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Marmolada, per un pugno di metri. Il Veneto "rivuole" la sua parte. I ladini: "Non se ne parla. Anche per Pertini era Trentino. Chiederemo i danni alla Provincia"

La vetta della montagna è contesa fra Rocca Pietore e Canazei, anche se l'allora Presidente della Repubblica aveva stabilito che i confini coincidono con quelli del Comune fassano. In ballo lo sviluppo turistico trentino e il cantiere di 3 milioni di euro già finanziato dalla Provincia di Belluno 

Di Luca Andreazza - 23 gennaio 2017 - 19:13

CANAZEI. Il tema del confine della Regina delle Dolomiti, la Marmolada, si prepara a un'altra puntata, che si preannuncia bollente. Questa sera si assisterà all'ennesima battaglia a distanza fra Rocca Pietore (provincia di Belluno) e Canazei, quando il consiglio comunale trentino sarà chiamato a definire e fornire indicazioni sui confini catastali della montagna per, implicitamente, approvare il piano imprenditoriale di sfruttamento turistico targato Veneto. E il "niet" fassano sembra scontato, bloccando il cantiere per il recupero, già finanziato per 3 milioni di euro (da Regione e Unione europea, ndr), della seggiovia del Sass dei Mus. "Tolga pure il condizionale - dice Emilio Talmon, presidente dell'Autonomia del Territorio Ladino -. Questa sera metteremo definitivamente la parola fine a questa vicenda ma siamo pronti a chiedere i danni economici e turistici alla Provincia".

 

Una Marmolada un po' troppo veneta per i trentini e un po' troppo trentina per i veneti. Il confine dovrebbe essere un capitolo chiuso, ma come nelle migliori trame il finale è sempre aperto, anche se la narrazione risente di anni di sentenze, ricorsi e appelli. Una sfida secolare fra i bellunesi di Rocca Pietore e Canazei. Aldilà della sottile linea rossa, i bellunesi sono stati riconosciuti titolari del ghiacciaio fino al 1911, quando poi la proprietà è piombata aldiquà dopo la sentenza della commissione internazionale istituita per definire i confini tra Italia e Austria.   

Questo confine del ghiacciaio lungo la cresta è stato confermato e ratificato anche nel 1982 dall'indimenticato presidente Sandro Pertini. Il calumet della pace però non è mai stato fumato e da allora si è assistito a liti giudiziarie e carte bollate riguardo soprattutto alle costruzioni degli impianti. I cippi di confine non sono mai stati posizionati e la richiesta del Comune è che Belluno arretri lungo la cresta e non a Punta Rocca, come tracciato nel loro piano urbanistico. 

 

"La questione dei confini del ghiacciaio della Marmolada è stata trattata più volte dal M5S negli ultimi anni - spiega il consigliere provinciale Filippo Degasperi - e ho presentato tre interrogazioni in Giunta a cavallo fra ottobre 2015 e quello del 2016. La vicenda è lunga e complessa - prosegue - ma in sostanza riconducibile ad alcune certezze come la decisione di Pertini, che durante il suo mandato, mise nero su bianco che la Marmolada apparteneva interamente alla regione Trentino Alto Adige e il confine coincideva con quello del Comune di Canazei".

 

Nonostante la decisione dell'allora Presidente della Repubblica, Rocca Pietore non si è mai arresa e nel frattempo sono arrivati gli anni caldi delle bordate all'autonomia. In quel clima si raggiunse l'accordo di comodo fra i governatori Lorenzo Dellai-Giancarlo Galan datato 13 maggio 2002, un'intesa per cercare di sistemare l'impasse e salvaguardare la 'specialità': il Trentino porge l'altra guancia al Veneto e la Provincia si ritira di 30-40 metri. "Un patto - spiega Talmon - mai passato attraverso gli organi istituzionali del Comune e della Regione. Lorenzo Dellai ha perseguito i propri interessi, a scapito della nostra comunità e del Trentino, bloccando lo sviluppo e non mantenendo le promesse di impianti, ciclabile e opere viabilistiche non sono mai state messe in cantiere. Dopo aver firmato il patto ha fatto lui stesso ricorso per non spostare i confini e non far emergere all'opinione pubblica. La concessione edilizia veneta per le strutture bellunesi sul territorio trentino sono inoltre oggetto di un'esposto alla Corte dei conti per i danni erariali".

 

"Nonostante le pretese avanzate dal Veneto - fa eco Degasperi - un presidente di Provincia non può scavalcare la Regione e lo Stato. Il confine trentino è sempre stato confermato in tutte le sedi giudiziarie, compreso l'ultimo Consiglio di Stato. Per questo gli impianti realizzati in Marmolada su concessione del comune bellunese di Rocca Pietore ci appaiono privi di ogni giustificazione".

 

Un'accesa battaglia in barba al patrimonio Unesco e al delicato ghiacciaio. Canazei e il Trentino, dopo anni di immobilismo e tanti forse, sembrano decisi a modificare il piano (attualmente non prevede impianti a quelle quote, ndr) e cavalcare l'onda del turismo. Una zona di pregio, dove l'amministrazione di Canazei vorrebbe realizzare un nuovo collegamento sciistico, dopo aver già visto una prima bocciatura dell'Unesco sul progetto provinciale, che prevede un impianto fra Arabba e Porta Vescovo per quindi scendere a Fedaia e salire a Punta Rocca: un piano che comprende anche la costruzione di un traliccio di 65 metri in mezzo al ghiacciaio per raggiungere la vetta e massimizzare così milioni di introiti. "Il patrimonio Unesco è una bugia - attacca il presidente dell'Autonomia del Territorio Ladino - composto dagli imprenditori veneti, Vascellari in testa, per salvaguardare i propri interessi sulla Marmolada. E' necessario sviluppare degli impianti leggeri, senza intaccare l'equilibrio e la delicatezza della regina, pensando soprattutto all'utilizzo estivo, il vero futuro della montagna". 

 

Una partita che non si chiuderà tanto facilmente e un'opposizione radicale su entrambi i fianchi, che promette ulteriori strascichi: "La nostra priorità - conclude Degasperi - è stabilire una volta per tutte il confine per chiarire la vicenda e individuare le responsabilità e i danni causati dall'immobilismo provinciale, fermo restando che siamo comunque contrari a eventuali costruzioni di nuovi impianti".

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