorgere quel figlio. E gli ridona la vita.

 

Perché questo passo? Che significato ha per te?

Per noi è inconcepibile. Non solo risorgere ma fermare una processione funebre. E credo sia questo che vuole fare Dio per noi, fermare la processione funebre, per farla diventare una processione di vita. Per tutti quelli che già si incamminano alla morte, c'è ancora vita, ancora speranza.

 

A me invece del racconto evangelico piace la gente di cui Gesù si circondava, in fondo dei poco di buono tra ladroni e prostitute. La Chiesa dovrebbe stare vicina agli ultimi come sapeva fare Gesù?

La Chiesa ha sempre questo bisogno di andare incontro agli ultimi, a chi viene considerato un poco di buono. Ma ora a me pare che la Chiesa lo stia facendo, anche se si può fare sempre di più e anch'io nel mio piccolo voglio fare di più.

 

Tu cosa fai per gli ultimi?

Cerco di proseguire il cammino di Gesù. Nel mio piccolo faccio esperienza di volontariato a Casa Lama, dove sono ospitate persone malate di Aids. Mi piace un sacco stare con le persone che vivono lì, cenare con loro. E' bello, io conosco loro, io conosco Dio con loro.

 

Nella Chiesa ci sono anche coloro che non vorrebbero 'fare di più' come dici tu ma vivono la Chiesa di un tempo con nostalgia, vorrebbero tornare ai principi del magistero di una volta.

Lo sforzo della Chiesa è andare avanti unita. Poi è vero, ci sono alcune reticenze, alcune resistenze. Credo che questo sia dovuto alla paura del cambiamento.

 

Un grande papa diceva “Non abbiate paura”.

Credo che lo sforzo da fare sia proprio questo, non lasciarsi vincere dalla paura ma affrontare la complessità seguendo Gesù, senza nemmeno sapere dove ci porta.

 

Tuo padre, Giorgio, ha fatto politica, ha lavorato al Punto d'Incontro. Una figura conosciuta in città. Cosa ti ha insegnato?

Mio padre mi ha insegnato a dare concretezza agli ideali. Le sue idee non sono state solo parole vuote ma le ha tradotte nell'azione politica e nell'attività al Punto d'Incontro. Scelte e valori possono concretizzarsi, mio padre mi ha insegnato questo.

 

Questo tempo è il tempo delle migrazioni, dei problemi dell'accoglienza. Piazza Dante è un territorio di frontiera, servirebbe una missione anche per queste persone, per farle sentire accolte?

Questo impegno è fondamentale, una missione importante. Io per questa mia ordinazione sacerdotale ho chiesto di raccogliere offerte per il centro Astalli che si occupa di rifugiati. Come Chiesa prendiamoci questo compito di accogliere, e anche su questo la Chiesa può fare di più.

 

Oggi inizia il tuo percorso. Cosa vedi nel tuo futuro?

Nessuno sa cosa vorrà dire essere prete tra 10 anni, è tutto da costruire, lo scopriremo, lo si capirà insieme, non sarò io da solo. Lo capirò strada facendo, e il bello è che c'è spazio per la creatività.

 

Hai 26 anni, a quest'età si cerca la fidanzata o il fidanzato, il fior fior della gioventù si traduce anche in pulsione, anche in desiderio di conoscere l'amore e il sesso.

Qualunque scelta comporta delle rinunce. (Ride) Anche avere una fidanzata esclude le altre mille che uno potrebbe avere.

 

Dai, non credo che il sacerdozio significhi rimozione delle pulsioni, forse una sublimazione. Ma l'amore per Dio è così appagante?

La mancanza di una relazione affettiva può significare un vuoto, ma questo vuoto non è per forza esistenziale. Quel vuoto rimane ma è colmato da altro. E l'amore per Dio riempie, e anche l'amore per gli altri.

 

Sono scelte che possono portare anche sofferenza.

Ma anche gioia. Io ho scelto liberamente di essere prete, sapendo a quello a cui rinunciavo. Nessuno mi ha costretto e stai sicuro che non avrei mai voluto fare una scelta che mi fa soffrire. La mia è una scelta che mi fa felice.

 

La sessualità, la morale sessuale, è sempre stato un tema difficile per la Chiesa. Per non parlare del tema dell'omosessualità.

Ogni persona è sacra. Io a Casa Lamar incontro omosessuali, transessuali. Al di là dell'idea che si può avere, dietro scopro la persona, scopro la sacralità delle loro vite, e allora non puoi fare altro che guardare e cogliere la storia al di là di qualsiasi etichetta. Anch'io non giudico, voglio capire, incontrare l'altro senza pregiudizi.

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