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La Uil: "Perché c'è un balzo della mortalità infantile in Trentino?". L'Apss: "Numeri troppo piccoli, nessun valore statistico"

I dati forniti dall'Ispat mostrano che nel 2016 in Trentino ci sono stati 3,4 bambini morti nel primo anno di età su 1.000 nati mentre nel 2015 e 2014 erano 2,3 e in Italia e nel Nord Est il dato è inferiore a 3. Dario: "Su un campione così piccolo è normale avere dei picchi". E infatti nel 2012 il dato era ancora più alto

Di Luca Pianesi - 16 agosto 2017 - 19:29

TRENTO. 3,4 casi di bambini morti nel primo anno di vita ogni 1.000 neonati contro i 2,3 casi del 2015 e lo stesso numero del 2014. E' questo il dato che la Uil del Trentino mette in evidenza chiedendosi come mai "la mortalità infantile (nel primo anno di vita sui nati vivi) in Trentino abbia registrato un tale balzo ben oltre quanto accaduto nelle regioni italiane ed europea limitrofe, un valore superiore anche a quello dell’Area Euro (3,3 nel 2015)".

 

Il tema, tra eterni dibattiti sui vaccini e sui punti nascita periferici che chiudono, è ovviamente "caldo" e anche la Uil nel suo comunicato spiega che "se esistono commenti ed analisi dell’Ispat e di esimi professori e sociologi rispetto a quanto emerso dalla pubblicazione del 7 agosto ultimo scorso dei dati aggiornati riguardo ai tassi di fertilità e natalità, nessuna informazione giunge riguardo a questo dato, certamente preoccupante di primo acchito, tanto più in un frangente in cui le polemiche sono infuocate sia rispetto al tema delle vaccinazioni, che della riorganizzazione dei servizi di neonatologia in Trentino".

 

 

Ed effettivamente guardando i dati salta all'occhio che mentre la media italiana è stabile intorno ai 3 morti ogni 1.000 neonati e anche quella del Nord Est non presenta grossi cambiamenti restando sempre di poco al di sotto dei 3, quella del Trentino dopo tre anni al di sotto dei 2,5 morti è schizzata a 3,4. Perché? "Perché è un dato talmente variabile che non ha, praticamente, valore statistico - ci spiega il direttore sanitario dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari Claudio Dario -. Come si può vedere, infatti, il grafico riferito ai dati trentini è molto soggetto ai picchi. La variabilità, a fare bene, dovremmo farla sui 10 anni per il nostro territorio, per confrontarlo con tutto il Nord Est e con tutta Italia. In quel caso vedremmo che siamo perfettamente in media".

 

Su una popolazione così piccola come quella trentina, effettivamente, basta una minima variazione per cambiare il rapporto statistico in maniera molto importante. E come si può vedere dallo stesso grafico elaborato dall'Ispat nel 2012 si è avuto un picco del 4,5. E il 2012 ancora vedeva aperti i punti nascita periferici e sul piano dei vaccini non c'era stato nessun cambiamento di rilievo. E anche andando a guardare i dati dell'Alto Adige o, ancora meglio, controllando quelli di Salisburgo (quindi con una popolazione ancora minore rispetto al Trentino) i picchi sono molto marcati. Insomma nessun mistero, nessun segreto. Semplicemente, le leggi della statistica.

 

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