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Simone Delladio, da Pergine alla Serie A del fumetto come disegnatore bonelliano: "Lavorerò a Dampir. Come sono lontani gli anni che nascondevamo i Dylan Dog in cantina"

Classe 1980 Simone ha studiato (molto) e dopo una lunga gavetta ha raggiunto una delle case di produzione più importanti d'Europa. "Quando da bambino nei temi d'italiano inserivo i disegni e dicevo che volevo fare il fumettista nessuno mi prendeva sul serio. Era come dirgli 'da grande farò Capitan Harlock'"

Simone Delladio
Di Luca Pianesi - 04 settembre 2017 - 13:23

TRENTO. "Dylan Dog era il mito assoluto. Eravamo bambini quando è nato. Comprarlo era una conquista, qualcosa di cui vantarsi con gli amici ma da nascondere ai genitori. All'interno c'erano scene di sesso, c'era una violenza che in altri fumetti non trovavi. Dylan comincia la sua storia sparando in testa agli zombie (si veda l'albo numero 1 L'Alba dei Morti Viventi ndr). C'erano citazioni altissime, riferimenti infiniti. Insomma è sempre stato un punto di riferimento". E ora, si può dire che per Simone Delladio Dylan si stia trasformando sempre più in un punto di arrivo. Simone, trentino di Pergine, classe 1980 infatti è entrato a far parte della grande "famiglia" Bonelli. Sarà il fumettista di uno delle creazioni più interessanti degli ultimi 15 anni del panorama Bonelliano (quello di Tex Willer, Zagor, Mister No, Nathan Never, Martin Mystère, Dylan Dog, appunto, tanto per citarne qualcuno): Dampyr.

 

 

Un serie horror, che fonde giallo e thriller, che ricorda molto il primo Dylan Dog. E, caso vuole, che proprio in questi giorni Dampyr e Dylan si incontrino nell'ultima storia "crossover" che mette insieme il personaggio nato nel 2000, col volto di Ralph Fiennes, cacciatore di supervampiri e quello nato nel 1986 che si rifà a Rupert Everett e si "limita" (si fa per dire, perché di vampiri ne ha cacciati tanti anche lui) a fare l'indagatore dell'incubo. Insomma, Dylan nella vita di Simone è stato un elemento cruciale per trasformarlo in quello che è oggi: un fumettista, da pochi giorni, anche bonelliano. Che tradotto vuol dire entrare in Serie A, raggiungere il gradino più alto delle case di produzione italiane e una delle migliori d'Europa.

 

 

"Da bambino ho sempre letto tantissimi fumetti - racconta Simone Delladio - dai supereroi, a Capitan Miki, da Piccolo Ranger, a Tiramolla, Lupo Alberto e Cattivik. Insomma era l'epoca d'oro dei fumetti quelli tra gli anni '80 e '90. E poi è arrivato Dylan Dog, appunto. Con i miei amici lo andavamo a comprare in edicola, spaventati. Lo nascondevamo in cantina dietro gli scatoloni del bricolage o a dei pezzi del motorino perché ci vergognavamo come ladri dei seni delle donne di Dylan. Ce li scambiavamo, passavamo convinti che i nostri genitori avrebbero disapprovato. Oggi col senno di poi capisco che nessuno c'avrebbe detto niente, ma a noi sembrava di fare qualcosa davvero di sovversivo". 

 

Simone ha fatto le scuole a Pergine poi quando è arrivato il momento di scegliere il liceo la sua famiglia è stata indirizzata dai professori sull'Istituto d'Arte di Rovereto. "D'altro canto i temi d'italiano spesso li completavo con dei disegni - prosegue Simone - scrivevo e poi se dovevo descrivere qualcosa facevo un disegno. Disegnavo sempre e comunque e quando la gente mi chiedeva cosa volevo fare da grande gli dicevo "Capitan Harlock" o "Spiderman". E quando loro mi rispondevano "no dai seriamente, per vivere cosa vorresti fare?" io rispondevo "allora il fumettista". E niente, per loro era un finto lavoro, quasi quanto fare Capitan Harlock". 

 

Gli anni passano ma Simone non molla. Il disegno, soprattutto quello realista, lo affascina e lo conquista. A scuola, a Rovereto fa grafica pubblicitaria e anche lì gli insegnanti gli ripetono che quello del fumettista non è un lavoro serio. "Tu diventerai un grafico" gli ripetevano. Lui conclude la scuola con questo peso sulle spalle e una grande voglia di dimostrare che fumettisti si nasce e si diventa, eccome.

 

 

"E per questo sono andato via dal Trentino 19 anni fa - racconta ancora  - qui, infatti, le materie artistiche sono ancora viste come qualcosa di poco serio e invece per diventare un vero fumettista ci vuole studio, ricerca, una preparazione molto ampia. Devi sapere di regia, tecnica delle luci, sceneggiatura, devi capire le inquadrature, saper usare le ombre. Io ho fatto 3 anni di Scuola del Fumetto a Milano di disegno realistico, altri 3 anni di illustrazione e 2 anni di sceneggiatura. Preparazione altissima e poi tanta esperienza sul campo. Si comincia con le prime commissioni e poi più lavoro c'è meglio è. Mi sono trovato, per un periodo, a disegnare contemporaneamente la vita dei santi per una rivista cattolica e i mostri per un fumetto horror. Sono passato, quindi, a StarComics e lì ho cominciato a lavorare con la mia compagna Laura Spianelli. Lì sembrava che la carriera si stesse indirizzando e invece, di punto in bianco, la società ha deciso di chiudere le collane e ci siamo ritrovati daccapo". 

 

Insomma, tanta gavetta. Il salto è arrivato con una giovane casa editrice, Edizioni Inkiostro dove Simone ha l'occasione di mettersi in mostra con diversi personaggi noir e horror e di lavorare con la sceneggiatrice Barbara Baraldi che è sceneggiatrice anche di Dylan Dog. "Qui ho lavorato a tre albi, uno dietro l'altro - continua Simone - e poi mi è capitato di fare una tavola per uno di Bonelli. L'hanno vista e il 24 agosto, finalmente, ho avuto la notizia ufficiale. Disegnerò un albo di Dampir. La sceneggiatura già esiste. Io adesso dovrò consegnare entro maggio/giugno 2018". Già perché per realizzare quelle 90 pagine di Dylan Dog, Dampir o chi per loro vanno via mesi, a volte anche anni. Un singolo fumetto, a far veloce, nasce in sei mesi ma ci sono numeri che necessitano anche di uno due anni. E poi c'è qualcuno che crede che non sia un lavoro vero quello del fumettista?

 


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