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Un matrimonio a furor di popolo. Dopo 43 anni si sposano William e Vittorio. Festa a Piedicastello

Nei preparativi per la cerimonia coinvolto tutto il borgo di Piedicastello. Vittorio: “I tempi si evolvono, è una progressione naturale, ovvia, inarrestabile”

William e Vittorio nella foto di Stefano Rubini
Di Donatello Baldo - 09 settembre 2016 - 15:53

TRENTO. “Questa cosa del matrimonio ci è sfuggita di mano, anzi ci è stata sottratta”. Dopo 43 anni assieme, la firma in calce all'attestazione dell'unione civile poteva essere una pura formalità. Ma quello che sarà celebrato è diventato un matrimonio a furor di popolo. A prepararsi all'evento non sono soltanto William e Vittorio, l'attesa per il grande giorno è condivisa da un'intera comunità. Tutto il borgo di Piedicastello è coinvolto, il comitato, il gruppo feste di S. Apollinare, gli Alpini, quelli della Sat. La cerimonia la mattina in municipio, il pomeriggio la festa nella piazza dell'antico quartiere. 

“ È una cosa bella – dice Vittorio – una specie di compartecipazione collettiva di tutta la comunità. Abbiamo allestito per una cinquantina di persone ma credo che ce ne saranno molte di più”. “Abbiamo pure la costumista”, Chiara Defant si occuperà del loro outfit . Le nozze saranno celebrate dalla presidente del consiglio comunale Lucia Coppola

 

William e Vittorio si sono conosciuti nel lontano 1973. “Ero uno scapestrato, di Lotta Continua, mi lavavo i capelli con il sapone di Marsiglia”, ricorda William. “Io invece ero un figo della madonna – ridacchia Vittorio – mentre lui era un adolescente pieno di foruncoli”. Si sono conosciuti in novembre, “era il giorno dei morti, William si propose di accompagnarmi a fare una gita. Siamo andati assieme a vedere la Danza Macabra a Pinzolo”, sottolinea Vittorio con ironia. William lo interrompe, vuole spiegare lui come andarono le cose: “Quel giorno io mi ero già innamorato, ma lui non aveva capito niente. Quando mi chiese come poteva sdebitarsi per averlo accompagnato gli dissi di mandarmi un mazzo di rose rosse. Il mio numero di telefono lo scrissi a matita sulla sua 124 verde familiare. Da quel giorno non ci siamo più lasciati”.

 

William e Vittorio hanno vissuto “una vita normalissima”. “Siamo stati gentili con tutti, abbiamo vissuto bene e ci siamo fatti voler bene. Abbiamo vissuto alla luce del sole, senza nascondere mai nulla – afferma orgoglioso Vittorio – e a Trento non abbiamo mai avuto problemi”.

Nella piazza di Piedicastello, seduti assieme alla mamma di William e all'amico francese venuto a Trento per l'occasione, ci sono alcune vicine di casa, tra loro una donna ucraina: “Stanno assieme da così tanto, ma certo che si devono sposare”.

“Nei giorni dell'approvazione della legge Cirinnà era un continuo via vai”, ricorda William. “Tutti a commentare, tutti in attesa del voto del parlamento. Un quartiere intero che seguiva in diretta quel momento storico per i diritti civili nel nostro Paese”. Ma quell'attesa non era per la legge in sé, “quando è stata approvata i nostri vicini hanno iniziato a farci le congratulazioni, le felicitazioni addirittura”. Tutti che volevano vederli finalmente sposati, “aspettavano quella legge perché potessimo celebrare la nostra unione”.

 

William e Vittorio, dopo 43 anni l'unione civile

I tempi si evolvono, è una progressione naturale, ovvia, inarrestabile”, osserva Vittorio. “E abbiamo contribuito anche noi al raggiungimento di questi traguardi”. William e Vittorio sono infatti tra i fondatori dell'Arcigay del Trentino, hanno partecipato alle manifestazioni fin dai tempi in cui la comunità omosessuale italiana muoveva i suoi primi timidi passi per ottenere diritti e visibilità. “Abbiamo fatto manifestazioni e Gay pride”, ricordano. Da ultimo hanno portato la loro testimonianza in piazza D'Arogno a sostegno delle Unioni civili nei giorni caldi della discussione in parlamento.

 

Se avessi 35, 40 anni – dice a questo punto Vittorio – vorrei adottare un figlio. Per noi ora è troppo tardi. Ad un figlio (“o a una figlia”, lo corregge William) vorrei lasciare non tanto quello che ho, ma quello che so. E chissà, magari ora mio figlio farebbe l'università. “Avremmo potuto adottare un bimbo e così aiutare qualcuno che non ha avuto la fortuna di nascere in una famiglia capace di sostenerlo, perché un figlio non lo è soltanto se carne della tua carne”, osserva William.

La legge per le unioni civili non è l'ultimo traguardo per i diritti civili, “noi continueremo a lottare a fianco di chi chiede anche la stepchild adoption”, afferma convinto William.

 

Ma sarà una semplice formalità? “Me ne accorgo solo adesso che non lo è – ammette Vittorio – non tanto per i miei sentimenti, ma per i sentimenti delle persone che sono felici per noi, sentimenti che mi emozionano tantissimo. Sono emozionato per l'emozione degli altri, per quella parola che tutti pronunciano quando ci incontrano: finalmente. Quasi fossero loro ad aver aspettato così tanto. È veramente una compartecipazione collettiva questo matrimonio”.

“Ieri abbiamo ricevuto il primo regalo di nozze – raccontano – una pianta. Hanno suonato al campanello, abbiamo aperto e con la pianta in mano c'erano la Vittoria, la Cesira e la Fernanda”. Sono tre donne anziane di Piedicastello, William le incontra sempre quando il martedì presta volontariato alla Casa Aperta. “Ci vado a giocare a carte – spiega Vittorio – il gesto di queste tre signore è molto bello”, un gesto che racchiude in sé la semplicità ma anche la naturalezza dei rapporti che William e Vittorio sono riusciti a costruire negli anni. Il viaggio di nozze? “In Sicilia, questo sarà il regalo della comunità”.

 

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