Un primato nazionale per il Santa Chiara, un nuovo trattamento multi-disciplinare per le patologie cardiache. Branzoli: "Così evitiamo l’apertura chirurgica"
Un doppio intervento poco invasivo per curare chi soffre di fibrillazione atriale e non può assumere farmaci. Il nuovo approccio ha già dato buoni risultati e questa procedura coinvolge i reparti di cardiologia, cardiochirurgia e anestesia

TRENTO. Un primato italiano, probabilmente europeo. Una speranza per tutti quei pazienti affetti da fibrillazione atriale e che non possono assumere farmaci. Un approccio multidisciplinare capace di unire esperienze, sensibilità e professionalità diverse per migliorare qualità e prospettiva di vita di tante persone. Un trattamento sviluppato al Santa Chiara, che è riuscito a precedere centri più grandi e importanti del panorama nazionale.
Una patologia complicata particolarmente complicata per tutti quei soggetti che non possono assumere farmaci: la fibrillazione atriale infatti è tra le principali cause di ischemie e ictus, mentre le terapie farmacologiche anticoagulanti in alcuni pazienti potrebbero causare emorragie. Questa nuova e innovativa metodologia consente così di ridurre i rischi, passando dal 95% al 5%.
Un equipe di sei persone che hanno trovato terreno fertile nei reparti diretti dai primari Roberto Bonmassari e Angelo Graffigna, rispettivamente per cardiologia e cardiochirurgia. Il 'team del cuore' è composto da professionisti del calibro del cardiochirurgo Stefano Branzoli e il cardiologo Fabrizio Guarracini assistiti da Giovanni D'Onghia, Massimiliano Marini, Simone Muraglia e il primario di cardio anestesia Daniele Penzo.
"Scopo di questo intervento - spiega il dottore Stefano Branzoli - è quello di evitare la formazione di trombi nel cuore durante la fibrillazione atriale: in pratica si esclude la circolazione dall'auricola sinistra, sede preferenziale della nascita di coaguli che possono arrivare al cervello e provocare l'ictus".
Al momento questa tecnica viene applicata ai pazienti che non possono essere curati con farmaci anticoagulanti e fino a oggi non c'era soluzione, se non un complicato intervento a torace aperto.
"L'innovazione di questo intervento - prosegue Guarracini - è quello di unire due trattamenti già esistenti e mettersi a disposizione dei pazienti. A Trento abbiamo trovato il terreno ideale per unire competenze e conoscenze. Una visione lungimirante dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari di appoggiare questa possibilità".
Questo nuovo approccio innovativo è iniziato in maggio scorso e i risultati sono stati ottimi. "Non vogliamo - aggiunge Branzoli - creare false aspettative e ogni caso andrà valutato personalmente, ma questa metodologia è poco invasiva e può veramente cambiare la vita di tanti pazienti. Le persone che soffrono di questa patologia sono in aumento, complice anche l'alzarsi dell'età media".
Il percorso è quello di un doppio trattamento: quello chirurgico mini-invasivo di chiusura della auricola sinistra per via totalmente video-toracoscopica che viene effettuato mediante un dispositivo snodabile che, introdotto nel torace attraverso un passaggio puntiforme, chiude dall'esterno l’apertura di entrata dell’auricola.
"Questa metodica - dice Branzoli - ha il grande vantaggio di evitare l’apertura chirurgica del torace limitando di molto l’aggressività dell’intervento con una più veloce ripresa del paziente. Il trattamento è riservato alle persone che hanno una controindicazione assoluta a qualsiasi farmaco anticoagulante e antiaggregante per un rischio emorragico proibitivo".
Nei casi in cui è invece controindicata la terapia anticoagulante, ma almeno per un breve periodo è possibile somministrare farmaci antiaggreganti senza incorrere in un rischio emorragico elevato, è possibile effettuare la chiusura dell’auricola sinistra procedendo per via endovascolare. "Con questa seconda modalità - conclude Guarracini - il trattamento viene effettuato introducendo, attraverso la vena femorale, un catetere che permette di raggiungere il cuore e rilasciare un dispositivo a forma di ombrellino che viene a occupare, sigillandola dall'interno, l’auricola sinistra".
Questi trattamenti per ora sono riservati ai pazienti che non possono assumere farmaci anticoagulanti, ma in futuro potrebbero essere adottati in tutte le situazioni.


















