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Nasce l'Agedo anche in Trentino. "Genitori di gay, lesbiche e trans pronti a difendere i loro figli"

“Dobbiamo insegnare a tutti, ai genitori ma anche agli educatori che l'omosessualità non è un problema, che non è una colpa”

Di Donatello Baldo - 26 novembre 2016 - 20:23

TRENTO. “Sono tutti figli miei”. C'è scritto questo sulla locandina che promuove l'incontro di oggi nella sede della Fondazione Caritro, l'incontro di presentazione della sezione trentina dell'Agedo (Associazione di genitori, familiari e amici di gay, lesbiche e transgender).

 

Sono i loro figli, figli di quei genitori che oggi sono emozionati, che hanno preparato anche il buffet per accogliere al meglio i presenti. Genitori che si aspettano, si salutano, sono diventati ormai un gruppo affiatato felice di incontrarsi, felice di fare qualcosa assieme. Felici di aiutare gli altri genitori: “Vogliamo portare la nostra esperienza – dice Mario Caproni – vogliamo aiutare gli altri genitori a non considerare come sciagura, come fosse un lutto, il fatto di avere un figlio gay, una figlia lesbica o trans”.

 

Mario è emozionato, parla al microfono e un po' si allenta la cravatta: “Di solito la metto solo ai matrimoni – mi confida – ma per me oggi è un giorno importante”. Lui è il presidente, ma sono anni che fa parte del gruppo Rainbow che è formato da genitori e figli omosessuali, da molto tempo aiuta i ragazzi che fanno fatica a farsi accettare in famiglia, le famiglie che fanno fatica ad accettare il proprio figlio.

 

Mario è il padre di Lorenzo, e a tutti racconta la sua esperienza: “Voglio parlarvi di quello che ho vissuto io – spiega – anche perché nel nostro gruppo è importante parlare in prima persona. Per tanti anni – afferma – ho faticato tanto a relazionarmi con mio figlio, fin dall'infanzia, fino a quando a 22 anni mi ha detto di essere gay”.

 

“C'era qualcosa che non riuscivo a cogliere, qualcosa a cui non riuscivo a dare un nome. Lui mi diceva – racconta Mario – che non lo capivo: 'Tu non sai niente di me, tu non capisci niente di me'”.

 

Ma poi è cambiato tutto: “Quando Lorenzo si è svelato, quando abbiamo potuto dare un nome alle cose allora ho visto finalmente il volto di mio figlio, ad amarlo per quello che era veramente e anche a recuperare il tempo perduto delle incomprensioni”.

 

“Mio sono sentito riconosciuto come genitore, per la prima volta ho sentito di amare veramente mio figlio”.

 

In platea altre madri, altri padri. Ascoltano le parole di Paolo Zanella di Arcigy e annuiscono: “Non dovrete parlare solo alle famiglie in cui c'è un figlio omosessuale, dovete parlare a tutte le famiglie perché in ogni famiglia può nascerne uno e in ogni famiglia deve trovare affetto e amore e comprensione”.

 

Il lavoro dell'Agedo sarà questo, lo assicura Mario, lo ribadisce la vice presidente Nazionale Elena Broggi: “Dobbiamo insegnare a tutti, ai genitori ma anche agli educatori che l'omosessualità non è un problema, che non è una colpa”.

 

L'Agedo da oggi c'è anche in Trentino, aperta a tutte le famiglie, pronta ad aiutare ma pronta anche a combattere. “Condivideremo le battaglie dei nostri figli, delle nostre figlie perché possano veder riconosciuti i loro diritti”.

 

“E saremo vicini e solidali con le altre situazioni minoritarie e di disagio, come le donne vittime di violenza, gli stranieri, le persone con disagio mentale, i disabili e tutti quelli che per una ragione o per l'altra sono discriminati”.

 

Perché è normale, non c'è niente da fare: quando un genitore ha imparato ad amare il proprio figlio, se gli ha saputo dire piano piano guardandolo negli occhi che gli vuole bene così com'è, quel genitore vorrà bene al mondo intero. 

 

 

 

 

 

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