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Una targa per ricordare Miguel, il clochard massacrato in Piazza Dante per aver aiutato una ragazza

A chiederla al Comune un ragazzo di Trento che 7 anni fa aveva conosciuto il peruviano ucciso barbaramente a bastonate in una notte di follia del 2009. "Ha compiuto un gesto eroico ed è stato dimenticato da tutti. Merita almeno una scritta in quella piazza che oggi tutti legano a criminalità e immigrazione" 

Di Luca Pianesi - 29 ottobre 2016 - 08:14

TRENTO. Roberto lo aveva conosciuto personalmente a Miguel Angel Cayo Ramirez. Non era poco più che maggiorenne all'epoca eppure in 7 anni non è più riuscito a togliersi dalla testa quel ragazzo minuto, simpatico, che dormiva sulle panchine e parlava di diritti, massacrato a bastonate in Piazza Dante in una notte di primavera. Il gip la mattina successiva al delitto l'aveva definita “una vera e propria mattanza”. Il 35enne peruviano infatti era stato ritrovato nello stagnetto davanti alla stazione di Trento con la testa fracassata.

 

Perché? Era intervenuto in difesa di una ragazza minorenne che un uomo di origine marocchina (poi arrestato e condannato per omicidio) stava infastidendo e molestando. Lui si era messo di mezzo scatenando la furia omicida dell'altro che con un ramo lo aveva letteralmente massacrato di botte lasciandolo morire nello stagno. Una notte di follia assoluta sfociata in una terribile tragedia. “Una notte che però tutti hanno voluto dimenticare nel più breve tempo possibile – spiega Roberto – raccontata dai giornali come fosse una qualsiasi storia di cronaca nera e in breve rimossa dalla memoria della città. Io invece non l'ho dimenticata e ho deciso di fare di tutto affinché il ricordo di quelle gesto eroico compiuto da Miguel non scompaia nel nulla come è scomparsa la sua vita”.

 

Roberto oggi ha quasi 26 anni, è di Trento ed è laureato in media design e comunicazione digitale e la strada che ha deciso di percorrere per ricordare Miguel è quella di una targa commemorativa da affiggere in Piazza Dante. “Non chiedo tanto. Mi basta semplicemente che venga concesso lo spazio dal Comune – spiega – poche decine di centimetri su un muro. Per il resto sono disponibilissimo a pagarmi tutto. Io Miguel lo avevo conosciuto circa un mese prima dell'omicidio. Era un clochard ed era allegro, intelligente, parlava di diritti e di principi da rispettare. Proprio lui, che la sera che ci siamo incontrati portava degli occhialoni neri per nascondere delle tumefazioni agli occhi. In Piazza Dante, infatti, in quegli anni capitavano spesso dei pestaggi. Oggi si discute di spaccio e criminalità con insistenza ma anche all'epoca i problemi c'erano, eccome. Insomma ricordo che mi aveva molto colpito questo omino con gli occhi segnati dalle botte, ma allegro, che viveva da senzatetto, ma parlava di principi e diritti. Discorsi che dopo l'omicidio hanno assunto nella mia testa ancor più significato”.

 

Miguel, infatti, ha perso la vita per aiutare una ragazza in difficoltà. Un gesto incredibile. Unico. Il gesto di un cloachard straniero che si è sacrificato per aiutare una semisconosciuta nella piazza oggi identificata proprio con i problemi legati a immigrati e senzatetto. E anche per questo “il Dolomiti” appoggia senza se e senza ma la battaglia di Roberto che ha cominciato a muoversi prima sui social network “dove ho trovato una grande partecipazione” e ora anche tramite i canali della pubblica amministrazione. “Dopo aver rotto le scatole ho ottenuto un incontro con l'assessorato alle politiche sociali del Comune – conclude il giovane – e spero davvero dimostrino apertura. In fondo basta poco. Un via libera del sindaco. E magari un bambino passando sotto la targa con scritto il nome di Miguel Angel Cayo Ramirez chiederà alla sua mamma chi era e lei gli dirà che è stato un uomo morto per salvare una ragazza”.

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